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Carla Ruocco, presidente della Commissione d'inchiesta sul sistema bancario

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SI ASPETTAVANO dall’Abi un’analisi dettagliata sul trend dei finanziamenti alle piccole e medie imprese “accordati” dai decreti Cura Italia e Liquidità per far fronte alla crisi economica provocata dal Covid 19 i componenti della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Ma, prende atto il presidente Carla Ruocco, «l’Abi ha deciso di avere un atteggiamento poco aperto e collaborativo». In audizione, ieri, a rappresentare l’Abi è stato il direttore generale Giovanni Sabatini che si è soffermato sulla questione dei costi – tasso d’interesse e commissioni – applicati dalle banche sui prestiti garantiti, su cui, ha sottolineato, l’associazione non può influire.

LA DELUSIONE

«Ci aspettavamo un’analisi dettagliata sull’andamento dei finanziamenti, che è ciò che interessa ai cittadini che hanno bisogno di sapere su quanti soldi in definitiva possono contare per tenere in piedi le loro aziende», dice Ruocco che non ha nascosto la sua insofferenza anche dinanzi al «continuare, da parte dell’Abi, a mettere in mezzo la responsabilità penale dei funzionari e strumentalizzare, sotto un certo aspetto, le parole del governatore della Banca d’Italia quando parla di riciclaggio». «Visco è stato chiaro – aveva detto Sabatini davanti alla commissione – le banche che non svolgono il merito di credito si espongono». Per poi aggiungere che «devono fare i controlli antiriciclaggio» per i rischi di infiltrazioni della criminalità. I dati forniti con l’autocertificazione la banca li deve ritenere veritieri, ma restano gli obblighi di valutazione del merito di credito e le verifiche antiriciclaggio».

Ma per Ruocco «qui non si tratta di dare denari ai riciclatori: io mi sono trovata di fronte a segnalazioni da parte di persone che avevano la bottega aperta da decenni, che hanno chiesto prestiti di piccole dimensioni, sotto i 25mila euro. Clienti decennali delle banche, che ne conoscono il rating». «E’ evidente che in Italia ci siano anche imprenditori che si occupano di attività di riciclaggio ed economia sommersa – dice Ruocco – però c’è bisogno anche di senso pratico nel quotidiano: fare di tutta l’erba un fascio è chiaro che fa sì che si erga un muro tra il risparmiatore, che si vede eccepire una norma che è tipica di un bandito, quando invece è una persona per bene che non si occupa di attività criminali. Infatti a volte sono state negate delle moratorie, anche riguardanti il mutuo prima casa, a lavoratori che non avevano ancora a disposizione la cassintegrazione».

«NON CI SONO ALIBI»

Malgrado i bollettini ormai quotidiani diffusi da Abi, Mediocredito Centrale e dalla task force – di cui, oltre ad Abi e Mcc, fanno parte anche Mef, Mise, Banca d’Italia e Sace – diano conto di flussi crescenti e «cifre imponenti» relativi alle domande di prestito e agli importi finanziati, la realtà invece dà voce a piccoli imprenditori che aspettano da mesi il via libera alla propria pratica o hanno dovuto incassare un diniego. Eppure l’autocertificazione e la manleva introdotte dagli emendamenti al decreto Liquidità avrebbero dovuto sciogliere le resistenze del mondo bancario. Una «complicazione» per l’estensione dei prestiti da 25 a 30mila euro – anche questa frutto di un emendamento – nasce ora dal mancato via libera della Commissione europea. «Ma sui prestiti fino a 25mila euro non ci sono più alibi – sostiene Ruocco – Non bisogna fare confusione: sui clienti in bonis che chiedono i piccoli finanziamenti non c’entra il rilievo penale».

I RITARDI

Durante l’audizione il presidente della Commissione aveva ricordato come le istituzioni abbiano negli anni dato prova di collaborazione nei confronti del sistema bancario: «Per questa commissione sono transitate tante crisi bancarie che si sono riversate sulla casse pubbliche – aveva affermato – per cui è importante che ci sia una costante collaborazione tra il settore bancario e le istituzioni sia nell’operatività ordinaria sia quando ci sono momenti di crisi in cui la disponibilità deve essere dall’altra parte».

Lecito, quindi, da parte delle istituzioni aspettarsi più disponibilità. Per Ruocco la funzione sociale che le banche svolgono «è talmente rilevante che è inevitabile che diano conto di quello che fanno». Per i ritardi accumulati soprattutto nella prima fase, Ruocco riconosce l’attenuante di «un super lavoro nuovo» e delle difficoltà legate al lockdown che ha tenuto in smart working i dipendenti, ma queste attenuanti «si incardinano in un contesto in cui le banche sono incentivate a dare i soldi a chi li ha». «E’ triste dirlo, ma alla fine le banche fanno piovere sul bagnato», è la sua amara considerazione.

IL BOLLETTINO

Intanto, secondo l’ultimo bollettino della task force, le richieste di accesso al Fondo di garanzia per le Pmi arrivate alle banche fino al 29 maggio sono state oltre 797.000, per un importo di quasi 50 miliardi, e sono stati erogati quasi due terzi delle domande per prestiti fino a 25mila euro. Mentre le domande pervenute al Fondo fino al 9 giugno sono state 573.112, pari a 27,7 miliardi circa. Di queste, oltre 522.346 sono riferite a finanziamenti fino a 25mila euro, per un importodi circa 10,6 miliardi. Attraverso Garanzia Italia di Sace sono state, invece, concesse garanzie per 540 milioni di euro, su 61 richieste ricevute.

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