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Nicola Zingaretti, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio

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Nomine su Alitalia fatte con le vecchie logiche: il contrario di quello che serve. Il massimalismo dei Cinque Stelle e il conservatorismo della Sinistra padronale sono due blocchi che tengono prigioniero il Paese

Siamo già a ferragosto con largo anticipo. Ogni giorno una polemica, magari due o tre. Effluvi di parole. Conclusione: si vedrà in autunno, capiremo in autunno. Aberrante. Il pubblico impiego passa direttamente dall’anticipo (lockdown) alla vacanza e potrà raccontare ai nipoti di quell’anno “bellissimo” in cui fecero sei mesi di festa retribuiti. Chissenefrega se i giovani di tutto il Paese hanno studiato male e metà di loro hanno fatto finta di studiare perché in casa non c’era nemmeno un computer e la didattica a distanza resta un miraggio.

Il sindacato è in mano agli impiegati pubblici e ne ha blindato il privilegio ma né il primo né i secondi hanno evidentemente capito che se continuano a tenere chiusi gli uffici e l’economia di sicuro non ci saranno neppure più i soldi per pagare i loro stipendi. Ogni giorno che passa appare sempre più chiaro che il governo Conte due è l’incontro non consumabile tra il massimalismo dei Cinque Stelle e il conservatorismo della Sinistra padronale che ruota intorno al Pd. Siamo al governo dei “Guardie e ladri” senza Totò e Aldo Fabrizi.

Prendiamo il caso Autostrade. I primi vogliono la revoca della concessione ai Benetton. I secondi vogliono un buffetto sulla guancia dei Benetton e che tutto torni come prima. Prendiamo il Mes, ultima polemica di giornata, Zingaretti è stanco di attendere il sì dei Cinque Stelle perché bisogna rifare gli ospedali e i governatori emiliani e toscani hanno fretta. I Cinque Stelle replicano che Zingaretti vuole solo mettere le bandierine e non dice una parola sui ministri del Pd che non sono capaci di spendere neppure i soldi della liquidità e i fondi europei già approvati e stanziati.

Per sgombrare il campo dagli equivoci chi scrive è favorevole all’utilizzo del Mes senza condizionalità perché abbiamo un problema – soprattutto al Sud depredato nel silenzio complice della sua classe dirigente politica – di investimenti fissi nella sanità, a partire da ospedali pubblici e ricerca, ma ha anche il dovere di avvertire che se non si mette mano duramente alla macchina pubblica centrale e a quelle regionali potranno aumentare le clientele non la capacità di spesa produttiva. Così come è chiaro a tutti che le leve di comando sulle macchine della distruzione di valore sono saldamente nelle mani di ministri del Pd – Gualtieri in modo assoluto, Provenzano in modo relativo per il Sud, De Micheli in modalità rumorosa incompetenza cantieristica – e che, quindi, su di loro dovrebbe farsi sentire Zingaretti almeno con la stessa forza con cui chiede il via libera al Mes.

Anche perché, sebbene i tassi siano favorevolissimi, i finanziamenti del Mes sono spesa corrente a debito che andrà dunque rimborsata, dove invece si esercita il potere esecutivo della pattuglia di ministri del Pd si tratta di liquidità di sopravvivenza dovuta per proteggere l’economia e di investimenti pubblici per fare ripartire l’economia e tutelare il lavoro.

In mezzo a questi due blocchi di cemento armato c’è un Presidente del Consiglio impegnato ogni giorno nel lavoro delle mediazioni impossibili. Non ha alternative. Deve smetterla di mediare e pretendere sia lo scioglimento del partito delle mille burocrazie sia un grande falò nel quale prenda fuoco il groviglio di norme e privilegi che imbrigliano l’Italia. Non c’è più spazio per gli amichetti senza arte né parte dei Cinque Stelle e per loro battaglie ideologiche sbagliate. Non c’è più spazio per la doppia, tripla morale del Pd che non può essere la nuova Forza Italia (le copie sono sempre peggio degli originali) e non può rinviare oltre l’appuntamento con lo specchio. Entrambi, Cinque Stelle e Pd, devono fare i conti con la realtà e decidere di dare mandato pieno a Conte per smantellare la Nomenklatura dei decreti attuativi del Tesoro, fare la Semplificazione dei fatti, e aprire subito i cantieri immediatamente cantierabili.

Se non si supera questo fosso Mes, Sure, Bei, Recovery sono solo diversivi di una polemica politica che ha stufato e Conte farebbe bene a prendere atto che l’Italia così non ce la fa. Noi ci auguriamo l’esatto contrario e siamo consapevoli che i fatti devono arrivare prima di metà luglio. Nessuno pensi di vendersi l’accordo europeo della solidarietà sotto il segno della Merkel e la sua eventuale mega cassa e di rinviare tutto a dopo Ferragosto. Bisogna fare l’opposto di quello che si è fatto ieri con l’Alitalia dove si riflettono nello specchio del Pd le sagome dell’uomo “di buon comando” che diventa capo azienda e dell’uomo delle missioni mai portate a termine che diventa presidente. Tre miliardi in queste mani francamente fanno paura.

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