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Giuseppe Conte e Ursula Von Der Leyen

Tempo di lettura 4 Minuti

Presidente Conte, la sua leadership è legata a un discorso alle Camere non convenzionale privo di furberie molto di più che ai mercanteggiamenti sottobanco per avere i numeri in Parlamento. L’Europa va rassicurata, ma non a parole. Servono i fatti. Sono i nostri soccorritori che temono per noi e per loro. La prima grande operazione di finanziamento con debito comune europeo non può fallire nel Paese per il quale è stata prioritariamente concepita. Il fondo perduto europeo se lo spendiamo in investimenti pubblici produttivi nel Mezzogiorno può aiutare molto a creare il contesto ambientale per recuperare produttività e creare sviluppo. Serve una sola grande voce che parli dal Sud al Paese e ne influenzi correttamente le scelte

Presidente Conte, se vuole sopravvivere e dare al suo governo il passo e l’azione obbligati per affrontare il nuovo ’29 mondiale dalla tolda di comando di un Paese diseguale in profonda crisi già prima del Coronavirus, deve disinteressarsi del teatrino mediatico degli uomini della politica e concentrarsi sul patto politico del futuro. Ha solo due carte da giocare che possono federare l’alleanza di governo e che richiedono competenze all’altezza della sfida per vincere la partita.

La sua leadership è legata a un discorso alle Camere non convenzionale privo di furberie molto di più dei mercanteggiamenti sottobanco per avere i numeri in Parlamento. Qui, non nei retrobottega, si misura la sua leadership politica e il suo diritto-dovere a governare per il bene di tutti. Le carte che può mettere in campo sono l’Europa e il Mezzogiorno.

La prima va rassicurata, ma non a parole. Servono i fatti. Ci fa sempre un certo effetto constatare che dopo il nostro “Titanic Italia spaventa l’Europa” anche la cosiddetta stampa di qualità si è accorta dell’allarme europeo e delle preoccupazioni della Banca centrale europea.

Come abbiamo detto dal primo momento sono i nostri soccorritori che temono per noi e per loro. La prima grande operazione di finanziamento con debito comune europeo non può fallire nel Paese per il quale è stata prioritariamente concepita, il secondo Paese è la Spagna. Per questo si preoccupano dei ritardi che ci sono stati, ma ancora di più del fatto che si esiti a collocare il divario strutturale tra i territori come la stella polare del Recovery Plan e una macchina amministrativa-esecutiva che consenta di fare le cose e di attuare gli investimenti pubblici nei tempi prestabiliti come seconda priorità assoluta.

I fatti e i problemi sono cocciuti, non si superano con l’aiuto di un circuito mediatico autoreferente che riproduce al cubo la crisi della politica italiana. Con una parte del Paese che ha il triplo della disoccupazione reale dell’altra e una redistribuzione della spesa pubblica che favorisce i ricchi e taglia i poveri da venti anni non si va da nessuna parte. Una volta un’intervista di Aldo Moro poteva richiedere anche dieci giorni e se ne discuteva per un anno. I capi della politica di oggi usano dieci minuti di attenzione e dopo tre ore scoprono che quello che hanno detto non è più attuale.

Presidente Conte, lei deve fare un discorso perché si capisca che dopo il ventennio della crescita zero e della miope abolizione del Mezzogiorno arrivi il decennio che, come vuole l’Europa, ponga fine ai potentati regionali di Destra e Sinistra del Nord e persegua con atti concludenti la riunificazione sociale e infrastrutturale delle due Italie.

Ci vogliono capacità decisionale come quella dimostrata dal nuovo Presidente della Corte costituzionale, Giancarlo Coraggio, nel dirimere le liti nei rapporti tra Stato e Regioni e il coraggio della grande politica che sa riconoscere il valore delle sfide che ha davanti e cambia gli uomini che deve cambiare perché non vuole più fare finta di perseguirle. Non si vincono sfide così impegnative se si governa solo con la comunicazione.

Il vincolo esterno europeo e le vicende inquietanti delle sanità lombardo-venete e emiliano-romagnole ci dicono che il Paese deve togliere la rendita a borghesie mature che non hanno più aggressività economica, fortificare il sistema produttivo del Nord e dare quello che ha sempre ingiustamente negato a tanta gente del Sud pronta a combattere con il coltello tra i denti. Il fondo perduto europeo se lo spendiamo in investimenti pubblici produttivi – non in assistenzialismo – nel Mezzogiorno, può aiutare molto a creare il contesto ambientale per recuperare produttività e creare sviluppo.

La comunità del Mezzogiorno dimostri di sapere uscire dalle chat e dai giornalini delle mille voci e dei mille manifesti che sono il male antico di questa terra. Serve una sola grande voce che parli al Paese e ne influenzi correttamente le scelte. Non la lamentazione frazionata che continua a parlare agli amici degli amici. Per perseguire le solite briciole del solito miserevole interesse personale. Basta!


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