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Attilio Fontana, Giulio Gallera durante la conferenza stampa sull'emergenza coronavirus

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Nessuno può anche lontanamente pensare di fermare un virus globale come il Nuovo Coronavirus. Così come ci fa orrore qualsivoglia speculazione politica di fronte a un’emergenza sanitaria che interroga la coscienza nazionale e esige la mobilitazione del Paese. Nella giornata di oggi sorvoliamo, di proposito, sul dato economico di questa nuova crisi di origine epidemica cinese che – lo abbiamo già detto ripetutamente – non riguarda più, come ai tempi della Sars, un soggetto che vale il 5/6% dell’economia mondiale, ma che muove oggi quasi il 20% del prodotto interno lordo della terra. Pensare che in un mondo dove gli scambi sono intrecciati tutto ciò non si faccia sentire è semplicemente impossibile. Pensare che non abbia effetti pesanti per un Paese importatore, trasformatore e esportatore come l’Italia, è altrettanto surreale.

Il problema di oggi, però, è un altro. Il destino vuole che il caso Coronavirus esplode in modo serio in Italia, nel cuore della Lombardia, tra Codogno, Casalpusterlengo e Castiglione con 14 casi positivi, 5 tra medici e personale sanitario (LEGGI LA NOTIZIA). Scoppia improvvisamente dopo settimane in cui il Sistema Italia ha dato oggettivamente buona prova in termini di efficienza sanitaria e operativa sotto la guida dello Spallanzani di Roma e della nostra Protezione civile. Un periodo di incubazione così lungo nel caso del giovane trentottenne di Castiglione d’Adda senza che scatti nessun allarme tra un ricovero e l’altro legittima alcuni interrogativi.

Negligenze individuali o disorganizzazione di sistema? Ma questa disorganizzazione di sistema riguarda le strutture centrali o quelle del sistema sanitario regionale? Possono, addirittura, riguardare il sistema sanitario lombardo di gran lunga più finanziato dalla spesa pubblica nazionale e riconosciuto da tutti come modello di efficienza? Come è possibile che sia dovuto intervenire il Capo della Protezione Civile per individuare in Lombardia i centri per fare le quarantene e abbia dovuto ripetere, a voce alta, che da giorni ha chiesto alla Regione di avere l’elenco di tutte le strutture alberghiere disponibili? Perché si svegliano solo ora presidente dell’ordine dei medici, direttori sanitari e direzione generale Welfare della Regione Lombardia per dare indicazioni su come gestire il triage nel pronto soccorso? Che cosa si aspettava a dare prima queste direttive e, perché mai, dopo vari ricoveri e dimissioni dal pronto soccorso si è dovuti arrivare alla terapia intensiva per porre domande, avere sospetti e fare esami al giovane trentottenne? Che cosa impediva di rivolgersi dal primo momento al Sacco e al suo personale medico di assoluto valore? Solo un cretino può pensare di escludere focolai o, come vengono definiti in gergo, cluster o grappoli di casi, e altri se ne potranno verificare ovunque, in tutta Italia, su questo non si discute. Così come va bandito ogni forma di allarmismo. Davanti a 50/60 mila persone in isolamento, negozi e bar chiusi, però, una risposta a queste domande tecniche va data.

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