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In poco più di sei mesi sono stati messi in ruolo 58800 docenti con un regolare concorso contro i 19 mila dell’anno precedente. Altrettanti (circa 60 mila) sono stati assunti e collocati al loro posto con contratto a termine annuale. Sono stati ingaggiati 60 mila insegnanti di sostegno. Tutto ciò è avvenuto entro la prima settimana di settembre, ma in mezzo secolo non è mai accaduto. È stato vaccinato oltre il 93% del personale scolastico e il 75% dei ragazzi nella fascia di età 16/19 anni, in generale siamo al 65%

Per la prima volta la scuola è stata al centro del dibattito. Potremmo dire: finalmente! Basti pensare che l’anno scorso si parlava solo dei banchi a rotelle. In poco più di sei mesi sono stati messi in ruolo 58800 docenti con un regolare concorso contro i 19 mila dell’anno precedente. Altrettanti (circa 60 mila) sono stati assunti e collocati al loro posto con contratto a termine annuale. Sono stati ingaggiati 60 mila insegnanti di sostegno. Tutto ciò è avvenuto entro la prima settimana di settembre, ma in mezzo secolo non è mai accaduto prima dell’ultima settimana di ottobre. Si sono guadagnati 40 giorni netti operando in silenzio e si è fissata una tabella di marcia per gli anni a venire con 25 mila assunzioni per concorso di stagione in stagione. È stato vaccinato oltre il 93% del personale scolastico e il 75% dei ragazzi nella fascia di età 16/19 anni, in generale siamo al 65%.

Tutti coloro che sono in buona fede hanno chiaro che la scuola da ultima è diventata l’avanguardia delle nuove aperture. Il Paese rilancia perché rilancia la scuola. In pochi mesi si è trasformata la scuola dalla grande dimenticata che era al motore della nuova ripartenza come è giusto che sia. I mestieri che ruotano intorno alla scuola sono tre.

Il primo appartiene allo Stato che deve garantire il personale nei tempi dovuti e ciò è avvenuto. Questa volta, però, ha fatto di più. È riuscito anche a garantire un tasso di copertura vaccinale che non è stato raggiunto in queste dimensioni in nessun altro ambito di attività. Coinvolgendo la Sogei e il ministero della Salute sempre il dicastero dell’Istruzione ha potuto annunciare che l’anno scolastico parte avendo a disposizione un sistema informatico che permette di avere tutti i numeri utili di tutte le scuole contemporaneamente classe per classe.

Il secondo mestiere appartiene alle Regioni che devono garantire in sicurezza il trasporto pubblico locale. Sono state riempite di soldi pubblici e hanno avuto compiti ben precisi. Se ci saranno problemi, deve essere chiaro sin da ora di chi sono le responsabilità.

Il terzo mestiere appartiene a Province e Comuni e riguarda gli edifici scolastici di cui sono proprietari. Il ministero dell’Istruzione si è impegnato in tutti i modi perché Comuni e Regioni potessero agire in autonomia senza bardature regionaliste che esprimono in molti casi l’operatività deteriore dello Stato. Si è fatto molto di più di quello che si dice e, soprattutto, si è fatto quello che si poteva fare in un tempo così ristretto.

Su 48 mila edifici scolastici ci possono essere problemi? Assolutamente sì, solo un pazzo potrebbe escluderli. Su una platea di un milione di docenti e otto milioni di studenti possono esserci incidenti di percorso?

Alzi la mano chi ritiene che sia possibile escluderli in ogni caso. Sarebbe bene, però, nel frattempo dire che gli esami in presenza si sono svolti regolarmente, che in estate – soprattutto nelle scuole del Sud – sono state recuperate un milione e settecentomila ore di didattica senza incidenti di percorso, che la scuola dell’infanzia ha già riaperto regolarmente i battenti e che anche a Bolzano, terra no vax, la ripresa delle attività scolastiche ha funzionato.

Le classi pollaio non sono nate in questi mesi, sono il frutto avvelenato di venti anni di federalismo della irresponsabilità alla italiana che ha regalato alle scuole del Nord con i soldi dovuti alle scuole del Sud. Tanto è vero che il problema qui, non altrove, si incontra oggi e non a caso il governo ha spinto molto perché queste platee studentesche fossero le più vaccinate – così è avvenuto – ma ha anche voluto che in quelle scuole si cominciassero a mettere più soldi dopo venti anni di miope dimenticanza. Il meridionalismo del ministro Bianchi della bassa ferrarese si inserisce nel solco dei Vanoni, dei Saraceno e dei Pastore e segue una linea di assoluta coerenza.

Diciamo la verità. Si sono poste tutte le condizioni possibili perché le cose vadano al meglio. Anche il tasso di condivisione del lavoro svolto in tutte le platee che ruotano intorno alla scuola è elevato tranne la voce fuori dal coro di un preside e del suo sindacato che non buca una tv e fa propaganda per il suo congresso. Vedremo come andranno realmente le cose, ma nel frattempo mi chiedo: perché invece di dire “lavoreremo tutti per l’apertura, ci crediamo”, molti, troppi, lavorano per il caos? Sembra quasi impossibile che tutti insieme possiamo lavorare per fare un Paese migliore, mentre invece è possibile tutto se siamo alla ricerca dell’alibi di turno per dire che questo o quello non si poteva fare. No, si fa e basta. Perché ci crediamo. Perché lo vogliamo. Questo è lo scatto organizzato in tutte le sue componenti di cui ha vitale bisogno il Paese.


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