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Giuseppe Conte

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Per scongiurare la fine di questa stagione politica e la perdita della sovranità nazionale apertura immediata dei cantieri e semplificazioni

Vogliamo andare controcorrente. Abbiamo proposto gli Stati generali dell’economia in assoluta solitudine perché il metodo ciampiano che ha salvato una volta l’Italia diventasse il metodo operativo del governo Conte in una concertazione del fare che restituisca al Paese la sua macchina nell’utilizzo dei fondi europei e nazionali per rimettere in moto gli investimenti pubblici e privati. Olio di gomito e capacità esecutiva. Dentro un Progetto Paese di lungo termine condiviso che metta a frutto da subito la cassa europea della solidarietà. Dentro un disegno keynesiano che ha nelle parole del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, di sano realismo (i fondi europei non potranno mai essere gratuiti) la cifra politica più alta perché coniuga strategia e azione. Poche priorità: la prima e la seconda, a nostro avviso, sono il riequilibrio infrastrutturale materiale e immateriale tra Nord e Sud del Paese e la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno. Progetti decenti perché i soldi non ci vengono dati per fare quello che ci pare, ma per fare quello che abbiamo scelto di fare in questo luogo, in queste date, con queste scadenze, accettando il monitoraggio costante dell’impiego delle risorse disponibili e sapendo che se non cambia la macchina normativa e esecutiva il rischio di perderle a favore di Spagna e Portogallo è una realtà.

Insomma: l’esatto opposto di quello che è successo con il decreto “illiquidità”, gli aggiustamenti tardivi e insufficienti del decreto rilancio, le figuracce dei Tridico e degli Arcuri su cassa integrazione in deroga (mai vista) e mascherine a 0,50 euro (sparite), la regia della politica economica nelle mani di Roberto Gualtieri ridotta a suonare la musica dello spartito italiano della più sorda delle burocrazie europee che non semplifica ma moltiplica i processi, illude di risarcire con soldi veri ma non ne è capace, aggrava la crisi perché cumula la sfiducia alla sofferenza diffusa. Questi sono i fatti. Le scorie di tale pericolosa approssimazione si intravedono nelle dichiarazioni della ministra delle infrastrutture, anche lei del Pd, Paola De Micheli, che confonde le opere cantierabili con le risorse disponibili. Tutto ciò, come la difesa del dipendente pubblico a oltranza che non è la giusta difesa del suo posto di lavoro, ma dello status quo, deve uscire dallo schema mentale di una classe politica dirigente del Pd che ha ostacolato – o dato l’impressione di farlo – l’iniziativa degli Stati generali dell’economia che il Presidente Conte ha fatto sua accogliendo l’appello di questo giornale.

Spiace dirlo ma i cosiddetti giornali di qualità che con titoli a caratteri cubitali (400 miliardi a imprese e cittadini) hanno spacciato un salva banche di bassa lega con un salva imprese, scoprono la necessità di essere veloci solo quando si tratta di dire che gli Stati generali dell’economia sono una perdita di tempo.

I guasti prodotti dalla cultura della doppia morale per cui le stesse cose sono buone o cattive se le propone tizio o caio sono duri a morire. Questa malapianta appartiene anche a un’opposizione sovranista che ha perso tutti gli appuntamenti con la storia, ma sembra non volersi dare tregua fino a quando tra un giochetto e l’altro della politica scopriremo che l’Italia è uscita dal novero dei Paesi industrializzati.

Non sappiamo se il Presidente Conte sarà capace di onorare il metodo ciampiano, avere allungato le consultazioni per compiacere gli inadeguati eredi politici dell’uomo che ha inventato la concertazione del fare, non depone a suo favore. Sappiamo, però, che è consapevole del problema e vuole agire. Da questi Stati generali dell’economia devono uscire l’approvazione condivisa dell’apertura dei cantieri per tutte le opere cantierabili in un anno (52 miliardi, il 50% sono al Sud) e un intervento semplificatorio di carattere normativo, amministrativo, civile e penale che permetta alle persone oneste di mettere la firma senza temere ingiustamente il carcere e al Paese di tornare a attrarre investimenti privati.

Digitalizzazione, scuola e ricerca, sanità sono i grandi progetti da inserire nel Piano nazionale delle riforme con tempi, cassa e scadenze dei singoli interventi. Perché la bellezza dell’Italia non torni ad essere venduta come prima del Coronavirus, ma diventi il biglietto da visita del primo Paese al mondo per attrazione di turisti, servono le infrastrutture fatte a tempi di record e, prima ancora, quella liquidità negata che rischia di seppellire tutta l’economia del tempo libero e della cultura sotto una grande polveriera sociale. Serve, soprattutto, una macchina capace di spendere per fare le infrastrutture e dare la liquidità. Se gli Stati generali dell’economia serviranno a fare questo passeranno alla storia. Altrimenti segneranno la fine di questa stagione politica e la perdita della sovranità nazionale.

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