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Il premier Giuseppe Conte e il ministro Roberto Gualtieri

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Non solo la macchina pubblica burocratica è incapace di erogare liquidità e di sbloccare gli investimenti pubblici ma addirittura riesce a fare di peggio: il 27% dei provvedimenti da attuare del cosiddetto decreto Rilancio sono fuori tempo massimo. Sugli investimenti pubblici l’Italia non può perdere nemmeno un giorno, ma taglia ancora il Sud e fa il contrario di ciò che ci chiede l’Europa

NON SAPPIAMO bene se si vuole arrivare direttamente alla povertà e alla polveriera sociale, francamente lo temiamo. Ci auguriamo che si abbia almeno il buon senso di smetterla di andare sistematicamente nella direzione sbagliata distribuendo sorrisi a destra e a manca. Fanno a pugni con la perdita del lavoro o la paura di perderlo. La cassa integrazione che non arriva. Le saracinesche che restano chiuse. Il turismo e i consumi che si dileguano. L’industria che non ha il coraggio di fare il conto vero delle sue perdite da Pandemia.

Non abbiamo perso la speranza che chi ha la responsabilità dell’economia in un passaggio della storia si fermi qualche stazione prima dell’ultima di questa via Crucis tutta italiana. Soprattutto ci domandiamo che cosa deve ancora accadere prima di chiedere conto del suo operato. Siamo messi peggio di tutti ma facciamo finta di non capire. Facciamo finta di non capire che avevamo prima del Coronavirus una serie enorme di problemi strutturali che avremmo dovuto risolvere e che proseguire oggi con lo stesso metodo e gli stessi uomini è semplicemente suicida. Diciamo le cose come stanno. Non se ne può proprio più di questa ipocrisia da Sinistra Padronale che finge afflizione, sistema gli affarucci dei Soliti Noti, chiede agli altri di fare e non si sporca mai le mani per mettere a posto una macchina pubblica incapace di erogare liquidità e di sbloccare gli investimenti pubblici. Riesce addirittura a fare di peggio.

Come ci ricorda Claudio Marincola, con il suo consueto rigore, il 27% dei provvedimenti da attuare del cosiddetto decreto Rilancio sono perfino scaduti.

Sei erano di competenza del ministero dell’Economia; 3 del ministero della Cultura; 4 del ministero delle Infrastrutture; 1 del ministero del Lavoro e 1 di Palazzo Chigi; 3 del ministero dell’Interno e due dell’Agricoltura. Inutile dire che non era questo il senso di urgenza del decreto, vero ministro Gualtieri? Inutile dire che è noto che la macchina burocratica ci fa perdere colpi, ma che ai tempi del Coronavirus i danni diventano incalcolabili, vero ministro Gualtieri? Di fronte a questo scempio noi, ministro Gualtieri, che facciamo?

Chiamiamo a raccolta le migliori energie dell’amministrazione pubblica, le scoviamo ovunque siano nascoste, mettiamo al loro fianco qualche ingegnere e qualche informatico, esperti di fondi pubblici e comunitari, analisti finanziari? Per carità, continuiamo a affidarci agli stessi quattro gatti e prolunghiamo le “vacanze” di tre milioni di statali fino all’anno prossimo. Siamo molto oltre la lucida follia. Non è tollerabile che il ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, non dica niente, non si scusi pubblicamente, ma soprattutto non faccia in modo che le cose cambino.

Non è tollerabile che chi ha la responsabilità della macchina amministrativa del Tesoro, non decida da solo di cambiare il modo di scrivere le leggi perché non abbiamo più tempo per attendere l’ennesimo decreto semplificazioni e, a questo punto, la valanga certa di nuovi decreti attuativi che nessuno adotterà mentre il Paese muore.

Non è tollerabile che un’altra “campionessa” di questa squadra minore della Sinistra Padronale, tale Paola De Micheli, diciamo la Capitana delle mezze calzette che tiene in ostaggio la Liguria, si possa permettere di stilare una lista di opere prioritarie dove i soldi veri sono tutti al Nord e si riservano al Sud gli stessi studi di fattibilità e le stesse chiacchiere che il partito dei “ricchi” tosco-emiliano (appunto il Pd) in combutta con la destra leghista lombardo-veneta propina da almeno dieci anni in qua.

Se nemmeno il Coronavirus costringe il Pd a fare i conti con l’operazione verità lanciata da questo giornale e certificata dalle principali istituzioni economiche, statistiche e contabili della Repubblica Italiana, e a porre di conseguenza al centro della politica economica la riunificazione infrastrutturale delle due Italie, allora deve essere chiaro a tutti che nessun aiuto europeo – piccolo, grande, grandissimo con o senza condizioni – potrà mai salvare l’Italia e gli italiani. Si vuole continuare a depredare il bilancio pubblico che ha un buco di cassa di 55 miliardi coperto con nuovo debito per togliere ai poveri e regalare ai ricchi arrivando a dire, al massimo della finzione, che si fa il contrario.

Siamo al vomito.

Al Tesoro della Repubblica italiana prendano esempio dalla Francia di Macron e facciano (non annuncino) una rottamazione a 360 gradi per ogni tipo di auto e per ogni tipo di elettrodomestico. Si occupino di turismo e commercio dove i “morti economici” in assenza di interventi possono assumere le dimensioni di un’ecatombe di centinaia di migliaia di aziende. Si lanci con un bando di gara internazionale il progetto integrato dell’alta velocità ferroviaria del Mezzogiorno e si aprano i cantieri in Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata, Campania, risparmiandoci farse vecchie e nuove sul Ponte sullo Stretto e le solite scartoffie degli studi di fattibilità. Soprattutto, lo si faccia subito perché come ci ricordano perfino olandesi e tedeschi per gli investimenti pubblici l’Italia non può perdere nemmeno un giorno.

Si spremano le meningi per inventarsi almeno un’idea una di innovazione finanziaria che permetta non di collocare solo titoli pubblici a tassi onerosi, ma almeno di mobilitare il capitale privato italiano attraverso quegli stessi titoli per fare infrastrutture di sviluppo (soprattutto al Sud) che possano determinare crescita e benessere. Che possano dimostrare al mondo che facciamo il contrario di quello che abbiamo fatto negli ultimi venti anni. Che facciamo crescere il Pil oltre che il debito cominciando a unire le due Italie. Al momento sappiamo solo aumentare lo scostamento di bilancio senza spendere per sostenere chi ha diritto di essere risarcito. Facciamo, purtroppo, quello che abbiamo sempre fatto e non abbiamo capito che non è più possibile.

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