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Danni da maltempo a Catania

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LA TREGUA dopo la tempesta. Catania si è risvegliata ieri dopo aver vissuto un incubo: nubifragi, alluvioni e tre vittime sono gli effetti di una fase di maltempo che scriverà sicuramente la storia sul fronte meteorologico per alcune zone della Sicilia e, in particolare, per la provincia etnea, e il suo capoluogo, dove, in 48 ore, sono caduti 300 millimetri di pioggia.

Ieri a Catania non ha piovuto, mentre nel resto della Sicilia jonica ci sono state piogge consistenti e a carattere temporalesco nel Centro dell’isola. Secondo le previsioni meteorologiche il peggio non è ancora passato. Anzi. Da oggi pomeriggio infatti il ciclone che sta flagellando ormai da giorni alcune aree dell’estremo Sud, nel suo lento movimento verso l’area ionica, si andrà ulteriormente caricando di energia, sfruttando il calore ancora notevole dei mari. Sono dunque attese nuove piogge soprattutto in Sardegna e nella Sicilia orientale.

Sarà questo il preludio ad un venerdì di nuovo burrascoso su alcuni angoli del Sud. Sotto osservazione saranno inizialmente le zone orientali della Sicilia e tutto il comparto ionico della Calabria. Su questi settori si manterrà elevato il rischio di piogge intense e persistenti che potranno generare, ancora una volta, fenomeni alluvionali. Proprio per scongiurare che la seconda ondata di maltempo possa arrecare altri danni, i commercianti di Catania si preparano a fronteggiare l’annunciato peggioramento delle condizioni meteo, mentre nelle campagne, dove gran parte dei raccolti di frutta e verdure sono andati distrutti, si cerca di mettere in salvo la produzione ancora commercializzabile, nonostante il mercato agro-alimentare di contrada Jungetto sia impraticabile.

“È stata una esondazione continua – racconta Nello Alba, Amministratore delegato Oranfrizer, azienda che produce e commercializza agrumi. “Circa quattro ettari di impianti produttivi sono stati completamente distrutti da fiumi in piena. Il volume più imponente rimane disponibile ma ogni ora di pioggia adesso è un problema. Attendiamo che venga dichiarato lo stato di calamità, e auspichiamo che, stavolta, vengano garantite le complete misure di ristoro e in tempi brevi. Gli agricoltori siciliani hanno già subìto l’alluvione del 2018: l’80% delle risorse a copertura dei gravi danni provocati da quella calamità sono stati tagliati, ad ora quel 20% di esigue risorse per il recupero degli impianti devono ancora essere elargiti. Per recuperare gli agrumeti distrutti è necessario restituire il maltolto al 100%”.  

Intanto, militari e mezzi dell’esercito sono impegnanti nell’opera di soccorso e messa in sicurezza di Scordia, il paese della Piana di Catania tra i più colpiti dal nubifragio dove è morta una persona e la moglie risulta dispersa. Molti ieri i negozi e i bar rimasti chiusi con i gestori e il personale che puliscono i locali e i loro arredi danneggiati dall’acqua. Grande lavoro per i vigili del fuoco e la Protezione civile che continuano a prestare soccorso alle persone che lo hanno richiesto mentre si stimano in alcune milioni di euro i danni causati dagli allagamenti di strade, negozi, cantinati, box, abitazioni, terreni. “Rispetto a ieri – ha detto il capo dei Vigili del fuoco di Catania Giuseppe Biffarella – abbiamo ora un incremento in termini di uomini giunti dalla Puglia che sono attrezzati per fronteggiare scenari alluvionali. Qualora tornassero a verificarsi, potremo dare ulteriori risposte”.

“L’evento non è finito. Adesso c’è un momento che sembra di attenuazione. I nostri modelli meteo ci dicono che l’evento tornerà. Noi stiamo facendo ciò che si deve fare in questi casi. Diciamo ai cittadini di mantenere alta l’attenzione, di seguire le indicazioni delle autorità perché si aspettano in questa area delle ore che possono essere complicate”, dice il capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, ieri in prefettura per fare il punto sulla situazione e in costante contatto con il premier Mario Draghi.

“I valori – ha precisato – parlano chiaro. Pensiamo che quei 600 millimetri che sono stati registrati in alcuni casi siano molto chiari rispetto all’impatto che c’è stato sul territorio: eventi intensi e improvvisi su un territorio che ha molte criticità”. Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha disposto per oggi la chiusura degli uffici regionali della città e della provincia di Catania, ha deliberato lo stato di emergenza regionale e chiesto al Governo centrale il riconoscimento dello stato di calamità nazionale e una legge speciale per la Sicilia,  con una dotazione di “almeno tre miliardi di euro”, per contrastare fenomeni naturali che provocano le frane e contro il rischio idrogeologico.

“Sono commissario dell’ufficio per il dissesto idrogeologico da 4 anni” spiega Musumeci: ho trovato un budget già stanziato, abbiamo speso 400 milioni e saranno rimasti pochi milioni; abbiamo pulito 87 fiumi che non vedevano un escavatore da oltre 40 anni. Ho visto con i miei occhi case costruite a un metro dall’alveo di un fiume”.

“In 49 anni di vita vissuta in questa città non avevo mai vissuto questo fenomeno. Domani e venerdì resteranno chiuse le scuole e le attività commerciali non essenziali almeno per quanto riguarda Catania ” dice il sindaco di Catania Salvo Pogliese. Decisioni identiche sono state adottate dai sindaci di Siracusa ed Enna.  

Intanto gli esperti si interrogano su quanto è avvenuto a Catania. “Gli eventi disastrosi che hanno colpito la fascia ionica siciliana ed in particolare Catania – dice Fabio Tortorici, del Consiglio nazionale dei geologi – da un lato, sono il frutto della spiccata antropizzazione e cementificazione dell’area pedemontana sud orientale etnea, che ha ridotto l’infiltrazione delle acque meteoriche nel sottosuolo, dall’altro sono la conseguenza della mancata realizzazione di adeguate opere di regimazione e smaltimento delle acque bianche”. “Il capoluogo etneo – aggiunge – ancora si allaga, essendo sprovvisto di un ‘canale di gronda’, pronto solo sulla carta”.


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