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Un momento delle consultazioni di Mario Draghi

Tempo di lettura 4 Minuti

Abbiamo davanti a noi un’Italia da ricostruire. Draghi farà le scelte necessarie e darà il senso di direzione, ma il resto dovrà farlo una politica rinnovata. Per fare questa rivoluzione che si muove su uno schema temporale di 10/20 anni serve oggi il governo Draghi e serve che faccia tre cose: 1) Un progetto di Recovery Plan fatto con l’Europa, scandito da riforme come pubblica amministrazione e giustizia civile e da un cronoprogramma di ferro per ogni singolo progetto. 2) Un piano di vaccinazioni che funzioni. 3) Ridare vigore al multilateralismo e allo sforzo ambientale grazie alla presidenza del G20 e alla copresidenza del Coop 26. Ciò che serve all’Italia che vive esclusivamente se viene riconosciuta dagli altri

Mario Draghi compra immagine per l’Italia. Compra tempo. Compra competenza. Compra la capacità di trovare competenza. Rappresenta una carta straordinaria a livello internazionale perché Draghi ha la fiducia dei mercati e è ritenuto nel mondo un politico, anzi l’unico politico, capace di disincagliare oggi il Titanic Italia dallo scoglio dove lo hanno portato a sbattere venti anni di crescita zero e la stagione dell’irrealtà del doppio populismo.

Non è definitivo, insomma, ma transitorio il governo Draghi. In questa transizione, però, ci sono l’immediato riprezzamento del rischio Italia (Btp decennale allo 0,50 dallo 0,71) e il suo rafforzamento strategico di lungo termine (rimettere alle spalle Spagna, Portogallo, Grecia) perché anche la Lega di Salvini dopo i Cinque stelle di Grillo rientrano nell’alveo dell’europeismo e liberano il Paese dal cappio al collo dei no-euro e di un sovranismo senza sovranità.

C’è, soprattutto, in questo governo Draghi voluto da Mattarella la grande sfida della unità nazionale che prepara la ripartenza del Paese e rappresenta la più straordinaria opportunità per la classe politica attuale di essere domani protagonista della ricostruzione italiana.

Questo è il punto trascurato da tutti perché si fa finta di dimenticare che la politica italiana deve assolutamente cambiare. Abbiamo davanti a noi un’Italia da ricostruire di vecchi e di persone che stanno bene rispetto alla prima ricostruzione, ma l’accostamento scatta perché il momento di emergenza sanitaria, economica, tecnologica è così pesante da fare esplodere la irrisolta questione giovanile e una grandissima questione sociale.

Torna la grande incertezza. Tornano le paure individuali contagiose. Diventa imperativo tenere insieme la coesione sociale del Paese, cominciando a fare investimenti pubblici che alimentano a loro volta quelli privati e ponendo fine alla lunga stagione dei trasferimenti assistenziali. Per fare questa rivoluzione che si muove su uno schema temporale di 10/20 anni serve oggi il governo Draghi e, soprattutto, serve che faccia tre cose. Due in casa una fuori.

1) Recovery plan. Un progetto fatto con l’Europa, più comprensibile, ben scritto, dialogante con le istituzioni che contano. Scandito da riforme di struttura come pubblica amministrazione e giustizia civile e da un cronoprogramma di ferro per ogni singolo progetto. Passa di qui un senso di fiducia nel futuro e l’uscita dalle paure individuali contagiose. Passa di qui la riduzione dei divari scolastici e il grande investimento nazionale nel capitale umano. Passa di qui la sfida compiuta della transizione ambientale e digitale che porti alla riunificazione infrastrutturale delle due Italie.

Quanto possa servire alla politica di domani questo lavoro bene avviato forse nemmeno c’è ancora coscienza.

2) Fare un piano di vaccinazioni che funzioni sul piano della logistica e in tutti i dettagli operativi. Questo piano bene eseguito può consentire di riaprire in sicurezza la scuola, di condurre il Paese intero fuori dalla depressione psicologica e da quella economica. È la pre-condizione di tutto.

3) Rifare il multilateralismo e dare all’Italia il riconoscimento mondiale di avere guidato questo processo. Solo grazie a Draghi e a un gioco di squadra con il ministro dell’economia e il governatore della Banca d’Italia, la piccola Italia può essere il centro di tutto ciò. Si può ridare vigore al multilateralismo e allo sforzo ambientale grazie alla presidenza del G20 e alla copresidenza del Coop 26 per l’ambiente con quegli stessi inglesi che a loro volta presiedono il G7.

Siamo davanti a una congiuntura astrale che regalerà al mondo la cartolina di un grande italiano al centro (Draghi) con Joe Biden a destra e Xi Jinping alla sinistra che è quella che segnalerà al mondo il disegno della nuova Bretton Woods e del nuovo multilateralismo. Che è proprio ciò che serve all’Italia perché possiamo solo guadagnare in quanto siamo un piccolo paese che vive esclusivamente se viene riconosciuto dagli altri.

Questi tre elementi messi insieme costituiscono il capitale della rinascita possibile. Perché a questa rivalutazione del Paese nel mondo devono corrispondere gli imprenditori italiani che si mettono a lavorare seriamente, le forze sociali che non devono più chiedere soldi per andare avanti ma devono essere soggetti attivi per riorganizzare la formazione e dare una prospettiva di qualità ai giovani.

Come dire: Draghi farà le scelte necessarie e darà il senso di direzione, ma il resto dovrà farlo una politica rinnovata. Se ci sarà o meno un Paese finalmente capace di capitalizzare sulla bellezza (coste, montagne e così via) in modo professionale, questo non dipenderà da Draghi ma da quello che sapranno fare dopo i partiti. Sono loro che dovranno utilizzare questo tempo per fare programmi seri che varranno per due o tre generazioni. Sono loro che dovranno creare alternative con dentro persone competenti che hanno finalmente il desiderio di servire la collettività, non quello odierno di prendere dalla collettività.


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