X
<
>

Il ministro dell'Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri

Tempo di lettura 5 Minuti

ABBIAMO titolato il primo giorno che non è un salva-imprese ma un salva-banche. Abbiamo chiarito subito che i soldi non ci sono. Che la garanzia dello Stato al 100% per le banche è sparita. Che con questi giochetti da Mago Zurlì si scherza con il fuoco. I giornali cosiddetti di qualità per ignoranza o per servilismo suonano la grancassa dei 400 miliardi sonanti in arrivo nelle casse delle imprese e sui conti correnti delle persone e, siccome è tutto inventato, condannano al rogo in pubblica piazza il ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, che è il titolare politico del provvedimento-fantasma e ne risponde a pieno titolo.

Oggi anche i giornali del giorno dopo hanno capito e possiamo dire che non è nemmeno un salva-banche, ma un concentrato di dinamite sociale pura. Mette insieme il tritolo incendiario del peggio della burocrazia ministeriale e bancaria. In tempi di pace, per molto meno, un ministro dell’Economia viene accompagnato alla porta. Figuriamoci in tempi di guerra dove il numero di morti di fame e di debiti rischia di superare quelli da Coronavirus. A maggior ragione in questi giorni terribili la responsabilità politica non è un esercizio retorico ma assunzione di impegni concreti e gli spazi di realpolitik sono ristretti fino a sparire con la Grande Depressione alle porte.

Gualtieri ha un solo modo per salvarsi: arrotolare le 50 pagine del suo decreto “illiquidità” e buttarle nel cestino. Il decreto di aprile è la sua occasione irripetibile. Perché può farlo senza dirlo. Deve sostituire la parola prestiti con contributi a fondo perduto, garanzie, scartoffie e chiacchiere con cassa vera. Deve fare ora quello che sarebbe stato giusto fare senza indugio dal primo momento, ha l’ultimissima chance per recuperare la situazione con un colpo secco, pesante, in tempi strettissimi. Più soldi veri ci mette più protegge l’economia. Più debito fa oggi meno debito l’Italia avrà in futuro.

Se ne convinca prima lei ministro e prima salverà se stesso e il Paese. Se lei se ne convince l’intendenza seguirà. Se lei prende ordini dall’intendenza l’Italia fallirà. Si è reso conto ministro in quale guaio si è infilato? Ma glielo hanno detto o no che la delegazione dell’ABI si è presentata al Tesoro con più legali che banchieri? Ma lo ha capito o no che con le scartoffie che le hanno fatto firmare l’imprenditore che si è recato la settimana scorsa in banca o che ieri ha dovuto dialogare on line con lo stesso direttore di filiale gli unici soldi di cui ha avuto contezza sono quelli della commissione bancaria che lui deve versare in anticipo per accedere a un fac-simile provvisorio? Hanno avuto la sfrontatezza di chiedere denari non di darli, capisce che questo non altro sta accadendo? Ma oltre a non dare i quattrini promessi con tanta enfasi c’è anche bisogno di prendere in giro le persone che non dormono la notte perché lo Stato ha tolto loro lavoro e fatturato?

Parliamoci chiaro: ministro Gualtieri, capiamo che non è una bella vita stare lì con il bilancino a dosare i posti in Cda per gli amichetti di Renzi e quelli di Di Maio, l’esercito dei tecnici del Pd (non li chiami lottizzati per carità, i lottizzati sono sempre quelli degli altri) e di questa o quella lobby di potere dentro il gran ballo delle aziende pubbliche con il petrolio che sprofonda, ma ora la priorità non sono le nomine, la priorità è il secondo virus che è quello dell’economia italiana di cui lei risponde. Qui il vaccino non solo non c’è, ma neppure si vede all’orizzonte. Senza un vero decreto liquidità che garantisca la sopravvivenza con contributi a fondo perduto non con prestiti per pagare gli stipendi, vengono meno le condizioni minime di ripartenza, perché siamo di base a un meno 10% e senza interventi immediati il debito aumenterà perché diminuiscono i ricavi.

Le garanzie e le scartoffie sono perfette per spianare la strada in cui l’Italia torna a essere lo Stato da vendere esattamente come nel novembre del 2011. Prima di combattere la guerra in Europa, il governo italiano deve vincere la sua battaglia in casa. Si passi il 10% di garanzia in testa ai Confidi direttamente alla Sace e si porti, quindi, la tutela dello Stato al 100%. Si introduca la norma di tutela penale di liquidità con tanto di certificazione antimafia dei singoli soggetti e conti correnti dedicati, a loro volta sottoposti a controllo dai finanziatori ai fini della tracciabilità attraverso una auto-certificazione antimafia. Si scriva però chiaro e tondo che non può essere una iscrizione sul registro della Centrale rischi a escludere l’impresa dal contributo perché in questo caso, tranne pochissime eccezioni, tutte le piccole imprese del Mezzogiorno e di molte aree del Centro-Nord sono aprioristicamente escluse dal provvedimento. Tutte hanno avuto un Npl o perlomeno una rata scaduta, la segnalazione la hanno avuta comunque.

Si è parlato di un saldo netto di 100 miliardi con dentro garanzie per 35 e una cassa di almeno 60 miliardi. Non crediamo siano sufficienti. Non si tratta di pulire i bilanci delle banche dalle perdite pregresse, ma di dare ristoro a tutti quelli cui questo ristoro è dovuto. Bonus da 600 a 800 euro, cig per un altro periodo congruo di settimane, bollette e affitti compensati, proroga di lungo termine per il pagamento delle tasse, tutto bene, ma evitiamo sceneggiate sopra e sotto i 25 mila euro e, soprattutto, serve una cassa di almeno 20 miliardi per le singole imprese, interventi compensativi reali di settore per turismo e ristorazione, semplificazione brutale delle procedure e accredito on line dei sostegni. Il saldo netto dovrà salire ancora: 120/130 miliardi, deve salire per quello che serve, e il Parlamento approvi lo scostamento di bilancio in sette giorni non in quindici.

Capiamo perfettamente il problema delle forchette, ma non vogliamo più sentire parlare di importi troppo alti per i mercati e anche per gli acquisti della Bce. Oggi non è più possibile vivacchiare per morire domani. Vivacchiare significa morire oggi non domani. Soprattutto, significa morire male. Se siamo vivi l’Europa ci potrà aiutare e noi crediamo che lo farà anche prima del previsto perché capirà che facciamo sul serio e abbiamo ragione. Se con le nostre mani accresciamo il problema enorme che abbiamo essenzialmente per codardia, allora anche l’Europa farà del male a noi e a se stessa. RI-FATE PRESTO.


La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. Il Quotidiano del Sud è il prodotto di questo tipo di lavoro corale che ci assorbe ogni giorno con il massimo di passione e di competenza possibili.
Abbiamo un bene prezioso che difendiamo ogni giorno e che ogni giorno voi potete verificare. Questo bene prezioso si chiama libertà. Abbiamo una bandiera che non intendiamo ammainare. Questa bandiera è quella di un Mezzogiorno mai supino che reclama i diritti calpestati ma conosce e adempie ai suoi doveri.  
Contiamo su di voi per preservare questa voce libera che vuole essere la bandiera del Mezzogiorno. Che è la bandiera dell’Italia riunita.
ABBONATI AL QUOTIDIANO DEL SUD CLICCANDO QUI.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA