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Mario Draghi

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Non può essere un giudice contabile a bloccare un programma nazionale di ricerca così strategico per l’Italia. Se non è un programma strategico ma un suo sottoprodotto allora abbiamo scherzato, ma siamo sempre quel Paese poco serio di prima. Se, altro caso da non sottovalutare, per competere ai bandi di gara del Next Generation Eu per gli asili nido dei loro territori, i singoli Comuni debbono aspettare le Regioni con le loro burocrazie incuranti di tutto di sicuro non riusciranno a realizzarli. Bisogna vigilare su che cosa accade negli scantinati delle resistenze organizzate al cambiamento che si annidano nelle magistrature contabili e nelle authority debordanti così come tra i mandarini delle nomenclature regionali

Il problema di oggi per l’economia reale e i mercati si chiama variante Delta. La domanda è se questa nuova parte della pandemia ferma o no la ripresa delle attività. Questo si chiedono i mercati. Questo sta mettendo in crisi mezza Europa e vede Paesi come Francia, Spagna, Portogallo, in forme e modalità differenti, registrare battute d’arresto nella battaglia contro la diffusione dei contagi e/o costretti a fare fronte a nuove emergenze. Banalizzare non aiuta.

La festa italiana per il meritatissimo successo ai campionati europei e lo spirito di squadra dimostrato che è quello che più serve oggi al Paese, non ci esime da interrogarci prudenzialmente se lo 0,7% di prodotto interno lordo sarà in più o in meno. Perché deve essere chiaro a tutti che se agli inevitabili e diffusi assembramenti legati alla grande festa dello sport italiano non si risponde accelerando ulteriormente sulla campagna di vaccinazione e mantenendo i comportamenti di sicurezza, diventa reale il rischio di un ribaltamento prima delle aspettative e poi della situazione. Questo è il rischio capitale da scongiurare con ogni mezzo prima di tutto nel cuore di questa calda estate.

Abbiamo, come è noto, piena fiducia nel governo di unità nazionale e di chi lo guida. La squadra di governo non ha bucato uno solo degli appuntamenti con il cronoprogramma delle riforme concordato con l’Europa che è l’unica chance concreta che abbiamo di rimettere in moto la macchina degli investimenti pubblici e, di conseguenza, di mobilitare quelli privati. Questo è il cuore della scommessa strategica di trasformare un Paese da venti anni a crescita zero in un altro Paese capace di crescere a ritmi da miracolo economico. Il fatto che i partiti continuino a fare rumore, ma riconoscono l’ultima parola a Draghi sulle cose che contano, ci conforta e, soprattutto, consente finalmente al Paese di decidere dopo due decenni di rumorosi rinvii di ogni tipo di decisione. Anche il Presidente Draghi deve, però, stare molto attento a chi nella amministrazione dello Stato a livello centrale e in quella territoriale a livello regionale continua nel frattempo a operare come se nulla fosse accaduto. Né il nuovo ’29 mondiale che richiede risposte con tutt’altra velocità né le scelte di indirizzo e operative già compiute con il metodo Draghi per l’attuazione del Recovery Plan italiano.

Prendiamo il caso del vaccino italiano Reithera. Non sappiamo chi abbia ragione. Chi sostiene che abbia superato brillantemente anche la seconda serie di test con un’elevatissima produzione di anticorpi. O chi viceversa ribatte che senza la terza fila di test attuata con i canoni della trasparenza internazionale non è possibile valutare la resa effettiva di quegli anticorpi prodotti.

Quello che sappiamo con certezza è che un giudice della Corte dei conti ha bloccato l’erogazione dei fondi deliberati all’azienda italiana impegnata in questo delicato lavoro che è prima di tutto un lavoro contro il tempo.

A prendere queste decisioni in un’Italia che vuole cambiare non può essere un singolo giudice di quella Corte dei conti che non ci stancheremo mai di ringraziare per il lavoro di verità compiuto sulla anomala distribuzione della spesa pubblica tra Nord e Sud del Paese. Non può essere un giudice contabile a bloccare un programma nazionale di ricerca così strategico per l’Italia. Se non è un programma strategico ma un suo sottoprodotto allora abbiamo scherzato, ma siamo sempre quel Paese poco serio di prima. Se, altro caso da non sottovalutare, per competere ai bandi di gara del Next Generation Eu per gli asili nido dei loro territori, i singoli Comuni debbono aspettare le Regioni che fanno la programmazione e che con le loro burocrazie incuranti di tutto e tutti si prendono tempo fino alla fine del 2022, allora continuano a vincere quelli di prima e gli asili nido non si faranno. I Comuni vedranno solo aumentare i loro deficit di bilancio perché quei soldi dovranno pure restituirli in quanto non potranno spenderli e bene nei tempi prestabiliti. No, così, come la prendi prendi, proprio non va.

Siamo contenti che si freni sull’autonomia differenziata e che il ciclo di riforme cammini. Questa è la partita chiave che solo la capacità di decidere e il gioco di squadra che Draghi è stato capace di innescare ci permettono oggi di giocare senza complessi e con il rispetto del mondo. Ci permettiamo, però, di suggerire di vigilare su che cosa accade negli scantinati delle resistenze organizzate al cambiamento che si annidano nelle magistrature contabili e nelle authority debordanti così come tra i mandarini delle nomenclature regionali. Presidente Draghi, anche qui, anzi qui oggi con urgenza prioritaria, bisogna battere un colpo secco. Che valga di esempio per tutti e funzioni da bussola per l’oggi e per il domani.

Servono lo stesso piglio con cui chiese proprio alla Corte dei conti, alla sua prima uscita da capo del governo, di guardarsi in faccia e di parlarsi tra di loro e con gli altri interlocutori con la lealtà che devono avere uomini che servono lo stesso Stato. Servono la stessa determinazione e le stesse modalità di intervento di quei poteri di richiamo previste dalla nuova governance del Recovery Plan per stroncare sul nascere il solito movimentismo di interessi regionale che può solo bloccare tutto. Sono gli stessi mandarini che non spendono da sempre i fondi europei e poi aspettano le scadenze per piazzare le loro marchette. Proprio non se ne può più.


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