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Il Covid19 potrebbe portare a gravi complicazioni cerebrali, compresi ictus e psicosi. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Lancet Psychiatry. Una ricerca, per il momento, di piccole dimensioni e basata perlopiù sull’osservazione diretta da parte dei medici, che però impone la necessità di estendere l’indagine, con l’obiettivo – se l’ipotesi fosse confermata – di individuare terapie ulteriori rispetto a quelle finora utilizzate per combattere il coronavirus.

«Ci arrivano crescenti segnalazione di una possibile associazione fra l’infezione provocata da Sars-Cov-2 e patologie neurologiche e psichiatriche – spiega al Guardian Benedict Michael dell’Università di Liverpool, principale autore della ricerca – anche se finora sembrano limitate agli studi effettuati su 10 pazienti o meno. La nostra indagine è la prima, a livello nazionale, a occuparsi di complicazioni cerebrali collegate al Covid19, ma dobbiamo sottolineare che si concentra su casi abbastanza gravi, tali da richiedere il ricovero in ospedale».

È presto, insomma, per tirare le somme. Gli scienziati, infatti, precisano che nonostante i risultati dell’analisi possano essere interpretati come spia di potenziali danni neurologici occorre utilizzare il massimo della cautela perché non è ancora possibile trarre conclusioni certe. Lo studio si è concentrato su pazienti ospedalizzati nel Regno Unito durante il picco dell’epidemia, in aprile. Per realizzarlo Michael e i suoi colleghi hanno chiesto agli specialisti di trasmettere i dettagli clinici dei malati affetti da patologie neurologiche e psichiatriche potenzialmente legate al virus. Fra i 125 casi indicati la complicazione cerebrale più frequente è stata l’ictus, che ha colpito 77 assistiti. La forma più ricorrente (57 casi) è stata quella ischemica, provocata da un coagulo di sangue nel cervello, seguita da quella emorragica (9) e poi da quella infiammatoria (1 caso).

Altri 39 pazienti sono apparsi confusi o hanno manifestato cambiamenti nel comportamento che riflettono uno stato mentale alterato. Sette di questi soggetti sono risultati affetti da encefalite. Quanto agli altri pazienti l’alterazione mentale è stata ricondotta a problemi di natura psichiatrica, fra cui psicosi, disturbi dell’umore e una sindrome simile alla demenza. Sebbene la maggior parte di queste diagnosi siano nuove i ricercatori non escludono che si tratti di malattie preesistenti, scoperte solo in seguito all’infezione da Sars-Cov-2.

«Questo studio ci ricorda che il Covid19 è molto più di una patologia respiratoria e che dobbiamo prendere in considerazione il suo possibile legame con altre malattie», ha commentato Michael Sharpe. Tuttavia, ha proseguito, occorre svolgere ulteriori ricerche per capire se questi disturbi siano provocati dal virus o, semplicemente, si manifestino durante l’infezione. «Al momento – ha chiarito – la popolazione non dovrebbe preoccuparsi di queste patologie. Anche se associate al Covid si verificherebbero in casi piuttosto rari».

«Per Til Wykes, vicepreside della facoltà di psicologia e scienze dei sistemi del King’s College di Londra, gli effetti della pandemia sulla salute mentale delle persone sono quasi sempre indiretti. Questi problemi – ha detto l’accademica – sono legati perlopiù ai fattori, crescenti, di ansia e depressione. Esiste, tuttavia, la possibilità che alcune persone, circa l’8% dei casi analizzati nella ricerca, possano sviluppare forme di psicosi a seguito di un ricovero in ospedale per Covid19».

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