X
<
>

La sede di Atlantia

Tempo di lettura 3 Minuti

Siamo paralizzati nella scuola e nella pubblica amministrazione dove i sindacati proteggono lo stipendio “in vacanza” di docenti e statali. Vogliamo estromettere i Benetton e rischiamo di estromettere Atlantia facendo fallire nel frattempo Autostrade per l’Italia, condannando a un bagno di sangue migliaia di risparmiatori e facendo perdere la credibilità all’Italia

Stiamo “uscendo” dal G8 senza saperlo e siamo ultimi praticamente in tutto. Passa il tempo e non succede nulla. Siamo alla deriva irrazionale del Paese immobile che è la sua ibernazione. Il decreto Semplificazioni salvo intese è di 48 articoli, quello che arriva alla bollinatura è di 64 più l’entrata in vigore che fa 65. Ovviamente allungheremo i tempi e non li ridurremo. Siamo paralizzati nella scuola e nella pubblica amministrazione dove i sindacati proteggono lo stipendio “in vacanza” di docenti e statali. La cassa integrazione in deroga non arriva.

Vogliamo estromettere i Benetton e rischiamo di estromettere Atlantia facendo fallire nel frattempo Autostrade per l’Italia e condannando a un bagno di sangue migliaia di risparmiatori. Rischiamo di dovere riempire di soldi i Benetton colpevoli senza possibilità di appello di avere scelto un management totalmente inadeguato e di avere sacrificato sull’altare della rendita il valore assoluto dell’investimento in sicurezza. Rischiamo di fare saltare ventimila posti di lavoro e di sottoporre i successori al governo della Repubblica italiana a dovere fare fronte con moneta contante al rischio di una class action dei piccoli azionisti.

Spiace dirlo, ma siamo alla follia neppure più lucida. Ieri il titolo di Atlantia è stato sospeso cinque volte dalle contrattazioni e ha avuto una caduta del 15%. Una sacco di gente ha perso soldi per questa impuntatura folle che può arrivare a valere quasi la metà della manovra estiva anti-crisi da 18 miliardi perché malcontati sono circa 8 i miliardi che dovranno essere dati a Autostrade per gli investimenti non ammortizzati.

A chi con la leggerezza che caratterizza il linguaggio dei governanti di questi tempi nefasti si affretta a dire che è un tema che riguarda il subentrante, ci corre l’obbligo di chiarire che non arrivano privati a accollarsi debiti di queste proporzioni e che sui mercati obbligazionari e bancari europei feriti e morti farebbero impressione. Che, fuori dalla retorica, toccherà alla solita Cdp intervenire per ordine della politica e farsi carico (come può essere giusto) della gestione della rete, della sua sicurezza, della manutenzione e degli investimenti, ma anche – come non è giusto – del frutto miliardario avvelenato figlio della demagogia populista. Continueranno a pagare gli italiani il conto con i soldi propri ovviamente a debito.

Perché, mi chiedo, non si apre piuttosto alla luce del sole un processo alla classe politica della prima e della seconda convenzione che ha consentito molte delle scelleratezze con cui oggi facciamo i conti? Forse, perché dovremmo arrivare all’ennesimo redde rationem con le anime belle di quella Sinistra Padronale che non mi diverte affatto attaccare ma che lascia purtroppo segni ovunque del passaggio delle sue mani nella marmellata ogni volta che viene a contatto con i cosiddetti grandi capitalisti italiani.

Chiediamo conto di ciò invece di cambiare in modo postumo, dopo i fatti terribili di Genova, una convenzione che ha valore di legge e decidere arbitrariamente che dove è scritto che in caso di revoca ti devo dare X invece io decido di darti X meno Y. Non funziona così in una economia di mercato quale l’Italia è e si spera resti.

Abbiamo ripreso a giocare con la Pandemia mondiale della nostra economia tornando a parlare non di tamponi e di controlli ma di proroga dello stato di emergenza sanitaria che vuol dire solo nuova perdita di Pil e nuova perdita di lavoro. Non c’è nessun governissimo all’orizzonte perché qualsiasi cambiamento imporrebbe un periodo di convulsione che l’Italia non può permettersi ora. Perché siamo in una stagione in cui Italia e Europa devono stare insieme e sostenersi a vicenda scambiando risorse finanziare con una nuova efficienza di spesa altrimenti si spezza la corda e salta tutto. Per questo, almeno ci si liberi dalle ombre e si eviti di farci pagare il costo aggiuntivo figlio delle convulsioni dilettantesche prodotte da quelle stesse ombre. Anche perché, in questo modo, ci può scappare l’incidente che cambia tutto.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

shares