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Guido Longo, nuovo commissario alla Sanità in Calabria

Tempo di lettura 4 Minuti

Il commissario in Calabria non deve arrivare con la borsa vuota altrimenti è destinato a fallire. Chi governa la sanità si deve assumere la responsabilità azzerando il debito pregresso e ponendo le condizioni perché non se ne crei uno nuovo. Bisogna capire che la stagione degli amichetti politici nelle aziende sanitarie locali, negli ospedali, ovunque, è finita. Lo Stato dovrà essere ogni ora del giorno e della notte dietro le spalle di Longo dando a lui veri poteri e vere risorse. Per scegliere manager nelle aziende sanitarie capaci di cambiare le cose per sempre

GUIDO Longo è uno tosto. È un uomo delle istituzioni, ma non ha mai scaldato la poltrona. Ha dimostrato sul campo grandi capacità investigative. Capo della mobile a Reggio Calabria, questore a Reggio Calabria, questore a Caserta, questore a Palermo, prima questore e poi prefetto a Vibo Valentia. Un passato alla Dia e arresti di superlatitanti del calibro di Antonio Iovine, Michele Zagaria, e il capo dei capi dei casalesi, Francesco Schiavone, detto Sandokan.

Questo supersbirro catanese ama le missioni impossibili e gliene è capitata tra le mani una al di là di ogni immaginazione: dimostrare che il numero uno dei poliziotti può diventare il numero uno dei manager sanitari italiani perché mettere a posto ospedali e medicina sul territorio in Calabria vuol dire conquistare l’oscar mondiale dei risanamenti della sanità. Poiché siamo di fronte a una persona perbene, di valore, che merita rispetto, capace di grandi passioni e incorruttibile, non torneremo a ripetere che a nostro avviso il governo avrebbe dovuto scegliere un manager sanitario altamente specializzato tra i tanti calabresi che si sono affermati in Italia e fuori.

Persone partite dalla loro terra con molta fame e che oggi avrebbero potuto avere la stessa fame per rifare in casa quello che hanno fatto fuori e cambiare così le cose. Poiché siamo in una terra dove la sanità e tutto ciò che ci ruota intorno – famaci, appalti, assunzioni clientelari – è un punto melmoso di incontro tra interessi massonici, ‘ndranghetisti e acquitrino politico con ogni tipo di scambi, ci sentiamo rassicurati dal fatto di avere scelto un uomo che conosce la Calabria come le sue tasche e ha dimostrato qui come in Sicilia e in Campania di dare filo da torcere a tutti.

A questo punto, però, vogliamo essere molto chiari con chi lo ha nominato. Il governo Conte, il suo ineffabile ministro della Sanità Speranza, e il commissario a tutto Arcuri, si ricordino che sulla Calabria hanno responsabilità gravissime. Per loro il difficile inizia adesso perché lo Stato deve essere ogni ora del giorno e della notte dietro le spalle di Longo perché deve dare a lui veri poteri e vere risorse. Sul tema della sanità in Calabria si è superata ogni decenza e ogni pazienza. Se si continuano a dare 15,9 euro di investimenti fissi in sanità pro capite a un cittadino calabrese e 84,4 euro a un cittadino emiliano-romagnolo non solo si fa l’esatto contrario di quello che questo governo dice di volere fare, ma ci si macchia di una colpa morale non redimibile. Il ministro Speranza la smetta di fare il pesce in barile e di prendere ordini dalla Sinistra Padronale dei Bonaccini e attui nel riparto nazionale dei fondi sanitari la operazione verità che questo giornale non cessa di chiedere.

Il commissario in Calabria non deve arrivare con la borsa vuota altrimenti è destinato a fallire. Perché ciò non avvenga il presidente del Consiglio e chi governa la sanità si devono assumere le loro responsabilità azzerando il debito pregresso e ponendo le condizioni perché non se ne crei uno nuovo con trasferimenti che siano in linea con i diritti di cittadinanza fino a oggi violati. Quello stesso ministro della sanità deve capire per sempre che la stagione degli amichetti politici nelle aziende sanitarie locali, negli ospedali, ovunque, è finita per sempre. Si devono spogliare di ogni ingerenza partitocratica e dare poteri veri al commissario perché scelga lui con criteri meritocratici i soggetti attuatori, la prima e la seconda linea delle aziende sanitarie locali, perché è lì che c’è il marcio, proprio in quel punto dove si incrociano malaffare e clientela politica.

Parliamoci chiaro. Longo ha qualche possibilità di successo se potrà fare concorsi veri senza voti di scambio palesi o occulti. Se potrà operare fuori dai condizionamenti esterni e potrà muoversi al di sopra di tutti gli organismi territoriali. Se potrà avere al suo fianco quei medici di valore e quei manager sanitari di valore che con la loro competenza possono incidere in profondità cambiando usi e costumi. Questo vuol dire commissariare davvero la sanità in Calabria e porre le premesse perché le cose non cambino per un giorno, ma per sempre.

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