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Mario Draghi e Ursula von der Leyen negli Studi di CineCittà

Tempo di lettura 3 Minuti

Avrebbe potuto scegliere tra un ampio ventaglio di luoghi affascinanti e suggestivi. Roma ne è ricca. Ma la scelta di Mario Draghi è ricaduta sugli Studi di Cinecittà. È qui, all’ombra della statua del Ben Hur, che il presidente del Consiglio italiano ha accolto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per sancire l’approvazione del Recovery Plan italiano.

«Oggi celebriamo l’alba di un nuovo inizio», ha detto enfaticamente il primo ministro salutando l’avvio delle misure economiche e strutturali a favore dell’Italia dopo la crisi pandemica. E allora non è un caso che siano stati scelti come luogo d’incontro gli Studi di Cinecittà, dove sorgono i segni fisici del miracolo economico italiano del secondo dopoguerra.

«Il luogo scelto per questa cerimonia è molto simbolico», ha proseguito il premier. Che ha poi citato il cinema neorealista: «Qui negli anni del dopoguerra il nostro cinema raccontava la vita delle famiglie italiane, prima gli stenti, poi il lavoro e infine l’entusiasmo». Quello stesso percorso per aspera ad astra è quello che l’Italia, nell’idea di Draghi, si trova ad affrontare oggi: dalle asperità della crisi alle stelle della ripresa economica e sociale. E la ripresa, inevitabilmente, passa anche per la cultura.

Nel corso della visita a Cinecittà, Draghi e la von der Leyen si sono recati all’interno del mitico Teatro 5, uno dei più grandi d’Europa, set di film entrati nella storia. Qui le due autorità hanno avuto un colloquio con i vertici di Istituto Luce-Cinecittà, società che gestisce i grandi stabilimenti cinematografici della capitale.

La presidente Chiara Sbarigia e l’amministratore delegato Nicola Maccanico hanno illustrato a Draghi e alla von der Leyen i punti chiave del progetto di rilancio degli Studi per il prossimo futuro. I punti cardine sono l’ampliamento fisico e tecnologico del sito, con l’edificazione di nuovi teatri di posa e grandi set all’aperto, e l’adeguamento totale dei sistemi e macchinari per produzione e post-produzione, al fine di raggiungere la massima competitività a livello internazionale.

Non solo. Si è parlato anche dei piani per la sostenibilità climatica e dei meccanismi di green economy nella produzione di film, serie tv, trasmissioni e tutti gli audiovisivi. E poi ancora digitalizzazione dell’immenso patrimonio di pellicole, foto, scenografie contenuto a Cinecittà, formazione professionale e rafforzamento occupazione per i giovani, grazie alla trasmissione dei mestieri del cinema, che a Cinecittà vedono professionalità e maestranze tra le più riconosciute del mondo.

Si tratta, come sottolineano i vertici di Istituto Luce-Cinecittà, di «un articolato di interventi con lo scopo unitario di tornare a rendere più attrattiva Cinecittà – un nome e marchio ovunque noto all’estero per la sua storia – per tutte le produzioni internazionali, dai grandi player americani, alle compagnie europee e i nuovi mercati». Sia i vertici di Cinecittà sia le due autorità politiche hanno dato rilievo al valore del cinema e dell’audiovisivo nella crescita industriale del Paese. Luce-Cinecittà esprime «il più forte orgoglio» per la scelta dei suoi stabilimenti come “set” dell’incontro così carico di importanza.

Del resto, sottolineano, «Cinecittà è quel luogo concreto dove da decenni si costruisce il nostro immaginario, la forma che vorremmo per l’Italia e per il nostro vivere. Un luogo dove il nostro lavoro, l’inventiva, uno “stile italiano” hanno raggiunto l’Europa e il mondo». E proprio alcuni capolavori di maestri del Vecchio Continente hanno contribuito a unire l’identità italiana e quella europea. «Quell’Europa luogo fisico ma anche ideale, di cui ci piace pensare che Cinecittà oggi sia una delle capitali». Una “capitale” che dovrebbe tornare a rifulgere grazie al “piano Cinecittà”, che è tra i punti qualificanti del Recovery Plan italiano.

A tal proposito il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha commentato: «Il rilancio di Cinecittà ha un ruolo significativo nel contesto del Recovery Plan destinato alla cultura: la nuova governance di questa istituzione culturale è chiamata a investire 300 milioni di euro di risorse europee per l’innovazione tecnologica delle sue strutture e l’ampliamento degli spazi disponibili per le produzioni cinematografiche, così da poter rispondere in maniera adeguata a una crescente domanda internazionale». Alla luce di questi propositi, la sensazione è che la statua del Ben Hur non resterà solo le vestigia di un glorioso passato.


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