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Giovani in piazza

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Carenza di istruzione, disinteresse e sfiducia nei politici e nella politica, considerata «qualcosa di sporco». Tre ragazzi  su dieci sono convinti che le elezioni politiche servano a eleggere il capo del governo, non i parlamentari. Addirittura alcuni pensano che il Capo dello Stato lo elegge il popolo. C’è scarsa conoscenza della storia costituzionale. Colpa della scuola  

Mi è venuta in mente in questo week end elettorale una serata con i ragazzi di Merate di qualche anno fa che ho già raccontato in uno dei miei Memorandum della Domenica del Sole, che all’epoca dirigevo, e che rappresenta una delle tappe più significative del mio Viaggio in Italia.


“Coinvolgere i giovani è talvolta, piuttosto difficile: ce ne siamo resi conto con le nostre iniziative. Però, quando scatta la scintilla, il risultato può entusiasmare moltissimo. Noi cerchiamo proprio questo.” Firmato Matteo, Marta, Federico, Francesco, Giorgio, Elia e tutti gli altri. Con questo biglietto i ragazzi di CambiaMenti mi convincono ad andare a Merate, nel cuore della Brianza, per un incontro con gli studenti nell’aula magna degli Istituti Agnesi e Viganò. Entro poco dopo le 20, esco che la mezzanotte è passata. Ore di dialogo fitto con centinaia di studenti non risparmiando nessuno dei temi forti, il lavoro, la politica malata, il Nord e il Sud, l’Europa che non c’è le debolezze degli italiani. Grande attenzione, calore, a tratti entusiasmo (“Da soli si combina poco, insieme si fanno grandi cose”). Esco rianimato, entro in macchina, mi raggiunge Federico: “Scusi direttore, mi tolga una curiosità ma perché dovremmo pagare sempre meno i politici, non c’è il rischio che si perdano i migliori? Che cosa c’è di più importante per un Paese della sua classe politica?”. Lo guardo sorpreso e dico: è vero che molti, troppi hanno rubato, ma la politica è una cosa seria e bisogna incoraggiare i migliori a sporcarsi le mani. Negli occhi di Federico scatta la scintilla, l’ho vista io, di notte, a Merate. Parlava più delle parole.


La stessa scintilla, sempre in quegli anni, l’ho vista negli occhi dei ragazzi del Liceo scientifico Volta di Reggio Calabria. Ho conosciuto ragazzi preparati, mi hanno parlato della crisi finanziaria e mi facevano domande così tecniche a cui io stesso non sapevo rispondere. Sono stato nella seconda metà di questo agosto e nelle prime settimane di questo settembre in molte località del mio Sud di dentro e di quello di mare. Ho cercato la scintilla di Federico negli occhi di chi mi circondava e l’ho vista affievolita. Temo che qualcosa di simile sia avvenuto anche in Brianza. Voglio dire, però, ai giovani del Nord e del Sud che quella scintilla oggi non solo deve esserci ma serve contagiosa. Abbiamo ritrovato l’Europa, non possiamo fare mancare all’appuntamento chi può sventolare la bandiera del Mezzogiorno come bandiera del risveglio dell’Italia. Con i piccoli egoismi del Nord e la rassegnazione diffusa del Sud il Paese si condanna al declino. Quella bandiera politica del Mezzogiorno ha bisogno della scintilla negli occhi dei più giovani. Perché scatti la molla dell’entusiasmo e la voglia di sporcarsi le mani con l’impegno civile e politico.

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