X
<
>

Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri

Tempo di lettura 3 Minuti

ABBIAMO chiesto dal primo giorno di questa crisi in assoluta solitudine un gabinetto di guerra per consentire all’Italia di uscire dalla trappola micidiale della sua burocrazia ministeriale, regionale, bancaria e evitare di essere spazzata via dai marosi della Grande Depressione Mondiale. Abbiamo urlato che servono uomini di guerra per superare prima l’emergenza di liquidità, momento della sopravvivenza, e poi la prova della ricostruzione economica del Paese che passa attraverso lo smantellamento dei Granducati regionali sanitari e la nascita di società di capitale pubblico di mercato che si facciano carico delle macerie morali del capitalismo familiare italiano.

Abbiamo scritto a caratteri cubitali: spendete, spendete, spendete! Fate debito più di tutti, prima di tutti. Abbiamo titolato: mandate gli assegni a casa. Poi abbiamo battuto all’inverosimile sui bonifici che salvano il Paese. Abbiamo detto e ripetuto che serve un meccanismo di tutela tipo Ponte Morandi per cui le banche non sembrino più le banche e la liquidità arrivi finalmente alle imprese e alle persone che non hanno reddito per colpe non loro. Clausole di garanzia dello Stato alle banche totali (dico totali) in linea con i tempi dell’economia di guerra che stiamo vivendo.

Quando Mario Draghi ha scritto sul Financial Times, con il peso della storia personale di chi ha salvato l’euro con sole tre parole, che bisognava fare più debito e dare subito liquidità alle imprese e a chi non ha più reddito, abbiamo pensato è fatta. Chi potrà mai non seguire l’indicazione dell’uomo che è la faccia dell’Europa nel mondo e che, anche in questo caso, si prende l’onere da casa sua di spiegare a troppi capi di governo tremebondi o chiusi nei loro circoli sovranisti dell’irrealtà che ciò che sta accadendo non si è mai visto prima e avrebbe riguardato tutti? Che cosa ci metterà mai l’Europa a capire quale è la strada obbligata da seguire? Quanto tempo potrà mai impiegare l’Italia a fare come la Francia e mettere le banche italiane nella condizione identica a quella delle banche francesi di fare arrivare cash nelle casse delle imprese italiane tre mesi di fatturato anticipato?

Abbiamo assistito al peggiore regionalismo nella gestione della macchina dell’emergenza e a cadute verticali dell’amministrazione dell’Inps, del commissario sanitario, delle autorità scientifiche e della Protezione civile, ma si vede comunque all’opera una azione di governo che vuole rispondere alle emergenze, sforna provvedimenti nella direzione giusta (cig anticipata e bonus a chi non ha reddito) e fa i conti con la sua macchina centrale e regionale entrambe scassate. Il punto di fondo, però, è un altro. La cosa più urgente è quella che ancora non è arrivata. Riguarda l’intervento che sblocchi almeno 200 miliardi di liquidità a favore del sistema produttivo e è previsto per domani. Siamo ancora in tempo purché porti in dote la garanzia dello Stato alle banche al 100%.

Bisogna trovare il modo che la liquidità vada direttamente alle imprese e questa funzione la banca la può svolgere solo se funziona esclusivamente da ufficiale pagatore con una clausola pubblica che accordi a essa una tutela integrale a partire da quella penale. Altrimenti si tolgano di mezzo le banche e se ne faccia a meno perché non servirebbero a niente. Il ministro Gualtieri ha annunciato ieri che la garanzia sarà al 100% per prestiti fino a 800 mila euro e al 90% per 200 miliardi di prestiti fino a un quarto del fatturato delle imprese, di tutte le dimensioni. Vuol dire che la presa degli uomini tremebondi della nostra burocrazia di Stato si sta allentando. Il nostro consiglio al ministro Gualtieri è di liberare se stesso e il Paese da questo collare che è fuori dalla storia e dalla realtà. La Banca Centrale Europea compra e fa il suo. Tutto il mondo ha paura e le paure americane, giapponesi, inglesi aiutano l’Europa a prendere coscienza, olandesi e tedeschi a capire che non esiste un Paradiso per loro e la terra per gli altri. Siamo tutti qui sulla stessa terra con gli stessi problemi e le stesse sofferenze. Noi italiani oggi possiamo fare quello che vogliamo. Anzi, dobbiamo. La clausola di salvaguardia sia al 100% per tutto e si inondi il Paese di liquidità. Avremo posto le basi della Ricostruzione economica dell’Italia. Le uniche possibili.


La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. Il Quotidiano del Sud è il prodotto di questo tipo di lavoro corale che ci assorbe ogni giorno con il massimo di passione e di competenza possibili.
Abbiamo un bene prezioso che difendiamo ogni giorno e che ogni giorno voi potete verificare. Questo bene prezioso si chiama libertà. Abbiamo una bandiera che non intendiamo ammainare. Questa bandiera è quella di un Mezzogiorno mai supino che reclama i diritti calpestati ma conosce e adempie ai suoi doveri.  
Contiamo su di voi per preservare questa voce libera che vuole essere la bandiera del Mezzogiorno. Che è la bandiera dell’Italia riunita.
ABBONATI AL QUOTIDIANO DEL SUD CLICCANDO QUI.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA