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Manifestazione a Milano di commercianti e partite iva contro la chiusura del lockdown

Tempo di lettura 4 Minuti

Abbiamo messo sulla carta 120 miliardi a sostegno dell’economia cumulando deficit e debito senza precedenti, ma non bastano a ritrovare la fiducia. Sapete perché? Non abbiamo una macchina pubblica capace di fare cose semplici, dare in tempo reale i risarcimenti dovuti a chi si è visto chiudere le proprie attività. Queste incapacità si esprimono nel caso Calabria e ne fanno una questione nazionale: lo Stato deve saper scegliere i suoi uomini e proteggerli e ogni confronto sull’efficienza va fatto a parità di risorse. Tutto ciò che non hanno fatto o si sono dimenticati di fare Speranza e Arcuri

SIAMO al quinto scostamento di bilancio. Siamo pronti a mettere sul piatto altri 15/20 miliardi. Abbiamo messo sulla carta 120 miliardi a sostegno dell’economia cumulando deficit e debito senza precedenti, ma non bastano a ritrovare la fiducia perché il sentimento prevalente è viceversa una sfiducia contagiosa che fa prevedere un numero di morti in economia superiore a quelli causati dalla Pandemia. Sapete perché? Purtroppo, la risposta non è difficile: non abbiamo una macchina pubblica capace di fare cose semplici, dare in tempo reale i risarcimenti dovuti a chi si è visto chiudere le proprie attività. In aggiunta ci ritroviamo tra i piedi una burocrazia bancaria che si autoloda in pubblico provocando irritazione in chi ascolta e sa che la realtà è tutt’altra perché ogni azione procede a rilento, arrivano sempre prima gli amici degli amici.

Abbiamo una regia della politica economica che muove i fili da un altro pianeta, forse Marte, di certo non è la terra. Per cui fino a qualche giorno fa si continuava a ripetere che correvamo più di tutti al mondo non avendo alcun contatto con la realtà e ora non si riesce a capire che ogni attività chiusa in casa se ne porta dietro almeno altre tre. Un esempio? Chiude il ristorante, ma quanti sono i fornitori di quel ristorante? Chi li indennizza? Chi lo sa che esistono mobilieri che dipendono totalmente dalla fiera e, quindi, se risarcisci la fiera per il mancato evento e non i mobilieri che cosa succede? Che la sfiducia galoppa e che i fallimenti aumentano. Il meccanismo dello Stato è rimasto sempre lo stesso: attenzione a non sbagliare perché se no sei punito e, quindi, non arriva niente. Bisogna fare una cosa tanto semplice quanto impossibile per chi è cresciuto nella cultura della complicazione: risarcire almeno il 50% del fatturato perso tramite un versamento diretto sul conto corrente delle persone e delle imprese. Possono riuscire nell’impresa l’Agenzia delle entrate e gli uomini che la dirigono. Si faccia questo investimento e si parli meno.

Sulla Calabria e, in genere, sul Mezzogiorno siamo all’apoteosi di tutte le contraddizioni italiane. Nessuno più di noi ha messo in luce ogni giorno come i Capetti delle Regioni del Centro-Nord si comportano come Capi di Stato ombra e hanno anche il vizio di volere scaricare sullo Stato italiano ridotto a loro passacarte le decisioni impopolari tenendo per loro quelle popolari. La gestione del ministro Speranza e del commissario Arcuri dell’emergenza sanitaria calabrese è uno scandalo senza precedenti. In un Paese serio nessuno avrebbe dovuto chiedere loro le dimissioni perché la dignità e il buon senso avrebbero obbligato entrambi a ritirarsi con scuse pubbliche. Si attaccano a ventilatori spediti ma mai aperti perché mancano le postazioni di terapie intensive. Si attaccano al decreto cura Italia che stanzia quattrini per assumere dimenticando che le aziende sanitarie locali in una regione commissariata devono avere l’autorizzazione ai fabbisogni dal commissario che dipende dai ministeri della Salute e del Tesoro. Che quel commissario si chiamava Cotticelli e, per farvi capire in che mani ci eravamo messi, ha impiegato un anno e mezzo solo per approvare il piano operativo. Dopo Cotticelli hanno scelto Zuccatelli e inseguito Strada creando solo confusione e denunciando approssimazione e inconcludenza.

Questo giornale è consapevole che la sanità è grandissima parte del bilancio regionale e che vanno tenuti fuori gli artigli dei poteri criminali e massonici e invita a scegliere persone di comprovate competenza e indipendenza, ma ritiene però che lo Stato deve sapere scegliere i suoi uomini e proteggerli. Soprattutto lo Stato e chi lo rappresenta governando il Paese si deve sporcare le mani con l’operazione verità lanciata da questo giornale sulle distorsioni della spesa pubblica sanitaria, scolastica e infrastrutturale.

Oggi pubblichiamo i dati del monitoraggio della spesa sanitaria condotto dalla Ragioneria Generale dello Stato. Arriva alle stesse conclusioni della Corte dei Conti. Per lo Stato, grazie alle manovre indisturbate dei Capetti delle Regioni del Nord, se nasci al Sud sei figlio di un Dio minore. Ogni confronto sull’efficienza va fatto a parità di risorse. Ha ragione il ministro del Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, se non si interviene sui meccanismi della spesa corrente non si va da nessuna parte. Si aggiungono figuracce a figuracce. Questa volta, pero, il governo Conte non potrà dire di non essere stato avvisato. Sono giorni che ripetiamo che la questione calabrese è una questione nazionale.

Per potere rimettere in riga, come è giusto, le Regioni che si sono allargate, bisogna che lo Stato dimostri almeno di esistere. Sbagliare una volta è possibile. Farlo due volte è gravissimo. Ignorare gli errori di prima e avviarsi allegramente a commettere il terzo errore toglie ogni legittimazione. Come possiamo continuare a chiedere, e noi lo faremo per convinzione, che dobbiamo smetterla con i venti staterelli se alla prima prova vera lo Stato o sbaglia o si nasconde?

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