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Il Presidente del Consiglio Mario Draghi durante la replica alla Camera

Tempo di lettura 6 Minuti

Possiamo cominciare a riflettere sull’importanza strategica segnalata proprio da Draghi di irrobustire la pubblica amministrazione nei territori meridionali e di semplificare il sistema burocratico italiano? Non c’è un solo settore indicato tra quelli strategici del Recovery Plan, dalla banda larga ai treni veloci fino alla tutela del territorio dove i bisogni del Mezzogiorno non siano nettamente prevalenti e i criteri strategici di assegnazione che riguardano i giovani e la parità di genere spingono tutti nella stessa direzione. Ciò che conta davvero è che cresca un sentimento comune che metta insieme la ragione competitiva di tenere in vita e fare crescere il sistema del Made in Italy, il turismo e la cultura e di dare al Mezzogiorno il suo contesto ambientale di infrastrutture immateriali e materiali fino a oggi negato

Avviso ai naviganti. Siccome l’ultimo gioco di società è diventato quello di scambiare lucciole per lanterne, è bene mettere alcuni punti fermi.

1) Questo giornale e chi scrive, a sua firma, ha documentato in assoluta solitudine l’abnorme sottrazione di risorse pubbliche, in proporzione alla popolazione, di spesa sociale e di infrastrutture di sviluppo alla comunità meridionale. Le nostre inchieste giornalistiche condotte con il criterio rigoroso del confronto comparativo-competitivo hanno dato vita a una commissione di indagine parlamentare presieduta da Carla Ruocco e, in quella sede, con le principali istituzioni economiche, contabili e statistiche della Repubblica italiana hanno avuto la loro certificazione nella sede più alta della democrazia. Ho scritto “La Grande balla” perché quel lavoro rimanesse stampato. Abbiamo raccolto e pubblicato on line (Operazione verità-Le due Italie) il dossier della sperequazione, numero per numero voce per voce (LEGGI), che è il frutto del nostro lavoro giornalistico condiviso con un panel di assoluto valore di cui fa parte l’attuale ministro della Scuola, Patrizio Bianchi, che è della bassa ferrarese, e lo dico visto che il criterio geografico sembra diventato l’unico criterio di giudizio, ma è lo stesso che dal primo giorno di uscita di questo giornale ha sostenuto che il Paese o riparte tornando a investire nella istruzione nel Mezzogiorno o non riparte affatto. Noi in quest’uomo abbiamo fiducia perché ne conosciamo la libertà delle idee e la tempra dell’azione.

2) Questo lavoro documentale del nostro giornale non è diventato l’alimento come auspicavamo di un movimento comune di opinione che prendesse coscienza di ciò che è avvenuto sotto gli occhi distratti e il silenzio complice della classe dirigente politica meridionale e si mettesse in marcia senza avere più complessi di inferiorità nella rivendicazione dei suoi diritti ma dimostrando nei comportamenti di avere ben presente i suoi doveri. Viceversa il nostro lavoro documentale, che ogni giorno si arricchisce di nuove denunce come fa oggi Vincenzo Damiani alle pagine II e III con i nuovi dati di Open Polis sulla spesa dei Comuni nell’istruzione, è diventato troppo spesso l’alimento costitutivo della malapianta del frazionismo e del rivendicazionismo che sono la piaga storica di un Mezzogiorno che cerca sempre scorciatoie individuali o di parte. Siamo diventati, lo ho già detto e lo ripeto, la banca dati di ogni tipo di movimento, di ogni tipo di chat, di ogni tipo di rivendicazione, di pezzi sparsi di questo o quel manifesto, di questo o quel protagonismo individuale di paesello in paesello che può regalare qualche poltrona o qualche servigio a qualcuno ma non aiuta di certo la causa nobile del Mezzogiorno che è la stessa dell’Italia. Perché con questi comportamenti si alimentano la denuncia fine a se stessa e la consueta lamentazione consolatoria smarrendo i punti di forza di una proposta d’insieme per il Paese che viceversa deve porre al centro della sua azione la crescita effettiva di investimenti pubblici produttivi nelle regioni meridionali. Nella scuola e nella ricerca come nella sanità. Nella banda larga ultra veloce e nella transizione ambientale come nei treni veloci e, in genere, nei trasporti che tanto incidono sulla qualità di vita delle persone e sulla qualità competitiva dei territori meridionali. Questi sono i fatti da tenere bene a mente, tutto il resto è la solita fuffa retorica che fa il gioco di quei poteri nascosti che saldano gli interessi miopi della Sinistra Padronale tosco-emiliana e della Destra lombardo-veneta a trazione leghista che hanno fatto il bello e il cattivo tempo con la spesa pubblica italiana. Vogliono solo questo per continuare a fare i fatti loro senza neppure rendersi conto che così non fanno i fatti loro, ma condannano Nord e Sud del Paese a un declino strutturale.

3) L’Italia, di suo, ha perso da tempo la sovranità nella gestione strutturale del suo debito pubblico e è seduta su un cratere di cinque milioni di posti di lavoro a rischio con la prospettiva di moltiplicare al cubo la tragica perdita di vite umane con il numero di morti in economia. Grazie alla lungimiranza e alla capacità di persuasione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è chiesto all’italiano più stimato e conosciuto nel mondo, Mario Draghi, per meriti che appartengono alla storia, di guidare un governo di ricostruzione nazionale. Nelle sue dichiarazioni programmatiche ha fatto esplicito riferimento ai governi del Dopoguerra che furono quelli che posero le basi del miracolo economico italiano e fecero vivere gli anni d’oro del nostro Mezzogiorno con grandi investimenti infrastrutturali e aiuti non assistenziali alle imprese. Non c’è un solo settore indicato tra quelli strategici del Recovery Plan, dalla banda larga ai treni veloci fino alla tutela del territorio e così via, dove i bisogni del Mezzogiorno non siano nettamente prevalenti e i criteri strategici di assegnazione che riguardano giovani, parità di genere e Mezzogiorno cadono tutti giustamente nei territori meridionali.

4) Che facciamo? Vogliamo fare finta di niente e continuare a polemizzare e dividerci nella propaganda esattamente come i ridicoli orchestrali del talk permanente italiano continuano a occuparsi di politichetta senza mai informare i telespettatori sui contenuti dei dossier e sulla reale situazione dell’Italia che non non può continuare a pendere dalle parole di un uomo senza mestiere e senza mandato parlamentare come Di Battista o dal racconto dell’irrealtà di un ex lottizzato Rai leghista, transfugo Cinquestelle come Paragone? Possiamo cominciare a riflettere sull’importanza strategica segnalata proprio da Draghi di irrobustire la pubblica amministrazione nei territori meridionali e di cambiare in profondità – semplificandolo al massimo – il sistema burocratico italiano? È o non è nostro interesse che ciò accada? Se abbiamo tutti i divari e ci danno tutto ciò che è giusto, ma rimaniamo imprigionati in un sistema inceppato e diviso, con chi alla fine ce la dovremo prendere se non con noi? Abbiamo, forse, paura di prenderci le nostre responsabilità? È o non è interesse del Mezzogiorno una giustizia civile con tempi europei e si è capito o no che con il Recovery Plan si potranno finanziare cittadelle giudiziarie e penitenziari a partire dal Sud che è più indietro di tutti? Bisogna sostenere o no questo progetto d’insieme per il Paese che dovrà affrontare con il massimo dell’efficienza e del pragmatismo la gestione di un piano vaccini che sblocchi la transizione economica italiana ricorrendo a tutti i mezzi possibili compresa l’intelligenza artificiale? Non rinunceremo mai a essere durissimi ogni volta che l’azione di questo Governo dovesse deviare dal sentiero post guerra tracciato che è il sentiero della coerenza meridionalista di De Gasperi. La nostra preoccupazione piuttosto è esattamente contraria perché quell’itinerario di guerra è disseminato di mine e il solito can can italiano non perderà occasione per provare a farle esplodere. Non ha importanza se i protagonisti della commedia dell’arte italiana siano o meno consapevoli degli effetti che determinano i loro comportamenti, ciò che conta davvero è che cresca un sentimento comune di segno opposto che metta insieme la ragione competitiva di tenere in vita e fare crescere il sistema del Made in Italy, il turismo e la cultura che ne sono parti integranti, e dare al Mezzogiorno il suo contesto ambientale di infrastrutture immateriali e materiali senza le quali il secondo motore non riparte e il primo motore batte in testa. La battaglia della sicurezza e della legalità è una battaglia comune a entrambi i territori del Paese. Faremmo bene a combatterla ovunque senza riguardi per nessuno e senza pregiudizi. Altrimenti facciamo solo demagogia. Questa sì pericolosa.


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