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La sede della Bce a Francoforte

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Non si esagera quando si sostiene che sull’attuazione efficiente del Recovery Plan italiano, più ancora di quello spagnolo, si gioca il futuro dell’Italia e dell’Europa perché in caso di fallimento italiano faremmo vincere la retorica del Nord Europa che avrebbe buon gioco a dire che la Banca centrale europea deve smetterla di finanziarie gli Stati e che è giusto che ognuno vada per i fatti propri. Vince la loro retorica e finisce l’Europa. Dimostriamo con i fatti che sappiamo fare le cose e unificheremo le due Italie e l’Europa

Il dibattito sull’eurobond da 20 miliardi di Next Generation Eu che poi non è un eurobond in senso stretto merita qualche parola in più. 

Per capire esattamente di che cosa stiamo parlando e quale è il dibattito politico che ruota intorno a esso.

Non è un eurobond in senso stretto perché è temporaneo, quindi non per sempre, e perché è garantito indirettamente dai vari stati nazionali, non dallo stato federale europeo che ancora non c’è. Benché una minima condivisone dei rischi in effetti oggettivamente esiste in quanto l’Italia garantisce tot e prende di più, la Germania garantisce tot e prende di meno.

In questo senso si può dire che c’è un embrione di eurobond che non è ancora un vero eurobond. Basta però questo embrione per scatenare la solita retorica austriaca, olandese, e siccome anche le pulci hanno la tosse, perfino finlandese.

Non passi per la testa di Roma e di Parigi di mettere i debiti in comune, tuonano i cosiddetti Paesi frugali, che hanno debiti privati stellari, soprattutto gli olandesi, ma di questo non vogliono discutere. Sia ben chiaro, tuonano, che mai e poi mai si deve andare verso la condivisione dei debiti pubblici ancorché parziale, mai e poi mai loro si faranno incastrare dottoreggiano di propaganda in propaganda dando corpo a paure incontrollate.

Facciamola breve: per loro deve essere una cosa temporanea legata solo al Covid perché i soldi degli olandesi, degli austriaci e così via non devono andare agli italiani che li buttano. Questa, diciamocela tutta, è la loro retorica che non ha nulla di nobile e molto di propagandistico a uso interno fomentando i peggiori egoismi.

Per questo non si esagera quando si sostiene che sull’attuazione efficiente del Recovery Plan italiano, più ancora di quello spagnolo, si gioca il futuro dell’Italia e dell’Europa perché in caso di fallimento italiano faremmo vincere la retorica del Nord Europa che avrebbe buon gioco a dire che la Banca centrale europea deve smetterla di finanziare gli Stati e che è giusto che ognuno vada per i fatti propri. Vince la loro retorica e finisce l’Europa.

Questa almeno è la loro sintesi pelosa che assomiglia moltissimo alla stessa retorica della Roma ladrona di Bossi, della secessione, e dei discorsi caserecci del tipo ognuno si tiene i propri soldi. Tutto ciò accade mentre l’Europa sta approvando un Piano nazionale dietro l’altro e presto tocca all’Italia. Dove l’ok più convinto sarà al cronoprogramma delle riforme, ma non mancheranno prescrizioni e raccomandazioni.

Ora capirete perché sosteniamo in modo ossessivo che il cuore della scommessa del governo di unità nazionale a guida Draghi è quel nucleo essenziale di riforme che sono semplificazioni, nuova governance, reclutamenti, procedure finanziarie.

Cerchiamo di non ricominciare a parlare e litigare sul nulla – stato di emergenza sì o no, mascherina sì o no, all’aperto sì e al chiuso no – perché a guidare queste decisioni deve essere solo il buon senso, non la propaganda politica che può anche produrre qualche voto in più ma al prezzo di fare andare per aria il Paese.

Occupiamoci seriamente di fare in modo che le semplificazioni funzionino, smettiamola come racconta Lia Romagno di sgomitare per le solite mancette, cambiamo nelle teste e nei comportamenti. L’Europa, quella dei Fondatori anche se con qualche mal di pancia tedesco, ha in testa un cammino fuori dalla retorica fatto di condivisioni crescenti che esaltano le responsabilità nazionali, ma con una precisa direzione unitaria che è quella di un’Europa federale che metta insieme la politica di bilancio e la difesa con un solo ministro dell’economia.

Che dia forza all’euro per tutti gli europei esattamente come è per gli americani con il dollaro. Dove il Bond americano vale per i californiani come per i newyorchesi al contrario dell’Europa dove il Bund tedesco e la sua corona nordista vincono sempre e molti altri perdono sempre. Bisogna attuare un disegno federale e solidale che assomiglia molto all’idea di Europa e di coesione che ha in testa da sempre Mario Draghi. Che gioca sulla riunificazione delle due Italie la partita decisiva. È bene che nessuno al centro come in periferia se lo dimentichi.


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