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Il presidente del Consiglio Mario Draghi

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L’urgenza è il presente ma troppi preferiscono parlare di futuro. L’urgenza è dotare le amministrazioni pubbliche meridionali di figure di elevata specializzazione per attuare bene il Recovery plan. Per tornare a creare le condizioni di contesto indispensabili per dare un lavoro di qualità alle donne e ai giovani del Mezzogiorno. Per trattenere e valorizzare in casa quel capitale umano che è la base del futuro del Paese. Sui vaccini sono bastati due telegrammi di Draghi per stroncare ore di dibattito pubblico malato sull’ultima polemica tra seconda dose eterologa o con Astrazeneca. Questo è il cambio di passo

L’URGENZA è il presente, ma molti, troppi preferiscono parlare di futuro. L’urgenza è dotare le amministrazioni pubbliche meridionali di figure di elevata specializzazione. L’urgenza è assumere funzionari esperti “amministrativo giuridico”, “rendicontazione, gestione e controllo”, “progettazione territoriale”, “tecnico” e “analista informatico”.

Senza questi team specializzati ora, non domani, i “soldi” del Recovery Plan di cui tutti sbagliando tutto si riempiono la bocca dalla sera alla mattina, spariscono di sicuro. Non ne possiamo più di aprire la tv e sentire il presidente di questo o quell’ente pubblico e di questo o quel  forum della pubblica amministrazione che parla di futuro e ripete lentamente: dobbiamo riprendere la formazione del pubblico impiego; dobbiamo avere creatività; dobbiamo ripensare l’ordinamento professionale; dobbiamo inventare scatole nuove per assumere con contratti nuovi; dobbiamo aumentare la reputazione del datore di lavoro Stato; dobbiamo spendere di più in formazione, siamo a cento milioni in meno di quanto spendevamo nel 2008.

Premesso che se si continua a fare formazione come si è fatta fino a oggi sono soldi buttati, continuare a parlare di futuro ignorando l’urgenza del presente significa collocarsi in quel dibattito dell’irrealtà che ha così tanta responsabilità nel ritardo italiano in genere e in quello meridionale in particolare.

Se a tutto ciò aggiungiamo la consueta quota giornaliera di disinformazione del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che continua a dire che il concorso sud è un concorso per i giovani mentre, come è scritto testualmente nella legge di bilancio 2021, è un concorso per reclutare 2800 tecnici esperti nella gestione dei fondi europei, allora cominciamo ad avere paura.

Bisogna avere presente che con il metodo con cui si è assunto fino a oggi ci ritroviamo  con 30 miliardi su 54 di risorse europee nemmeno programmate dalle Regioni, non dico spese o quanto meno impegnate, sia chiaro non dei fondi europei di coesione 2021/2027, ma di quelli 2014/2020. Chiaro? Avete capito chi è che parla?

Se addirittura lo stesso Presidente della Regione Campania nello stesso intervento vuole in qualche modo “screditare” gli idonei riammessi alla prova scritta dicendo che non lo sono  e si affretta a dire che farà lui un nuovo concorso per l’assunzione dei giovani avvalendosi peraltro delle procedure digitali semplificate introdotte dal ministro Brunetta che lui associa ingiustamente al “circo equestre” di cui lui, non altri, parlano, allora il nostro sentimento di paura diventa paralizzante.  

Con questi maestri, che pure come De Luca hanno saputo fare cose buone in situazioni difficili e è giusto riconoscerglielo, la ripartenza del Mezzogiorno e, dunque, dell’Italia diventa quanto meno problematica.

La sensazione che si percepisce è che quando vuoi togliere pezzi di poteri di intervento e vai a toccare ambiti sensibili come quelli dei concorsi e delle assunzioni, non si sente ragione. Abbiamo un presidente del consiglio, Mario Draghi, che parla un giorno sì  e l’altro pure di coesione e di lotta alle diseguaglianze della nuova Europa e di divari territoriali italiani da colmare, trovando sempre ascolto e rispetto.

Abbiamo un ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che non molla sulla frontiera di dare al Mezzogiorno le competenze tecniche di cui la sua amministrazione ha bisogno per tornare a creare le condizioni di contesto indispensabili per dare un lavoro di qualità alle donne e ai giovani del Mezzogiorno. Per trattenere e valorizzare in casa quel capitale umano che è la base del futuro del Paese non ci sono alternative possibili a scelte così radicali. Noi sappiamo con chi stare e abbiamo fiducia che chi guida il cambiamento e ne conosce l’urgenza non indietreggi di un millimetro.

Ps. Sui vaccini sono bastate pochissime parole di Mario Draghi per fare cadere come un castello di carte la panna montata italiana sull’ultima polemica tra seconda dose eterologa o con AstraZeneca. Un paio di telegrammi hanno stroncato ore di dibattito pubblico malato. Vi è chiaro perché la campagna di vaccinazione italiana è in mani sicure?


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