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Piazza Duomo a Milano deserta

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Con questo groviglio di poteri di veto e venti “capi di Stato” ombra, uno per Regione, il Paese non ce la fa. Se non si torna a dare allo Stato quello che è dello Stato non si va da nessuna parte. Anche se nessuno ve lo dirà mai ufficialmente non si chiude tutto come è stato fatto a marzo perché lo Stato italiano non ha i soldi per risarcire tutti. Ma la fiducia si è esaurita e nessuno è più disposto ad attendere

UNO STATO dove nessuno è in grado di imporre un ordine. Che dipende al 100% dai soldi della Banca Centrale Europea. Uno Stato che è tenuto in vita da quegli acquisti che dureranno a lungo, ma sapendo che senza di essi fallisce un minuto dopo. Siamo al Pandemonium italiano. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo. Le Regioni messe in codice rosso vivono una misura sanitaria come un fallimento politico. Altre Regioni messe in codice giallo esigono il codice rosso. Altre regioni finite nel codice arancione reclamano il giallo.

Tutti la buttano in politica. Tutti straparlano. Tutti quelli che straparlano hanno fatto poco e male. Non è da meno il governo. Che arriva tardi, sei giorni dopo e senza soldi. Che arriva male e, cioè, dopo avere bruciato credibilità e gran parte degli effetti concreti delle nuove restrizioni per essersi rinchiuso in un conclave eterno allo scopo di strappare un consenso impossibile su una regola comune ai “padroni d’Italia” che sono i Capetti delle Regioni del Nord. Non si può chiedere alla Conferenza Stato-Regioni, dove la regola è l’arbitrio e dove è morto per miope egoismo lo spirito unitario del Paese, che improvvisamente approvi una regola uguale per tutti. Una regola che prevede parametri uguali per i cittadini lombardi e campani o per i cittadini emiliano-romagnoli e quelli calabresi. Al massimo, come è accaduto, questa regola comune si può solo imporla. Perché è l’esatto opposto di quello che ha fatto fino a oggi la Conferenza Stato-Regioni da sempre saldamente nelle mani della Sinistra Padronale tosco-emiliana e della Destra lombardo-veneta a trazione leghista in combutta tra di loro.

Sapete che cosa vuol dire tutto ciò? Che non è vero che è stata tagliata la sanità come si sente dire in giro perché nel lungo termine la spesa è cresciuta mediamente del 3,5 % l’anno. Chi lo sostiene dice una balla e lo fa per nascondere i trasferimenti indebiti alle Regioni del Nord. Chi invece dice che le Regioni del Sud hanno subito un taglio drastico soprattutto nelle assunzioni non dice una balla. Questa è la sacrosanta verità. Ergo: quando la Pandemia era solo nelle regioni del Nord si soffriva molto, ma si poteva immaginare di resistere per gli ingenti trasferimenti avuti e il tasso presunto di organizzazione, ora invece che la Pandemia è anche al Sud si sente sulla pelle delle persone il morso di quei tagli ingiusti. Al punto che con i parametri comuni adottati devi chiudere la Calabria che ha un contagio leggero e, quindi, sei costretto a uccidere un’economia in ginocchio non per colpa delle pandemia, ma per colpa di un sistema sanitario che non è in grado di affrontare l’emergenza per almeno due ragioni.

La prima: è stato spoliato ingiustificatamente di risorse dalla ripartizione incostituzionale tra le Regioni che lede i diritti di cittadinanza della comunità calabrese nel silenzio complice dei suoi amministratori.

La seconda: perché, una volta commissariata la sanità regionale per scandali veri e presunti, si è deciso di affidarne la gestione a uno Stato Patrigno che non ha saputo fare altro che tagliare, tagliare, tagliare, con criteri ragionieristici. Questo significa abolire il Mezzogiorno e, di fatto, l’Italia. Questo significa, di fatto, dire ai calabresi che sono penalizzati due volte fino all’inverosimile.


C’è una verità più profonda, però, che nessuno dice. Siamo dentro un pasticcio di Stato che non ha precedenti. Perché c’è un sistema istituzionale dilaniato dal federalismo dell’irresponsabilità. Perché in cassa non c’è più un euro nonostante le balle che abbiamo raccontato sulla ripresa portentosa italiana unica al mondo e sui soldi europeiche arriveranno ma non ora. Se fai un decreto di cosiddetti ristori per un paio di miliardi fai una scelta assolutamente sottodimensionata. Anche se nessuno ve lo dirà mai ufficialmente non si chiude tutto come è stato fatto a marzo pur avendo dati peggiori di marzo, perché lo Stato italiano non ha i soldi per risarcire tutti i soggetti economici di cui decreta la cessazione delle attività e dare quindi a loro tutto ciò che è dovuto. Non ha tutta la cassa che serve per impedire che la tensione sociale già esplosa incendi l’intero Paese. Siamo davanti a un Paese sfibrato che va in piazza.

La gente non è più disposta come la prima volta a eseguire l’ordine alla cieca. Per questo hanno chiuso i negozi di vestiti, i bar, i ristoranti, questo e quello, ma non hanno toccato l’altro lavoro, almeno per ora ci provano. Affrontiamo la seconda ondata della più grande crisi sanitaria globale e conseguentemente del nuovo ’29 mondiale con un dpcm post-datato e un governo che non ha o, peggio, addirittura non può avere la mano ferma sulla leva di comando perché il sistema Italia si è infilato con le sue mani in un tunnel di egoismi da cui sarebbe stato difficile vedere la luce anche senza Covid. Figuriamoci oggi che tutto congiura contro. Per almeno tre motivi.

Punto uno. Tutti hanno capito che i soldi veri non ci sono. Per cui se io faccio il barista e devo morire perché né Governo né Regione hanno risorse reali per me, allora io combatto come un pazzo con tutti i mezzi possibili perché non sono disposto a morire.

Punto secondo. L’inefficacia evidente dei risarcimenti della prima ondata di modesta entità arrivati tardi o mai rende tutti diffidenti. La fiducia si è esaurita e nessuno è più disposto ad attendere. I proclami ripetuti di ottimismo fuori dalla realtà del ministro Gualtieri sono miscela esplosiva.

Punto terzo. Ci è toccata anche la peggiore opposizione europea che ha sbagliato toni e comportamenti fin dal primo momento. Soffia sul fuoco e si salda con il protagonismo inconsulto dei Capetti delle Regioni. Quando la curva dei contagi si aggraverà ancora e il morso della fame supererà il livello di guardia i Capi delle opposizioni sovraniste e i governatori che fanno oggi le star non sapranno dove andare a nascondersi.

Forse, a questo punto, è più chiaro a tutti perché si fa fatica a capire chi ha la forza, l’autorità e i soldi per imporre quella disciplina civile che abbiamo visto esprimersi a marzo e che si è rivelata fino a oggi l’unico modo per ridurre i contagi. Perché si fa fatica a capire se chi ha la regia della politica economica ha o non ha il controllo della barra e del motore per condurre la barca italiana fuori dagli scogli dove marosi mai visti la hanno scagliata. Con questo groviglio di poteri di veto e venti “capi di Stato” ombra, uno per Regione, che si fanno belli con i soldi degli altri, il Paese è destinato a uscire dal novero delle grandi economie industrializzate e la Depressione mondiale può solo accelerare il processo.

Questo giornale in assoluta solitudine, dal suo primo giorno di uscita un anno e mezzo fa, sostiene che se non si esce dal federalismo dell’irresponsabilità e non si torna a dare allo Stato quello che è dello Stato non si va da nessuna parte. Se ci fosse la politica con la P maiuscola avrebbe la doppia consapevolezza della gravità del momento globale e della gravità del momento italiano. Il frastuono dei Capetti e dei loro piccoli e grandi sponsor non impedirebbe a quella Politica di metterli a posto.

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