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Un caffè per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Senato

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Oggi il governo Conte vara una manovra nata un mese fa che appartiene a un’altra era geologica con l’assegno unico per i figli e il piccolissimo fondo di aiuto da quattro miliardi. È una una manovra figlia di un tempo che non c’è più perché nel frattempo siamo entrati in un lockdown di fatto e stiamo per entrare in un lockdown ufficiale. Per cui avremo bisogno di un sostegno gigantesco all’economia reale che oggi non c’è, dovremo fare nuovo deficit e nuovo debito. Dovremo mettere sul campo non quattro ma venti miliardi

DALLA pandemia sta uscendo la Cina come vincitore e questo cambierà gli equilibri mondiali. Avremo un mondo diverso e, nel nostro piccolo, una Italia diversa. Prima, però, avremo la Grande Depressione mondiale e il nuovo ’29 italiano. Torna la grande paura europea e, per ora, le cose in economia vanno come sono sempre andate. Quando vanno bene per gli altri a noi vanno meno bene. Quando le cose per gli altri vanno male a noi vanno peggio. Anche sui mercati più o meno va così. Di certo succede sempre per i prezzi dei titoli sovrani italiani. Ritorniamo subito su. Paghiamo il doppio di Spagna e Portogallo e siamo più vicini alla Grecia che alla Spagna.

Questa è la dura realtà. Ma non ci va di guardarla in faccia. Andiamo per la nostra strada. Facciamo come abbiamo sempre fatto. Ci avviamo a approvare una manovra che è figlia di una situazione che non c’è più. Sono pronti tutti insieme a fare una finta. Mandano in scena un’opera teatrale. Oggi il governo Conte vara una manovra nata un mese fa che appartiene non a un’altra stagione dell’anno ma a un’altra era geologica con l’assegno unico per i figli e il piccolissimo fondo di aiuti da quattro miliardi. È una manovra figlia di un tempo che non c’è più perché nel frattempo siamo entrati in un lockdown di fatto e stiamo per entrare in un lockdown ufficiale. Per cui avremo bisogno di un sostegno gigantesco all’economia reale che oggi non c’è. Dovremo fare nuovo deficit e nuovo debito. Dovremo mettere sul campo non quattro ma venti miliardi di indennizzi.

Purtroppo, però, siamo fermi ai riti della politica italiana e ai suoi equilibrismi di potere con i comandanti in seconda – i Capetti delle Regioni – che comandano sui comandanti in prima. Consumiamo le nostre energie per fermare un tempo che nessuno può fermare. Siamo decisi ad approvare un programma di finanza pubblica fuori dal mondo. Mettiamo i numeri nelle tabelline come se non fosse successo nulla. Raccontiamo e scriviamo di una crescita al sei per cento che non si vede neppure con il binocolo perché oggi come ieri chi è alla guida si trova in una condizione di disperazione. Cerca di guadagnare tempo finché si può e, cioè, fino a quando (molto presto) la realtà busserà alla porta e costringerà i reggitori pro tempore della cosa pubblica italiana a prendere decisioni vere.

Mi sembra di potere azzardare che siamo alle manovre di Berlusconi dell’estate/autunno del 2011 prima dell’arrivo di Monti. Si può dire che sono finte o che non bastano. Fate voi!

‘A livella della grande recessione globale riscrive l’ordine mondiale e offre una grande opportunità perché fa ripartire tutti da zero, ma noi benché avvantaggiati perché eravamo quelli più indietro di tutti siamo ostinatamente l’Italietta delle Regioni e delle mille beghe di sempre. Marciamo così compatti verso le ultime posizioni anche nel nuovo mondo. Siamo solo un po’ più pazzi del solito. Per cui riusciamo a mandare in onda a reti unificate il dottor Kildare dei nostri giorni, alla anagrafe Domenico Arcuri, che parla di contagi con la solita flemma e le arie da virologo. In questo pazzo Paese non è neppure escluso che qualcuno pensi di dargli una laurea honoris causa in medicina.

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