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Il presidente del Consiglio Conte lascia il Senato dopo aver ottenuto la fiducia

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Ci affidiamo agli anticipi e prendiamo a copertura i fondi che erano destinati a finanziare le opere di sviluppo nel Mezzogiorno. Siamo in equilibrio precario sulla corda costruita con la tecnica del non fare che si regge intorno al chiodo della ipotetica cassa del Recovery Plan italiano dove abbiamo fatto peggio di tutti e non abbiamo ancora nemmeno chi dovrà gestire quello che stiamo rischiando di non avere mai

NON vogliamo guastare l’umore di nessuno degli orchestrali che stanno dando il meglio di loro sulla tolda del Titanic Italia. C’è un vuoto di contenuti che viene molto prima del vuoto politico da colmare in un centro affollato che tira di qua e di là il pallottoliere del governo Conte, due o ter non fa differenze. Il vuoto totale di contenuti nel nuovo ’29 mondiale italiano riguarda il Mezzogiorno come questione nazionale, la ristrutturazione del sistema economico e di quello istituzionale nei rapporti tra centro e periferia, un Paese vecchio che non fa figli e dove i più piccoli sempre meno numerosi avranno un debito sempre più grande.

Ci sono le due facce della politica. Quella di un teatro onnipresente dove tutti recitano a soggetto il loro copione e quella che sta sotto il palco e sente sulle sue spalle gli scricchiolii strutturali. Poiché manca totalmente il segreto intelligente di chi fa le cose sotto quel palco si attende la caduta rovinosa. Il rumore degli orchestrali della politichetta italiana non riesce a nascondere il rumore delle paure europee.

Abbiamo avvisato tutti per primi. Abbiamo detto con chiarezza in tempi non sospetti che siamo in bilico sulla corda costruita con lo spago della tecnica del non fare che si regge intorno al chiodo della ipotetica cassa del Recovery Plan italiano dove abbiamo fatto peggio di tutti e non abbiamo ancora nemmeno chi dovrà gestire quello che stiamo rischiando di non avere mai.

Parliamoci chiaro. Dai comma 1036 al 1050 sono identificate le coperture della legge di stabilità e qui si capisce che gli italiani vivono tutti appesi ai 31 miliardi del 2021 e ai 43 del 2022 del Fondo Next Generation Eu. Siamo legati a un anticipo elevato dal 10 al 13% dell’ammontare complessivo che non arriverà prima della seconda parte dell’anno. Perché entro il 30 aprile arriveranno i Recovery plan dei singoli Paesi. Poi ci sono i due mesi di lavoro della commissione per esaminarli. Poi c’è il lavoro del Consiglio. Nel migliore dei casi si finisce a settembre. Avremo un anticipo, forse, ma perché ciò avvenga bisogna prima emettere il bond comune di 750 miliardi e prima ancora bisogna che tutti i Parlamenti di tutti i Paesi lo approvino. L’Austria non ha ancora messo il tema all’ordine del giorno, se l’Olanda a maggio fa le bizze come la mettiamo? Che facciamo con la legge di assestamento di bilancio del 30 giugno e prima ancora quando scriviamo il Def? Qualcuno avrà il coraggio di dire la verità? Che le coperture, cioè, sono legate a un anticipo di qualcosa che non si sa ancora se si avrà?

Non perdete tempo. Siccome non si vuole incrementare il debito e si aspettano soldi europei, allora scatta subito la tecnica del non fare. La legge di stabilità del 2020 prevedeva 19 miliardi per le infrastrutture, ma queste non sono mai partite perché i provvedimenti erano stati imbottiti di una serie di articoli bomba di decreti attuativi affinché esploda il solito incendio italiano e non si apra nessun cantiere. Non riusciamo a farli, i decreti, e i cantieri non si aprono.

La stessa tecnica del non fare sarà adottata anche per la legge di stabilità del 2021 che non ha soldi se non a debito e, con lo stratagemma di altri 170 decreti attuativi, può prendere l’impegno politico di fare tutto e dare soldi a tutti, ma anche quello di non cacciare neppure un euro rispettando i tetti allargati di deficit e di indebitamento ma contribuendo a radere al suolo quel po’ di economia e di fiducia sopravvissute.

Come facciamo adesso con i 32 miliardi dell’ennesimo decreto ristori? Prendiamo a copertura i 19 miliardi non spesi della legge di stabilità (i cantieri tenuti chiusi dove il Sud è comunque quasi del tutto escluso) e il 50% della cassa non spesa (30 miliardi) dei fondi di coesione del piano 2014/2020 e, siccome ci ispira la tecnica del non fare e siamo costretti a giocare con gli anticipi, ci prendiamo a copertura anche altri 20 miliardi del fondo di coesione 2021/2027 dove i soldi sicuri per il Sud sono 4 miliardi su 20 mentre sia i primi 15 presi dai 30 disponibili sia i secondi 20 sono tutti cassa che avrebbe dovuto finanziare opere di sviluppo nel Mezzogiorno.

Ovviamente speriamo che ciò non accada. Questo Paese privo di un’idea effettiva di governo della sua economia sta rischiando la noce del collo perché non sa riconoscere le sue vere priorità nel disegno di sviluppo (Mezzogiorno, riassetto Stato-Regioni, demografia) e non sa, non può o non vuole ristorare l’economia in emergenza per preservarne la fiducia e potere dopo ripartire. Siamo alle tecniche dell’anticipo subordinato ai passaggi europei e italiani.

Siamo alla tecnica del non fare per fare finta di coprire le ragioni della politica. Siamo, soprattutto, al rischio capitale che riguarda la disponibilità del pagherò principale europeo che tiene in piedi tutta questa impalcatura. Perché siamo alla seconda bozza del Recovery Plan che va rifatta, perché non va bene e perché così vorrà la nuova maggioranza.

Perché non abbiamo deciso nulla per la nuova governance? Sara una cabina di regia o sarà una struttura di monitoraggio? Sarà una unità di missione e a chi farà capo? Avremo l’unità politica a Palazzo Chigi, magari con un sottosegretario, e quella tecnica presso il ministero dell’Economia? Di certo al momento all’Economia (Mef) ci sono tre o quattro funzionari capaci di metterci le mani, negli altri ministeri no. Ce ne ricorderemo? Abbiamo idee migliori? Siamo in grado sì o no di prendere una decisione? Bruxelles ha la sua struttura di regia e ha ordinato che ogni Paese se ne doti di una sua. La Germania, la Francia e la Spagna hanno già la loro. Noi, no. Abbiamo il pagherò che passa da una cassa all’altra senza poterlo incassare.

Il Titanic Italia si è incagliato di nuovo. Al Mezzogiorno rischia di rimanere l’illusione ottica di un 50% di investimenti pubblici che non avrà. All’Italia un governo debole potrà garantire solo la spartizione inerziale di quel poco che l’Europa ci anticiperà e solo a favore dei soliti noti. Capite perché il Titanic Italia con i suoi orchestrali alla ricerca del centro della politica fanno tremare l’Europa? Capite perché sono i nostri soccorritori ad avere più paura di tutti?

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