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La cerimonia del passaggio della campanella, tra Giuseppe Conte e Mario Draghi

Tempo di lettura 3 Minuti

Bisogna che qualcuno si ricordi che l’informazione e la formazione dell’opinione pubblica devono avvenire intorno a qualcosa. Si nutrono di fatti. Quelli conosciuti e, meglio ancora, quelli non conosciuti che il potere vorrebbe nascondere. Per capirci, da qui in poi per un certo tempo le decisioni le prenderanno Draghi, Franco, Colao, Garofoli che sono persone che pesano le parole e, quindi, ne pronunciano pochissime

UN UOMO delle istituzioni, Mario Draghi, che conosce le persone delle istituzioni. L’ambizione di un grande lavoro per il Paese. Il bene comune e l’interesse nazionale che provano a coincidere con i problemi progressivamente risolti.

Un grande italiano che ha salvato l’euro e che ha davanti a sé l’impegno capitale di guidare una sfida collettiva più complicata qual è quella di disincagliare il Titanic Italia dallo scoglio dove lo hanno portato a sbattere venti anni di crescita zero e la lunga stagione del populismo. Emerge prima di tutto un problema di comunicazione e di racconto giornalistico dei fatti a partire da quel talk permanente italiano di piccole compagnie di giro, con comparsate a volte pagate anche a gettone, che spacciano la fuffa sempre uguale delle loro opinioni scollegate da qualsiasi tipo di fatto.

Bisogna che qualcuno si ricordi che l’informazione e la formazione dell’opinione pubblica devono avvenire intorno a qualcosa. Si nutrono di fatti. Quelli conosciuti e, meglio ancora, quelli non conosciuti che il potere vorrebbe nascondere. Questo tipo di informazione appartiene alle democrazie mature e, nel nostro caso, può fare molto per rispondere ai bisogni del Paese e per selezionare una classe politica seria che abbia le capacità indispensabili per non tornare a farsi commissariare un’altra volta come è appena successo in questi giorni. Le macerie prodotte dalla guerra delle parole vuote sono sotto gli occhi di tutti. È ora di voltare pagina. Abbiamo, peraltro, un’occasione unica. Perché il quadro di governo rinnovato e la situazione sociale esplosiva determinano fatti nuovi.

Fino a ieri le veline arrivavano direttamente dal cuore del palazzo, oggi vengono dai partiti che sono loro stessi diventati le seconde, terze file, del processo decisionale.

Per capirci, da qui in poi per un certo tempo le decisioni le prenderanno Draghi, Franco, Colao, Garofoli che sono persone che pesano le parole e, quindi, ne pronunciano pochissime. C’è finalmente la straordinaria opportunità di disinteressarsi delle veline e di cominciare a studiare i contenuti, confrontarli, anticiparli. Di tornare a scavare nei fatti non nelle chiacchiere e di raccontare ciò che di buono è stato fatto, denunciare le malefatte, scoprire i raggiri. Partendo magari dal primo problema italiano che è il divario tra Nord e Sud e dagli squilibri abnormi nella distribuzione della spesa pubblica sociale e infrastrutturale. Questa del racconto dei fatti al posto delle chiacchiere è una delle grandi rivoluzioni di cui nessuno parla e di cui l’Italia ha assoluto bisogno.

Occorre uscire dalla lunga stagione del fanatismo tifoso che coincide con il teatro delle maschere dove ognuno ambisce alla propria. Dove ognuno recita la sua parte parolaia mentre il Paese muore. Bisogna che gli uomini della politica tornino a parlarsi prendendo un caffè insieme che in politica vuol dire uscire dalla corporazione del mio interesse per ritrovare l’equilibrio dell’interesse nazionale e fare così la vera politica che risolve i problemi o che almeno ci prova.

P.S. Giuseppe Conte ha avuto una doppia esperienza di governo importante. Ha fatto molto bene nella prima fase dell’emergenza e ha preso posizioni rilevanti sul Mezzogiorno. Non ha potuto fare di più. Il lungo applauso dei dipendenti di Palazzo Chigi ci racconta di una persona perbene che merita l’onore delle armi. Avrà altre occasioni per servire il suo Paese.


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