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Reed Hastings

Tempo di lettura 4 Minuti

È il più grande servizio di intrattenimento in streaming al mondo, una piattaforma con centinaia di serie televisive, documentari, film di prima visione e di catalogo all’interno di una varietà assoluta di generi e lingue. Presente in 190 paesi, Netflix si appresta a raggiungere a breve la cedola dei 200 milioni di abbonati paganti. Come lei, nessuna mai, considerando che la rivale numero uno, Amazon Prime Video, è un servizio di cortesia in dote ai clienti Amazon Prime.

Nel 2019 Netflix ha fatturato 20 miliardi di dollari, con un utile netto che sfiora i 2 miliardi. E la cosa incredibile è che, nell’anno funestato dalla pandemia, fatturato e utili nel 2020 aumenteranno del 30%, con 16 milioni di contratti stipulati proprio nei mesi di lockdown. È la storia di un successo, nato per caso un po’ come la nascita di Apple avvenuta in un garage della contea di Santa Clara dove, un certo Steve Jobs, smanettava coi primi personal computer teorizzando – probabilmente a sua insaputa – quel che saremmo diventati noi oggi, nativi digitali o Millennials d’adozione.

Per conoscere i segreti che hanno reso Netflix una potenza mondiale e decifrare come continuerà a cambiare la nostra vita, potrebbe risultare utile ed interessante, se non addirittura indispensabile, la guida “L’unica regola è che non ci sono regole”, il nuovo saggio di Reed Hastings, padre fondatore del colosso del cinema e dell’audiovisivo, nelle librerie da giovedì (edito in Italia da Garzanti). Dagli incipit e dagli stralci comparsi in rete si evince che non si tratta, soltanto, di un libro sulla genesi di Netflix, la cui affermazione planetaria, chissà quanto romanzata, passa anche qui da una stanzetta di casa.

Alla fine degli anni 90, il visionario Hastings dopo aver accumulato un debito di 40 dollari con Blockbuster per essersi dimenticato di restituire un film in negozio, decide che il noleggio di un DVD sarebbe dovuto diventare da fisico a virtuale, sviluppando l’idea di una scatola di contenuti digitali accessibili in ogni momento collegandosi ad Internet. Netflix nasce così, nel 1997, in un sistema televisivo (e culturale) americano dove gli spettatori erano già avvezzi all’acquisto di contenuti esclusivi pay-per-view. Il resto è quello che sappiamo, centinaia e centinaia di titoli, molti dei quali originali (da “House of cards” a “Narcos”, ai cult “La casa di carta” e “Stranger Things”) al momento fruiti da 193 milioni di abbonati nel mondo.

Ma il buon vecchio Reed – che ha avuto parentesi anche nei CdA di Microsoft e Facebook – sembra aver realizzato questo volumetto (rosso ovviamente) apposta per noi, per aiutarci a districarci nel Tempo in cui viviamo e farci capire come questo presente non possa più essere soggetto a metodi, ma intuizioni e tanti errori. «Siate pronti al cambiamento costante», esorta Hastings immediatamente, ancora prima di iniziare a scrivere il suo trattato. Porta esempi, episodi, aneddoti e citazioni, finché l’autore rivela che «a Netflix gli stipendi sono sempre più alti dei concorrenti, che a Netflix il punto non è lavorare tanto ma bene e che gli oltre 8600 dipendenti non cercano di accontentare il capo, ma lo criticano se necessario».

Una originale cultura della libertà e della responsabilità che ha permesso al marchio dalla grande N rossa di crescere costantemente, di innovare e rinnovarsi fino a creare il colosso che è oggi. Reed Hastings, con l’autrice di bestseller Erin Meyer, descrivendo la filosofia alla base del suo progetto, narra storie appassionanti e inedite su tentativi, passi falsi ed errori compiuti, offrendo una dimensione affascinante e in costante mutamento di questi ultimi 20 anni, ponendo le basi per le sfide future. Un futuro già iniziato, con alcune accattivanti novità pronte a sconvolgere assetti prestabiliti. Una su tutte l’ingresso nel mondo del calcio. Da questa stagione, infatti, per assistere alle partite delle stelle Neymar e Mbappe contro le pretendenti del Psg al titolo di Francia bisognerà sintonizzarsi su Netflix Fr. Con 30 euro al mese, oltre ai film e alla serie, i cugini d’oltralpe vedranno le partite di campionato e le coppe europee fino al 2024. Un’ascesa che farà da apripista alla conquista del calcio nei prossimi anni nel resto d’Europa dove il pallone, a differenza degli Stati Uniti, fa da traino.

Intanto è attesa per novembre la nuova sede europea del colosso streaming che sarà in Italia, a Roma. Alla faccia della sobrietà, Hastings ha scelto una palazzina cielo-terra a due passi da Via Veneto, la via felliniana che tornerà ad essere così della Dolce Vita. Facendo tappa in Italia, Netflix avrà modo di stringere rapporti di partnership ancora più stretti con i principali player produttivi, le istituzioni (Rai Cinema, ad esempio) o con le locali Film Commission (molte delle quali molto attive, tra queste Apulia, Calabria e Lucania) per la realizzazione di produzioni originali, versante su cui la società californiana sta puntando sempre di più. Ad oggi la capitalizzazione di Borsa di Netflix ha un valore di 150 miliardi di dollari.

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