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Roberto Gualtieri

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Abbiamo un ministro dell’Economia che non vede il disastro scritto nelle tabelle da lui stesso presentate alla Commissione sulle banche. Nella fase iniziale, quella cruciale, le 140 banche coinvolte dal decreto liquidità hanno concluso operazioni per non più del 10% del totale delle domande pervenute.

A oggi su 650 mila richieste di prestiti fino a 25 mila euro ne sono state approvate – non erogate – meno della metà. Dulcis in fundo le garanzie della Sace assicuratore, a sua volta assicurato dal Tesoro della Repubblica italiana e, cioè, da noi contribuenti. Qui si annida il salva-banche mascherato dietro l’etichetta di salva-imprese propagandato dal governo e che noi abbiamo denunciato dal primo giorno mentre i cosiddetti giornali di qualità titolavano a tutta pagina che sarebbero piovuti sulle imprese 400 miliardi. Ora facciamo nuove scoperte. La cosiddetta garanzia Italia si farebbe bene a chiamarla Garanzia Nord perché là c’è il 77% delle domande esaminate contro il 16% del centro e un minuscolo 7% del Sud. Vogliamo essere molto chiari: dietro quel 77% di Garanzia Nord ci sono le facce riconoscibili e le aziende altrettanto riconoscibili dei Grandi Decotti privati di questo Paese noti per il carico di indebitamento e di perdite accumulato molti anni prima dell’arrivo del Coronavirus.

Diciamocela tutta. Per risarcire le piccole imprese private del Nord e del Sud che vivono di economia reale e hanno conti sani, ma pagano dazio alla decisione del governo di chiudere le loro attività economiche, non diamo il becco di un quattrino o lo facciamo molto lentamente. Per alimentare la cassa dei ricchi decotti ci muoviamo di gran fretta e continuiamo nella sistematica azione di foraggiamento assistenziale degli imprenditori della rendita del Nord, bruciando in questo calderone risorse che sarebbero preziose per tenere in vita l’economia privata meridionale di mercato. Vogliamo avvisare i funzionari della Sace che il Covid passerà, ma quelle carte con cui si scaricano sullo Stato i debiti privati contratti molti anni prima finiranno di certo per interessare i mille inquirenti di questo Paese.

Il plauso pubblico ai funzionari della Sace che il ministro Gualtieri ha voluto tributare è incompatibile con ciò che dicono le tabelle consegnate dallo stesso ministro ai commissari della Bicamerale di inchiesta sul sistema bancario. Il tono e le dichiarazioni complessive rese dal ministro sul funzionamento della macchia pubblica italiana sono incompatibili con quanto emerge chiaro dai numeri che il ministro stesso ha voluto ufficialmente depositare agli atti. Siamo in presenza di un qualcosa di veramente preoccupante. Perché sbagliare è possibile, insistere negli errori pure, e in questo caso è accaduto, ma vendere i primi e i secondi come uno straordinario successo è un atteggiamento inverosimile che fa a pugni con la condizione reale del Paese aggravata proprio da quel disastro che è sotto gli occhi di tutti e che solo Gualtieri si ostina a non volere vedere.

Siamo alla vigilia degli Stati generali dell’Economia che questo giornale ha chiesto a gran voce perché riteniamo che un Progetto Paese di lungo termine richieda l’ascolto di chi produce il Pil vero, quello non drogato dagli aiuti pubblici, e debba essere definito in tempi strettissimi. Come sono esattamente sette/dieci giorni di consultazioni rispetto a un programma che deve durare dieci/venti anni. A essere onesti fino in fondo, li abbiamo anche chiesti perché lo scempio quotidiano offerto dal Tesoro e dalla sua macchina esecutiva, a maggior ragione impone che sia la Presidenza del Consiglio a prendere in mano l’economia. A definire e gestire un piano di riunificazione infrastrutturale tra le due aree del Paese e un disegno organico di politica industriale che venda la bellezza del Paese nel mondo e investa sui grandi deal dove possiamo ancora dire la nostra mettendo insieme azionisti pubblici e privati. Tra Bce e Recovery Fund l’unico problema che l’Italia non ha sono i soldi. Il problema che ha oggi è una macchina che non è capace di spendere questi soldi. Farlo con un ministro che mette la testa sotto la sabbia e difende questa scassatissima burocrazia è impossibile.


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