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Il presidente Conte e il Ministro Gualtieri

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Siamo all’inverosimile. Siamo al furto scientifico che è particolarmente peccaminoso perché lo fa il ricco a spese del povero. Siamo al furto scientifico perché il ricco ruba al povero le risorse europee che l’Italia riceve solo perché esiste il povero che lui deruba. Siamo al furto scientifico che ha sbagliato l’algoritmo perché questa volta i soliti furbetti italiani quando vanno a incassare la refurtiva avranno la sorpresa di trovarla sequestrata con tanto di sigilli da parte della Commissione europea.

Siamo alla indegnità dell’azione politica di governo perché ignora che il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 maggio sancisce in modo inequivoco (pagine 8 e 9) che “(…) Gli Stati membri potranno beneficiare di un contributo finanziario sotto forma di un sostegno non rimborsabile. L’importo massimo per Stato membro sarà stabilito in base a un criterio di ripartizione definito (allegato I). Tali importi saranno calcolati in base alla popolazione, all’inverso del prodotto interno lordo (PIL) pro capite e al relativo tasso di disoccupazione di ciascuno Stato membro (articolo 10).”

Parliamoci chiaro: se non ci fossero i tassi di disoccupazione e il Pil del sesto Paese dell’Unione Europa per popolazione, è il Mezzogiorno d’Italia con i suoi 20 milioni di abitanti, che lo collocano stabilmente in coda nelle classifiche di reddito e di crescita in Europa, mai e poi mai l’Italia avrebbe potuto avere la prima quota di finanziamento e, soprattutto, ben 65,4 miliardi a fondo perduto.

Sempre nello stesso Regolamento che pubblichiamo in esclusiva e che dovrà avere oggi il suo via libera finale è scritto esplicitamente che i soldi che arriveranno non sono “indennizzi” per chi ha perso Pil, ma sono parte di un progetto di ampio respiro e durata, Next Generation EU, che vuol vedere la coesione regina, che non vuol vedere un Pil pro capite risalire, o la disoccupazione scendere, solo grazie al traino di aree di un Paese come, ad esempio l’Italia, che ha amplissime aree da sempre abbandonate quando non selvaggiamente sfruttate.

Perché sia chiaro a tutti il messaggio che la gran parte del fondo perduto deve andare al Mezzogiorno gli estensori del Regolamento usano 17 volte la parola coesione, indicano esplicitamente nel passaggio del semestre europeo che bisogna superare il suo ritardo, e scrivono testualmente che “l’obiettivo del dispositivo è quello di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione, migliorando la resilienza e la capacità di aggiustamento degli Stati membri, attenuando l’impatto sociale ed economico della crisi […]” e lo scrivono ancora prima di entrare nello specifico degli investimenti green e digitali vincolati come priorità e dimensione per ogni singolo piano nazionale di Recovery Plan.

Basta chiacchiere, giochini e giochetti! Sulla base dei dati demografici, del Pil e del tasso di disoccupazione il regolamento europeo sancisce che alle popolazioni meridionali deve andare il 65,99% dei 65,4 miliardi assegnati all’Italia come fondo perduto e alle restanti parti del Paese, il Centro Nord, il 34,01%. Come ha denunciato in assoluta solitudine dal primo momento il Quotidiano del Sud, mentre altri giornali titolavano a caratteri cubitali 100 miliardi al Mezzogiorno, siamo arrivati all’infamia di fare circolare addirittura due bozze del Piano italiano di Recovery Plan. Nella prima si fingeva di dare al Sud il 30% indicando una cifra in termini assoluti inferiore al 20% del piano e, dopo l’intervento del ministro del Mezzogiorno, si arrivava a una seconda bozza con su scritto il 34% senza alcun importo in termini assoluti.

Insomma: l’intervento di Provenzano “almeno il 34%” sarebbe riuscito a parole nel miracolo di dare al Sud ciò che nella versione più generosa potrebbe spettare al Centro Nord. Vi rendete conto di che cosa stiamo discutendo? Francamente non sappiamo come finiranno le consultazioni di Conte con la sua maggioranza o come finiranno quelle parallele che hanno già la disponibilità giusta per un governo alternativo, ma ciò di cui siamo certi è che se ci si presenta in Europa con questi numeri il piano ci verrà restituito come carta straccia e le dimissioni del Presidente del Consiglio e dell’intero governo saranno obbligate per alto tradimento della Repubblica italiana.

Ma ci vuole così tanto a capire che è finita per sempre la stagione dei progetti sponda del Nord degli amichetti della De Micheli e che il 60% e passa del green come del digitale tocca al Mezzogiorno a partire da una rete ferroviaria veloce che più di ogni altra contribuisce a migliorare il contesto ambientale e a recuperare allo sviluppo la parte più indietro del Paese? Questo giornale ha portato l’operazione verità in Parlamento e ha demolito scientificamente la grande balla di un Sud che vive sulle spalle del Nord. Le principali istituzioni economiche, statistiche e contabili del Paese la hanno certificata. Abbiamo chiesto ogni giorno per un anno e mezzo ai Presidenti delle Regioni del Sud di rivolgersi alla Corte costituzionale perché i diritti negati dei loro cittadini venissero riconosciuti. Non è mai successo nulla.

Per questo siamo contenti che il Presidente De Luca della Regione Campania e tutti i Capi delle Regioni del Mezzogiorno abbiano intrapreso un cammino comune che ha in questo giornale la sua casa naturale per promuovere un atto istituzionale formale. Sarà una lettera firmata da tutti loro e indirizzata congiuntamente alla Presidente della Commissione europea, von der Leyen, al Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio, Conte, e al Presidente della Conferenza Stato-Regioni, Bonaccini? Sarà un ricorso al TAR perché il provvedimento è regolamentare o ci si rivolgerà direttamente alla Corte costituzionale se il provvedimento dispositivo italiano avrà valore di legge? Non lo sappiamo ancora.

Questo lo decideranno giovedì quando si riuniranno. Quello che a noi interessa è che avvenga tutto alla luce del sole e in assoluta trasparenza. Non capiremo mai perché nessuno si indigni che il Presidente della Conferenza Stato-Regioni Bonaccini predichi di diseguaglianze in ogni dove ma non adempia alla legge costituzionale Calderoli facendo i fondi di perequazione. Come può tollerare che a ognuno dei suoi concittadini vadano 84,5 euro per investimenti fissi in sanità e a ogni cittadino calabrese 15,6 euro? Non capiremo mai perché nessuno si permetta di chiederglielo in uno qualsiasi dei mille talk dove appare sempre incensato e sempre riverito. Che il suo strapotere in combutta con la Destra lombardo-veneta a trazione leghista trasbordi dalla Conferenza Stato-Regioni addirittura in Europa ha qualcosa di diabolico prima ancora che di abominevole.

Si rendano conto il premier Conte, il ministro dell’Economia Gualtieri, il ministro del Sud Provenzano che si sta scherzando con il fuoco e che, tra i tanti incendi da cui si devono guardare, questo ha di sicuro le fiamme più alte ed è quello che può produrre il più gigantesco dei falò sociali che abbia mai conosciuto questo Paese. Non si sta ponendo in discussione, sia chiaro, l’importanza di dare 15/20 e anche più di miliardi a Impresa 4.0 per investire e tutelare l’innovazione nella importantissima manifattura italiana, ma nessuno pensi di finanziare anche i montacarichi e i carrelli della spesa di queste mitiche imprese sottraendo al Sud le risorse di sviluppo che da venti anni in qua sono state sottratte con il massimo di egoismo e di miopia. L’Italia o riparte insieme o declina insieme. Alternative non esistono.

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