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L'Aula del Senato

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O ritorna il Conte della prima fase della pandemia e del successo in Europa o non avrà i voti e soprattutto non servirà. O Conte ha il carattere e i numeri parlamentari per fare un vero Recovery Plan e per darne la gestione a chi lo sa attuare o se ne trovi un altro per fare le due cose urgenti che sono quelle che ora servono al Paese e che non possono attendere una nuova consultazione elettorale. Abbiamo come sempre piena fiducia in Mattarella. Che è il massimo punto di intelligenza e di responsabilità di questa Repubblica. Può fare tutto ma non i miracoli. Se lo ricordino i teatranti della politica e gli orchestrali del talk mediatico che hanno fino a oggi ballato sul Titanic Italia

L’agenzia di rating Fitch ha detto senza mezzi termini che se l’Italia non riuscisse a utilizzare le risorse del Recovey Plan sarebbe declassata. Siccome il rating attuale è di “Tripla b meno” con prospettiva stabile se ci declassa vuol dire che l’Italia diventa spazzatura. Perché anche se tutti fanno finta di dimenticarselo il rating che Fitch assegna al nostro Paese ci colloca un gradino sopra. Siamo all’ultimo livello prima dei junk bond il che vuol dire che ci resta, scendendo, solo il bidone della spazzatura dove finiscono i titoli delle società che hanno una elevata probabilità di fallimento.

La “società” di cui stiamo parlando si chiama Repubblica italiana e ha perso da tempo la sovranità della gestione strutturale del suo debito pubblico che ammonta alla ragguardevole somma di 2.600 miliardi. Perché il 29,94% (774,5 miliardi) è in mano a istituzioni finanziarie non residenti e il 21% è in mano alla Banca centrale europea (Bce) che acquista i titoli sovrani attraverso le banche dell’eurosistema che nel nostro caso è la Banca d’Italia. Sono i “nostri padroni” e dobbiamo prendere atto che da decisioni loro, non di altri, dipende il collocamento dei titoli pubblici italiani.

Capite da soli che non ci possiamo permettere neppure per un istante che i nostri titoli sovrani diventino titoli spazzatura. Tutte le vette scalabili del disdoro reputazionale le abbiamo già scalate dovendo stabilmente pagare molto di più di quanto paghino per i loro titoli spagnoli e portoghesi e avendo eguagliato – per un giorno addirittura superato – il tasso che pagano i greci per il loro titolo decennale. Condividiamo il podio con un Paese che ha lo stigma della crisi nel mondo. Se la Bce è il primo “padrone”, il secondo sono le agenzie di rating, il terzo è il governo tedesco che esprime la leadership europea. Questi sono i fatti che nessuno vi dice nelle cronache quotidiane del Titanic Italia al tempo della crisi.

Perché sono tutti così presi nella conta dei nuovi Scilipoti che non hanno tempo di informarvi che il Fondo monetario internazionale ha alzato per quest’anno le stime di crescita per il mondo intero e le ha abbassate di oltre due punti solo per l’Italia. La nostra fortuna paradossalmente è che godiamo di così poco credito che nessuno pensa che questa crisi sia qualcosa di diverso dall’ultima sceneggiata italiana. Anche i mercati – che come l’Europa, come il mondo e come la gente in casa nostra non hanno capito niente – sono convinti che rappezzeremo come sempre e che non si tornerà alle elezioni. Non siamo credibili neppure nel disastro.

Il punto è che l’Italia non si tiene più di rappezzo in rappezzo. Per capire di che cosa stiamo parlando basti pensare che nei giorni terribili del nuovo ’29 mondiale a tenere accesa la fiaccola del multilateralismo nel mondo è il nuovo Mao cinese e che l’Italia può solo sognare di avere quest’anno la crescita che la Cina ha avuto nell’anno della Pandemia. Per noi peraltro può andare in futuro solo peggio perché la coperta della cassa integrazione non potrà più proteggere il Paese da una tensione sociale che riguarda milioni di lavoratori e può quindi degenerare nell’insurrezione.

Basta, per piacere, Titanic Italia. Siete arrivati fino al punto di tirare dentro il Capo dello Stato nei vostri bizantinismi che sono giochi di potere fuori dalla storia e dalla realtà. Ci sono due cose da fare. Primo. Attrezzarsi con una macchina pubblica che sia capace di concepire e di eseguire i progetti nei tempi prestabiliti chiarendo dopo i mesi dell’ignominia civile chi dovrà gestire e attuare il Recovery Plan. Secondo. Scrivere un vero piano italiano di Recovery Plan che attui la convergenza tra Nord e Sud che ci chiede l’Europa e che vuol dire investimenti pubblici produttivi nel Mezzogiorno utilizzando l’intera quota del fondo perduto europeo e grande sostegno all’innovazione con industria/impresa 4.0 a favore del Nord produttivo che non va confuso con i carrozzoni regionali che vanno viceversa smontati.

Usciamo da sei mesi dove siamo stati senza regia, senza comandante e senza rotta. Prigionieri di una politica spicciola dove a dominare la scena sono gli ego delle persone mentre la nave affonda. Al Paese serve chi è capace di fare presto e bene le due cose che ho detto. Con una crisi così avanzata, Conte che per stato di necessità è ancora per qualche ora al centro del gioco, se vuole provare a succedere a se stesso un’altra volta deve avere il coraggio di fare una cosa del genere. Deve dimostrare di avere il carattere per fare una roba così, di essere pronto a ingoiare Renzi prendendone i contenuti giusti, e di dare un segno forte dicendo “cambiamo la squadra perché questa non funziona”. Sono mesi che gli abbiamo chiesto di fare un gabinetto di guerra con uomini che non conosce e di cui si vorrà fidare perché li conosce il mondo e il mondo li apprezza.

O ritorna il Conte della prima fase della pandemia e del successo in Europa o non avrà i voti e soprattutto non servirà. O Conte ha il carattere e i numeri parlamentari per fare ciò o se ne trovi un altro per fare le stesse due cose urgenti che sono quelle che ora servono al Paese e che non possono attendere una nuova consultazione elettorale. Abbiamo come sempre piena fiducia in Mattarella. Che è il massimo punto di intelligenza e di responsabilità di questa Repubblica. Può fare tutto ma non i miracoli. Se lo ricordino i teatranti della politica e gli orchestrali del talk mediatico che hanno fino a oggi ballato sul Titanic Italia. Se la nave affonda perché non siete capaci di portarla nel porto di un’Europa che fa debito comune per evitare il nostro naufragio, gli italiani si ricorderanno di voi.

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