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I presidenti Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron

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Siamo il grande malato d’Europa, l’Italia è diventata tutta Sud Europa. Presidente Conte, tocca a Lei ribaltare il tavolo, indirizzare la politica industriale, fare subito la grande rottamazione e avviare l’unificazione infrastrutturale recuperando quel 6% di risorse sottratte al Sud che Lei più volte ha riconosciuto

Abbiamo il governo del dopo. Deve diventare il governo del come. Deve farlo in fretta perché ha in cura il grande malato d’Europa che è l’economia italiana. Tutti hanno capito che il problema siamo noi. Tutti hanno capito che siamo un problema così grande che è meglio per ognuno di loro dare una mano affinché l’Italia salvi le penne. Ovviamente ci sono gli olandesi che sono insopportabilmente olandesi e ci sono gli svedesi che si svegliano per ultimi ma sempre svedesi sono. Ci sono i tedeschi che continuano a chiedersi qual è lo sconto (haircut) che i creditori devono scontare a garanzia dei titoli sovrani italiani. Ci sono i Paesi dell’Est che hanno capito prima dei nostri Governatori lombardo-veneti e di molte arroganze decadute che l’Italia è diventata tutta Sud d’Europa e che è, quindi, il più pericoloso dei loro concorrenti nell’utilizzo dei fondi comunitari. Perfino Salvini e la Meloni cominciano a rendersi conto che, per la prima volta dalla nascita dell’euro, si avvicina il giorno in cui l’Italia non sarà più contributore netto dell’Unione europea.

Per questo non si scherza più. Ci rivolgiamo direttamente al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, perché con il ministro dell’Economia del “dopo, dopo” che si ritrova, il rischio di sfidare la storia e sprecare l’aiuto franco tedesco è elevatissimo. Perché non ci siano equivoci su quello che stiamo scrivendo la invitiamo a suggerire ai suoi ministri di cambiare mood – in questo caso penso a Patuanelli che dichiara aspettiamo a festeggiare – perché chi ha la responsabilità di governo non ha nulla da festeggiare ma da non dormire la notte per fare le cose che allontanino il default sovrano del Paese. Ci rivolgiamo a lei, Presidente Conte, perché in una bella lettera inviataci, in risposta a un mio editoriale, e pubblicata sul nostro giornale il 27 aprile c’era scritto: diamo priorità alle riforme del diritto amministrativo e civile, semplifichiamo e digitalizziamo, cambiamo lo Stato e diamo un messaggio a tutti gli investitori, l’Italia è un Paese serio e affidabile. Sul Corriere della Sera di ieri abbiamo letto una sua nuova interessante lettera dove si torna a ribadire l’importanza strategica della digitalizzazione, di ridurre i tempi della giustizia civile, di cambiare l’abuso d’ufficio, di fare la riforma fiscale e di rilanciare gli investimenti pubblici e privati. Bene, tutto giusto e corretto, ma il punto è che nella sequenza delle decisioni non si arriva mai al come. I lavori pubblici li facciamo con il codice degli appalti o senza il codice degli appalti? La riforma fiscale certo, ma anche qui come la facciamo? Che atteggiamento abbiamo sul contante?

Politica industriale? Con chi? Per fare che cosa? Non si sa nemmeno chi avete intorno e per realizzare quale disegno. Non c’è un dibattito. Non c’è un nome. Non c’è una squadra.

Vogliamo andare avanti con un ministro Gualtieri che dice che aspetta i fondi europei per fare le proposte specifiche su turismo e automotive? Ministro Patuanelli glielo abbiamo detto da un mese in assoluta solitudine, come sempre: che cosa aspetta a varare una maxi rottamazione non solo sull’auto, ma su tutti (dico tutti) i beni strumentali? Ma davvero lei e Gualtieri credete di potere andare avanti con Sace, Cdp, Invitalia e i prestiti assistiti dalla garanzia del Tesoro con i Grandi Decotti italiani e esteri? Non volete ascoltare noi, va bene, ma potete almeno prendere esempio da quello che ha fatto Macron con l’auto? Sono tutti impazziti se Renault è volata in Borsa a Parigi? Digitalizzazione? La solita demagogia senza soldi o qualcosa di serio? Se sì: dove, come, con chi?

Abbiamo parlato nei giorni scorsi di olio di gomito, di pochi uomini di valore che fanno le cose e che consentano all’Italia di tornare a essere la lepre nell’utilizzo dei fondi comunitari come negli anni del miracolo economico italiano e di ideare e attuare progetti industriali vincenti per Alitalia, Ilva, Autostrade. Ma vi rendete conto che 500 miliardi a fondo perduto sono allo stesso tempo il segno di un passo avanti storico del trio Macron-Merkel-Von der Leyen e molto molto meno di quello che butta fuori l’America?

I mercati hanno frenato perché gli olandesi e gli svedesi fanno le bizze, perché la Merkel dice che il cammino è lungo, perché i primi soldi arriveranno nel 2021. E noi nel frattempo che facciamo? Continuiamo a stare fermi? Ci mettiamo a vendere monopattini al posto di fare la Grande rottamazione che può ribaltare la situazione? Siamo stati i primi a dire che la manovra da 400 miliardi faceva ridere, perché erano garanzie avariate e non sarebbe uscito un euro, è andata proprio così, ma tutto ciò non fa più ridere nessuno, perché le persone che piangono sono già molte e molte di più ancora saranno se si continua così. Sono i fatti che bisticciano con gli errori a ripetizione del Tesoro e bisogna che qualcuno costringa Gualtieri a aprire gli occhi. Presidente Conte, tocca a Lei ribaltare il tavolo. Tocca a Lei indirizzare la politica industriale e porre al centro l’unificazione infrastrutturale a partire dal recupero di quel 6% di risorse sottratte indebitamente al Sud che lei ha più volte riconosciuto. Si faccia sentire con chi ha la regia della politica economica e con la macchina amministrativa del Tesoro.

Le riforme devono diventare realtà, i soldi devono arrivare a destinazione, l’economia va protetta con una politica interna realmente espansiva che risarcisca e tuteli chi è stato danneggiato, non che faccia nuovo debito per tenere in vita cadaveri più o meno eccellenti. Altrimenti da qui alla fine dell’anno avrai lo stesso debito ma non avrai più un pezzo enorme dell’economia. Solo se evita questa catastrofe potrà combattere la battaglia delle battaglie che è in Europa, perché la verità è che i 500 miliardi a fondo perduto e i 170 all’Italia tra sussidi e prestiti, sono pochi se si vuole fronteggiare la Grande Depressione. L’Europa non può più seguire gli olandesi, gli austriaci, gli svedesi e i loro diritti di veto. Siamo seri: quale diritto di veto possono ancora avere Paesi che non hanno una visione complessiva dell’economia e dell’Europa? La prima riforma europea deve essere quella di togliere questo principio finto dell’unanimità perché nelle grandi economie i voti si pesano e nel più ricco e antico dei mercati di consumo del mondo non c’è più spazio per i miopi egoismi nazionalisti.


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