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Massimo Ferrero

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PAOLA – Lascia il carcere Massimo Ferrero, patron della Sampdoria, arrestato una ventina di giorni addietro nell’ambito di una indagine della Procura della Repubblica di Paola – diretta dal Procuratore capo Pierpaolo Bruni, perché – accusato di reati societari e bancarotta.

Il giudice ha confermato il quadro indiziario, ma ha deciso di applicare una misura cautelare meno afflittiva per “il viperetta” alla luce dei suoi 70 anni d’età.

Novità dal Tribunale del Riesame riguardano anche Giovanni Fanelli, 53 anni, di Potenza; Del Gatto Aiello, di Torre Annunziata, 55, residente ad Acquappesa; Roberto Coppolone, 55 anni, di Roma. Il Tdl ha infatti revocato la misura afflittiva, applicando però il la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività di impresa e di uffici direttivi delle persone giuridiche e di imprese per la durata di 12 mesi. Trattasi della stessa misura applicata a Massimo Ferrero, contestualmente alla scarcerazione. Il Riesame anche in questo caso ha confermato il quadro indiziario, restando in piedi i gravi indizi di colpevolezza.

Assieme a Ferrero, Fanelli, Del Gatto e Coppolone erano rimaste coinvolte altre cinque persone, accusate a vario titolo di reati societari e bancarotta: Vanessa Ferrero, 48 anni, figlia di Massimo; Giorgio Ferrero, 41, nipote di Ferrero; Paolo Carini, 77, di Roma; Cesare Fazioli, 64, di Roma, Laura Sini, 56, di Roma.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il 23 dicembre 2013, gli indagati cagionavano il dissesto della società Ellemme Group Srl per effetto di operazioni dolose. Omettevano sistematicamente dalla data del fallimento di versare imposte, contributi previdenziali e oneri accessori per un importo complessivo di 5.932.393,43 destinando consapevolmente la liquidità della Ellemme Group a scopi diversi dall’adempimento della obbligazione tributaria e previdenziale. “Con l’aggravante d’aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità”, è l’accusa della Procura paolana.

I fatti sono avvenuti sul Tirreno cosentino il 29 settembre del 2017, data di sentenza dichiarativa di fallimento. Viene poi contestato, a vario titolo, la predisposizione di bilancio irregolare. Con atto di compensazione del 2011, stipulato con Rai Cinema spa, la Ellemme Group si accollava il debito per un importo di oltre 800mila euro che le altre società del gruppo avevano verso Rai cinema, rinunciando ad incassare i crediti vantati dalla famiglia. Un crack in grande stile, dunque, scoperto dalla Finanza e dai magistrati Maria Francesca Cerchiara e Rossana Esposito, guidati dal procuratore capo Pierpaolo Bruni.

I soldi della “Unione Calcio Sampdoria Spa”, peraltro, sarebbero stati utilizzati per tappare i buchi della fallita Sport Spettacolo Holding Srl, oggetto di inchiesta penale da parte della Procura della Repubblica di Paola nell’ambito del crack provocato da Massimo Ferrero, patron della società blucerchiata, destinatario, giorni addietro, di un’ordinanza custodiale in carcere. Atti e intercettazioni a conferma delle nuove risultanze investigative, da cui risulta, tra l’altro, che i fondi Covid garantiti dallo Stato alla Sampdoria sarebbero stati utilizzati per le società fallite del gruppo Ferrero.


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