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Giuseppe Conte

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Il sistema dell’economia privata prova sulla sua pelle gli effetti nefasti di una caduta verticale senza precedenti. Cinema, teatro, cultura in genere, turismo, trasporto veloce, commercio e artigianato: nessuno è rimasto con le mani in mano. Uomini di spettacolo e di impresa hanno provato a riaprire. A differenza dell’impiego pubblico le hanno provate davvero tutte. Oggi, però, sono costretti a fermarsi di nuovo e se non incassano in moneta sonante a stretto giro ciò che è stato loro ingiustamente sottratto non ripartiranno mai più

Si gioca tutto sulla velocità e sulla congruità dell’indennizzo. Se il risarcimento dovuto avrà le quantità e le modalità della prima ondata del Coronavirus la stagione del governo Conte2 è chiusa. Se viceversa verrà erogato alla tedesca con tempi certi e importi generosi il cammino di questo esecutivo potrà proseguire. Il Paese, checché ne pensi il ministro dell’Economia Gualtieri, è in ginocchio. Ha consumato il capitale della fiducia e non è mai uscito dal tunnel della grande paura.

La manifattura italiana si è data molto da fare ma il mondo che è il suo mercato vive i giorni della Grande Depressione. Il sistema dell’economia privata non manifatturiera prova sulla sua pelle gli effetti nefasti di una caduta verticale senza precedenti. Cinema, teatro, cultura in genere, turismo, trasporto veloce, commercio e artigianato, nessuno è rimasto con le mani in mano. Uomini di spettacolo e di impresa hanno provato a riaprire.

A differenza dell’impiego pubblico le hanno provate davvero tutte per coniugare sicurezza e ripresa. Oggi, però, sono costretti a fermarsi di nuovo e se non incassano in moneta sonante a stretto giro ciò che è stato loro ingiustamente sottratto non ripartiranno mai più. Abbiamo messo in discussione il patrimonio più grande e meno valorizzato di questo Paese non per farlo diventare una priorità sistemica, ma per annullare il poco che ancora riesce a fare e a esprimere. Non può essere diversamente? La crisi epidemica resiliente globale e la crisi sanitaria italiana ci obbligano a farlo? Allora, almeno si dimostri di essere capaci di indennizzarli prontamente e in misura adeguata. Si sconfigga con i fatti la naturale diffidenza italiana.

Constato una diffusa e pericolosissima aria di sufficienza che circonda il pericolo reale di eversione sociale del Mezzogiorno. Averlo abolito dalla spesa infrastrutturale e pesantemente privato di spesa sociale da dieci anni in qua non sono colpe veniali ma peccati mortali. Aggiungere a tutto ciò il più clamoroso moltiplicatore di diseguaglianze che è la Pandemia globale con annessa Depressione economica (esistono o no due scuole? esistono o no due didattiche a distanza?) e pensare che il problema si risolva con la sacrosanta condanna dei professionisti del disordine sociale rasenta l’incoscienza lunare dell’ottimismo di maniera di Gualtieri. Che è di certo un ministro dell’Economia che ha scritto da un altro pianeta la sua Nota di aggiornamento al documento di Economia e Finanza.

Presidente Conte, lo abbiamo detto ieri lo ripetiamo oggi, non parli più dei fondi europei e della caccia al tesoro degli anni a venire, si occupi dell’oggi rovente che deve essere affrontato con i soldi veri che ha in casa. Parli con il Ragioniere dello Stato Mazzotta che è persona seria e usi il bazooka italiano di cento e passa miliardi (60 di Tesoreria, 44,5 patrimonio destinato dentro Cdp) per fare gli investimenti sanitari che servono e proteggere l’economia sotto attacco.

Lo faccia subito e mantenga a distanza i Capetti delle Regioni che hanno il vizio incorreggibile di farsi belli con i soldi del bilancio pubblico di cui lei, non loro, è tutore e responsabile. Siamo in guerra, ha ripetuto ieri, e allora faccia finalmente il suo gabinetto di guerra chiamando a raccolta i migliori e impegnandoli a attuare oggi con i fatti la coerenza meridionalista del trentino De Gasperi negli anni dell’unico, vero miracolo economico italiano che furono quelli del secondo Dopoguerra nelle stagioni del Centrismo e del primo Centrosinistra. Con il Paese Arlecchino dei De Luca e dei Bonaccini, dei Toti e degli Zaia, e con gli Arcuri che anche quando per sbaglio la indovina non riesce a farsi capire, non va da nessuna parte. Non si è mai scherzato perché viviamo giorni terribili e a Lei non è mai mancato il senso di responsabilità. Ora, però, siamo a un punto di non ritorno. Se non fa i conti con il federalismo dell’irresponsabilità e i suoi miopi tenutari e con una macchina dell’emergenza e della spesa che fa acqua da tutte le parti, non terrà sotto controllo la curva epidemiologica e scriverà da notaio l’atto di morte dell’economia italiana. Per evitare tutto ciò non può più mediare ma deve ribaltare subito il tavolo. Se avrà la forza di farlo gli italiani capiranno e saranno con lei. Altrimenti la abbandoneranno.


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