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Roberto Gualtieri

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Il metodo Ciampi è quello che serve oggi all’Italia. Conte e il suo Recovery plan con investimenti e cronoprogramma saranno a breve alla prova dei fatti, ma lasciano di stucco i poteri straordinari sugli 80 miliardi per l’emergenza al ministro Gualtieri che ha rinunciato alla regia della politica economica e si è arreso alla macchina burocratica che ha danneggiato il Paese più di ogni altro

Per rifare Ciampi non è necessario essere uguale a lui, ma almeno un poco assomigliargli. Bisogna avere vinto la battaglia contro la Bundesbank dell’amico Hans Tietmeyer e avere fatto cambiare idea al primo dei falchi olandesi. Bisogna avere inventato la politica dei redditi.

Ricordo una sua telefonata di domenica mattina dopo la passeggiata a Villa Ada in cui mi racconta il film di una vita, dentro ci sono l’uomo e il carattere. Ho già raccontato questa telefonata, ma qui intendo rievocarla.

Mi parla de “il macchiavello” come lo chiamava lui, che è più o meno un sinonimo di credibilità, con cui riesce a spezzare il circolo vizioso inflazione-svalutazione-sfiducia e quindi tassi di interesse alle stelle, e che si tradusse nell’accordo sulla politica dei redditi nel luglio del ’93 durante il suo governo. Ricostruisce la corsa contro il tempo, qualche anno dopo, da ministro del Tesoro del primo esecutivo guidato da Prodi, per entrare da subito nell’euro, la cultura dell’avanzo primario, le diffidenze diffuse fuori dall’Italia fugate una a una a tempo di record.

Ricordo ciò che mi disse dell’ex leader della Cgil, Bruno Trentin: «Veda, senza il grande realismo e la fibra morale di quell’uomo non avremmo mai potuto curare il male sottile dell’inflazione, fu un privilegio per me lavorare con lui e l’accordo del ’93 fu un passaggio cruciale non solo nella storia delle relazioni industriali di questo Paese, ma anche come affermazione di un metodo di governo».

Risento le sue parole sull’ex ministro delle finanze olandesi, Gerrit Zalm, superfalco per antonomasia: «Ricordo un vertice molto importante e Zalm, fino ad allora nostro irriducibile avversario, che si alza e con qualche perdonabile errore dice in italiano “Ciampi è veramente il duro” e annuncia così che l’Olanda non si sarebbe opposta all’ingresso dell’Italia nell’euro».

Vi ho parlato di Ciampi perché il suo metodo è quello che servirebbe oggi all’Italia. Quando abbiamo proposto gli Stati generali dell’economia pensavamo anche a questo. La chiamata alle armi di ieri dello Stato imprenditore italiano che è ciò che è sopravvissuto di grande impresa in Italia e il continuo riferirsi del Presidente Conte a un Recovery plan più circoscritto con un pacchetto di investimenti e di riforme, a partire dalle semplificazioni, e tanto di cronoprogramma, un poco richiama quel metodo di governo. Ovviamente tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e ho bisogno di vedere gli atti, i fatti, ma siccome è questione di una settimana si può almeno attendere per vedere.

Se sento, però, come mi è capitato di ascoltare, paragoni molto azzardati tra Ciampi e l’attuale inquilino di via XX Settembre, Roberto Gualtieri, l’uomo che ha rinunciato alla regia della politica economica dando campo libero a una burocrazia che ha nuociuto più di ogni altro all’Italia in questo frangente, rabbrividisco.

Quando i cosiddetti giornali di qualità nascondendo la notizia in fondo all’articolo ci informano dei poteri straordinari dati a Gualtieri per gestire gli 80 miliardi di emergenza e tamponare falle e ritardi della macchina burocratica, annichilisco. Perché nessun ministro dell’Economia, credetemi ne ho conosciuti davvero tanti, è stato così arrendevole nei confronti di un’amministrazione che è arrivata a concepire un decreto liquidità (avete capito bene: liquidità, soldi in un giorno sui conti correnti di persone e imprese) con dodici decreti attuativi e non ne ha adottato nemmeno uno a tre mesi di distanza. Siamo senza parole.

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