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«DIA retta a me: se ne vada dall’Italia. Lasci l’Italia finché è in tempo. Cosa vuol fare, il chirurgo? Qualsiasi cosa decida, vada a studiare a Londra, a Parigi, vada in America, se ha le possibilità, ma lasci questo Paese. L’Italia è un Paese da distruggere: un posto bello e inutile, destinato a morire».

Questa celebre frase tratta dal film “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana è come il vento che riecheggia tra le siepi in una sera d’inverno: riesci a sentirlo come se fosse un rumore di fondo. Un’eco. Quante volte ci siamo sentiti dire “cosa resti a fare?”, “perché non te ne vai?” Tante volte, forse troppe. Talmente tante che si è generato un effetto contrario visto che, da una recente statistica, spunta un dato curioso ed inaspettato: il Sud vanta una maggiore presenza di residenti di età compresa tra i 18 ed i 34 anni.

Questo è un dato che fa storcere il naso se solo si pensa a frasi come quella citata poc’anzi e ad altri, forse troppi, luoghi comuni. Lo studio è stato portato avanti da Il Sole 24 ore, che sul portale Info Data ha pubblicato un’infografica dal titolo “Quali sono i posti migliori dove vivere per i giovani?”. Dai dati è emerso che il titolo di Comune più giovane d’Italia spetta a Brognaturo, in provincia di Vibo Valentia (Calabria), con un totale di 784 abitanti: uno su tre rientra nella fascia degli under 35. Vuoi vedere che stiamo assistendo al rovescio della medaglia? Adesso bisogna indagare le motivazioni che spingono un giovane a restare e ad investire nella propria terra. Terra maltrattata, tenuta lontano da quelle realtà considerate “vincenti” ma allo stesso tempo terra viva, terra che genera passioni, idee, visioni. Luogo natio di artisti, cantautori, ingegneri, medici, stilisti. Terra che arde inconsapevole. Aumentano giorno dopo giorno i giovani che decidono di restare, di coltivare questa terra.

Ci sono milioni di storie che andrebbero raccontate per rendersi conto di quanto, il sud, ti entra dentro e non ti abbandona mai. Oggi raccontiamo la storia di Agostino Marasco, un giovane nato a San Giovanni in Fiore un piccolo paese della provincia di Cosenza. Agostino mi accoglie nel suo salone. Agostino fa il parrucchiere. Agostino ha scelto di non lavorare al nord, specialmente in città come Milano che sono la culla della moda ed è rimasto qui non solo per sognare ma per agire. «Non ho mai pensato di creare qualcosa lontano dalla mia Calabria», esordisce così.

Chi è Agostino?

«Nascendo in un piccolo Paese di provincia mi sono avvicinato alla città durante gli anni della mia adolescenza. Ho iniziato a frequentarla soprattutto per la vita universitaria. Mi incuriosivano tutte quelle persone, tutti quei volti. Soprattutto perché io, in Paese, vedevo sempre gli stessi. Giorno dopo giorno amavo sempre più tutto quello che mi circondava e, allora, capì che non restava altro che creare una mia realtà per potermi riconoscere ed esprimere: avevo un mestiere nelle mani, ho studiato, ho fatto gavetta, ho sudato. Ho iniziato a farmi conoscere come il “parrucchiere degli universitari”: andavo a casa dei ragazzi con la mia valigetta. La voce iniziò subito a spandersi e mi ritrovavo pieno di appuntamenti, anche più di venti al giorno. Questo è stato il mio strumento per farmi conoscere, è stato il mio investimento. Iniziava a girare il mio nome, “il parrucchiere porta a porta”, e allora ho capito che non potevo non costruire qualcosa di concreto proprio qui, dove vivevo i miei giorni».

Agostino Marasco

Cosa ti ha spinto a scegliere di restare? Hai mai pensato di andar via?

«Ho scelto la Calabria e la sceglierei ogni giorno perché è il posto più bello del mondo. Avrei potuto investire in una delle città del nord non solo a livello di visibilità ma anche in margini di guadagno. Scegliendo grandi metropoli come Milano avrei potuto sognare in grande: ma chi mi vieta di farlo qui? Perché non posso sognare “giù al Sud?” Qui ci sono le mie radici, la mia famiglia, i miei affetti. Ho creato un mio marchio, una mia identità. Se uno dovesse chiedermi di definirmi non userei mai l’appellativo di imprenditore perché io mi reputo artigiano».

E se invece ti dovessi chiedere se conviene restare, tu cosa risponderesti?

«Ti direi ad occhi chiusi che conviene, soprattutto quando si ha la padronanza di un mestiere. Le tue mani diventano la tua testa, il tuo pensare, e viceversa. Abbiamo le stesse possibilità perché dipende tutto da noi. Il Sud è la nostra possibilità: scegliamolo».

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