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Gli italiani cominciano a conoscerlo e fa un certo effetto sentirlo parlare di euro e di dollaro. Sa che deve fare bene due cose, piano vaccini e Recovery Plan. Nel primo caso ha messo sotto pressione tutti in casa e in Europa e le Regioni hanno capito che la musica è cambiata. In Europa ha fatto emergere il doppio gioco delle case farmaceutiche e gli errori della Commissione. Sul Recovery le priorità sono chiare, a partire dal Sud, e ci sono centinaia di persone che lavorano con il suo solito metodo. Il pericolo più grande di oggi è che lo si carichi così tanto di aspettative da ritenere che possa risolvere tutti i problemi in un battibaleno

Mario Draghi ha una qualità che viene prima di tutte. Guarda al sodo. Che vuol dire la sostanza delle cose sfrondata dai dettagli. Non usa mai frasi ampollose o termini che non si capiscono. Se lo senti, sai cosa pensa. Ha l’ammirazione dei professori e dei premi Nobel ma è diverso da loro perché a lui quella stessa formazione culturale che molto spesso è analisi empirica serve per fare le cose, non per guardarsi l’ombelico e dirsi “quanto sono bello”.

A lui serve per decidere. A volte sbaglia, solo chi non fa non sbaglia, molto più spesso la indovina, ma il metodo è sempre lo stesso. Quello della competenza tecnica utilizzata per decidere, non fine a se stessa. Gli italiani stanno cominciando a conoscerlo e fa un certo effetto sentire Mario Draghi parlare di euro e di dollaro. Ti restano dentro delle cose che ti permettono di dire: ho capito.

Qui in Europa c’è un’Unione bancaria a metà, non c’è il mercato dei capitali, non c’è l’Unione fiscale, siamo ancora dei piccoli Stati che stanno insieme senza un ministro del Tesoro europeo.

Lì in America c’è il Tesoro di tutti e tutti se ne avvantaggiano perché quando c’è un afflusso di capitali vanno tutti sul bond americano che vale per i californiani come per i newyorkesi.

Quando c’è largo uso dell’euro, i capitali invece defluiscono verso la Germania, non avendo l’Europa un mercato del bond unico; insomma, l’afflusso favorisce il bund tedesco e, cioè, il Paese più forte a discapito degli altri, perché è inevitabile che a causa di ciò si allarghi lo spread con i Paesi del Sud Europa e che questi soffrano invece di gioire. Parlava dell’Europa Draghi l’altro giorno in conferenza stampa ma stava parlando anche di noi.

Il pericolo più grande che ha oggi è che lo si carichi così tanto di aspettative da ritenere che possa risolvere tutti i problemi in un battibaleno. In realtà lui, anche questa volta, sta guardando al sodo. Sa che deve fare bene due cose, piano vaccini e Recovery Plan, e lì è tutta la sua concentrazione. Nel primo caso ha messo sotto pressione tutti in casa e in Europa.

Al posto delle Primule c’è l’esercito, le Regioni hanno capito che la musica è cambiata, le regole ora ci sono e la rottura non ci sarà perché si bada alla sostanza e bisogna correre. In Europa ha fatto emergere il doppio gioco delle case farmaceutiche e gli errori della Commissione, sono venuti fuori i ritardi tedeschi e francesi che sono come quelli italiani sulla logistica e sulle quantità dei vaccini, si è vista una leadership concreta che incide sulle cose.

Questo è Mario Draghi. Sul Recovery Plan non ha messo la sua cricca, esattamente come in Bce e prima in Banca d’Italia punta sulle risorse umane che ha trovato. Ci sono centinaia di persone che lavorano, che riportano al Mef, che a sua volta riferisce a lui.

Le priorità sono chiare, il Mezzogiorno a partire dalla scuola è lì in bella evidenza, le competenze dei ministri pure. Il compito sarà svolto al meglio, il governo avrà adempiuto alla sua ragione sociale, e Draghi avrà sprovincializzato l’Italia. Che diventerà giorno dopo giorno un interlocutore importante a livello europeo.

Se Draghi resta su piazza per un po’ diventa un riferimento internazionale per l’Italia come lo è stato per l’Europa con la battaglia vinta dell’euro. Nessun italiano in buona fede non può non augurarselo e metterci del suo perché ciò avvenga.


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