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ROMA – L’emergenza coronavirus ha modificato, in modo permanente, la mappa delle terapie intensive sul territorio italiano, che in generale aumentano, anche se con un’ampia variabilità regionale.

Lo afferma l’Instant Report Covid-19 dell’Altems, l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica, alla quattordicesima edizione.

La Lombardia, si legge nel rapporto, che ha aumentato in maniera significativa (+79%) il numero dei posti letto in terapia intensiva durante l’emergenza, ha previsto il mantenimento di gran parte di questi (585) nel piano di riorganizzazione dell’attività ospedaliera. «In generale – rilevano gli esperti – gli aumenti maggiori durante la fase emergenziale si sono registrati in quelle regioni in cui il virus ha circolato con maggiore intensità (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna) o in quelle regioni che partivano da una dotazione bassa di posti letto in terapia intensiva (Campania e Liguria). Tale orientamento sembrerebbe poi confermato dai piani di programmazione regionale approvati in risposta al DL34/2020. Nello specifico in Lombardia l’aumento è del 8%, in Emilia-Romagna +43%, in Piemonte +91%, nelle Marche +91%, Umbria +83%, Abruzzo +54%, Liguria +29%, Trentino-Alto Adige +125%, Toscana + 47%, Sardegna +76%, Campania + 149%, Calabria + 92%».

Sono 7 le regioni (Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana, Umbria e Veneto) che hanno deliberato piani di riorganizzazione. All’opposto, invece, sono 5 le regioni (Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Puglia e Valle d’Aosta), che non hanno approvato alcun piano. Altre 6 (Abruzzo, Calabria, Campania, Piemonte, Sardegna e Trentino Alto-Adige), che precedentemente non avevano riorganizzato l’assistenza ospedaliera, hanno approvato piani in risposta all’art. 2 del DL 34/2020.

Infine, Lazio e Sicilia, al momento non hanno approvato piani di riorganizzazione ospedaliera come richiesto dal DL 34 ma avevano precedentemente definito un piano di riorganizzazione per la fase 2.


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