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Il ministro Lucia Azzolina

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«Sono stati mesi difficili, con i bambini in casa sono stato costretto a lavorare in orari improponibili. Spero che la scuola ricominci e non si interrompa di nuovo, sarebbe un disastro. Per noi e per i nostri figli». La pensa così Gianpiero che attende la ripresa delle lezioni per ritrovare un barlume di normalità nella sua quotidianità di libero professionista. La sua voce, però, sembra essere minoritaria. Stando al sondaggio condotto dalla società di consulenza strategica e politica Spin Factor, infatti, otto genitori su dieci sarebbero contrari alla ripartenza dell’attività didattica dal vivo alle condizioni attuali.

Colpa del virus, certo, ma anche di una narrazione allarmista che oggi dipinge i giovani come vere e proprie bombe batteriologiche pronte a esplodere nelle famiglie. Senza dimenticare le perplessità sulle linee guida adottate dal Miur il 19 agosto e ritoccate nuovamente negli scorsi giorni dalla ministra Lucia Azzolina. A oggi l’unica cosa certa è l’intenzione del governo di riaprire gli istituti a partire dal 14 settembre, a poco più di sei mesi dal Dpcm del 9 marzo, quando nella fase più drammatica della pandemia è stata disposta su tutto il territorio nazionale la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado.

Provvedimento drammatico, mai adottato nella storia dell’Italia Repubblicana che nella valutazione dell’esecutivo si è reso necessario per stoppare sul nascere incontrollabili focolai nelle classi. La serrata è stata prorogata per tutto il periodo del lockdown e anche oltre, sino alla chiusura nell’anno scolastico, rendendo l’istruzione l’unico settore a non essere mai completamente ripartito. Una cosa, tuttavia, è l’apertura fisica degli istituti, un’altra la didattica, proseguita a distanza con il supporto della tecnologia, con maggiori difficoltà nei territori dove il digital divide è più ampio. Lo stravolgimento della vita scolastica ha pesato anche sugli esami finali dei singoli cicli. Dopo una lunga discussione si decide di eliminare le prove scritte e di valutare gli studenti solo a seguito di un colloquio orale. Che per i diplomandi di terza media ruota attorno a una tesina multidisciplinare e si svolge in streaming, mentre per i maturandi si tiene in presenza, in piccoli gruppi, e verte su tutte le materie studiate durante l’anno.

Misure straordinarie adottate per fronteggiare l’emergenza che, tuttavia, si spera restino un unicum nella storia del Paese. Parallelamente si lavora, quindi, per un ritorno alle lezioni in presenza. A fine giugno Azzolina annuncia la data del 14 settembre per la riapertura degli istituti. Il problema è assicurare il distanziamento all’interno delle aule e, più in generale, le migliori condizioni di igiene e sicurezza. Si comincia così a parlare di banchi monoposto dotati di rotelle. La fornitura viene affidata al super commissario Domenico Arcuri, già criticato per i ritardi nell’approvvigionamento di mascherine e per il sostanziale insuccesso dell’app Immuni. A meno di due settimane dalla deadline dell’8 settembre (prevista dal bando) non si ha ancora alcuna certezza sulla consegna. Ne scrive, fra gli altri, il Sole 24 Ore che pone alcune domande ad Arcuri, il quale rassicura sul rispetto della scadenza. Ma i tempi restano strettissimi. La soluzione, in ogni caso, non piace all’opposizione, che punta il dito contro Azzolina. Matteo Salvini invita a regalare alla ministra un «banco a rotelle per rimandarla a casa», mentre Giorgia Meloni si chiede se la titolare del Miur non avesse «altre idee che spendere milioni di euro per banchi a rotelle inutili».

A completare un quadro già di per sé confuso c’è la questione delle linee guida del 19 agosto. Fra le altre cose si stabilisce che con febbre superiore a 37,5 gradi o sintomi simil influenzali lo studente debba restare a casa o – se la condizione di malessere sopraggiunge mentre si trova fra le mura scolastiche – essere isolato. Si persegue poi l’obiettivo di risolvere una volta per tutte la questione delle classi pollaio. In questa direzione sembra andare il decreto, firmato dalla ministra giovedì scorso, nel quale viene disposta l’assunzione di 70mila unità fra docenti e personale Ata. Lo stesso giorno il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) Agostino Miozzo ha rassicurato sull’uso della mascherina, non necessario nei bambini fra i 6 e i 10 anni se è possibile garantire il distanziamento, e chiarito che la temperatura corporea andrà misurata dai genitori a casa.

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