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I governatori di Lombardia, Campania e Veneto, Fontana, De Luca e Zaia

Tempo di lettura 6 Minuti

A noi questi Capi di stato ombra che sono i Presidenti delle Regioni fanno paura. Perché possono bloccare con le loro incapacità e i loro protagonismi l’attuazione del piano vaccini che è anche il primo, urgentissimo vaccino per l’economia di questo Paese. Questa cintura di superministeri regionali di spesa assistenziale che sono, con rare eccezioni, le Regioni italiane rischia di rappresentare il tappo che blocca lo spirito del fare di molti amministratori comunali capaci del Nord e del Sud e di indebolire l’azione che il governo di unità nazionale Draghi sta attuando con regole comuni, ricambi alla guida della Protezione civile e dell’emergenza e interventi nel settore chiave della pubblica amministrazione. Sarà decisivo il livello di mobilitazione dei cittadini

Bisogna dirlo una volta per tutte. C’è qualcosa di profondamente malato in un sistema che permette alla Regione Lombardia di vaccinare molti più cittadini nella fascia tra i 20 e i 29 anni che in quella tra i 70 e i 79. Questo oltre il cervellone più pagato d’Italia (Aria) che ha continuato fino “all’ultimo istante di vita” a convocare a cento e passa chilometri da casa cittadini lombardi ottantenni e novantenni per sentirsi dire che erano stati convocati per errore.

Questo ovviamente oltre una serie inenarrabile di errori gestionali ripetuti a ogni snodo della pandemia con la precisione geometrica di un computer svizzero sintonizzato sempre dalla parte opposta in cui si doveva andare. Controlli sul territorio inesistenti e svuotamento di funzioni e risorse degli ospedali pubblici per cui ci si è accorti con mesi e mesi di ritardo della circolazione del virus. Residenze per anziani e personale medico trasformati per incapacità, incuria e negligenze varie in moltiplicatori della diffusione del Covid 19. Perfino défaillance ripetute nella somministrazione del vaccino influenzale.

Invito alle strutture ospedaliere a tornare a fare fatturato chiudendo i reparti Covid mentre il virus stava rialzando la testa. Tutto ripetuto al cubo nelle “stesse capitali” con la seconda ondata a dimostrazione di un male incurabile penetrato nelle teste e nelle ossa di chi guida un carrozzone che farebbe impallidire per clientelismo e spreco di risorse pubbliche qualsiasi ministero italiano. È vero o no che Aria è una delle infinite società in-house con le quali le Regioni ricche del Nord hanno moltiplicato debito pubblico e clientele allargando in modo coperto il numero delle partecipate che dovevano invece essere fortemente ridotte? Come si faceva ai tempi della Prima Repubblica soprattutto al Sud dove c’era sempre qualche società pubblica per garantire uno stipendio, una segretaria e un ufficio ai politici trombati, così hanno fatto il Pirellone e le sue appendici nelle società controllate e quelle in-house in tutti gli ambiti possibili di intervento. Teniamo volutamente fuori da questa disamina ogni tipo di inchiesta giudiziaria perché un mimino di decenza nel fare informazione in questo Paese non può consentire a nessuno di formulare giudizi e valutazioni se non di fronte a sentenze passate in giudicato.

Ciò che ci inquieta è che le Regioni Sardegna, Calabria e, soprattutto, Toscana sono nettamente sotto la media dei vaccinati over 80.  Che cosa dire della vergogna della Regione Sicilia di arrivare a  “spalmare i numeri dei morti” e che cosa c’è dietro al di là della vicenda giudiziaria? Non si è assistito, forse, a polemiche analoghe su algoritmi e numero delle terapie intensive con stucchevoli diatribe tra Capi e capetti delle Regioni italiane per mesi e mesi con il governo Conte 2?

Abbiate pazienza, ma come può passare per la testa dello sceriffo De Luca in Campania e del Granduca di Toscana Giani di dare la precedenza a tutte le lobby possibili immaginabili – a scelta professori rigorosamente a distanza, avvocati, notai, magistrati, giornalisti pronti a fare la morale a tutti – e mettere in coda novantenni, ottantenni, settantenni, e così via?

Ma fino a quando sarà possibile sorbirci il governatore del  Friuli Venezia Giulia che pontifica su tutto e tutti senza trovare mai un momento per riflettere sull’abnormità di dipendenti pubblici (dati Istat) nei suoi territori o sul livello di privilegi negli indebiti trasferimenti pubblici che questa Regione a statuto speciale continua a ricevere?

Stendiamo un velo pietoso su Valle D’Aosta, Piemonte, Liguria che, a seconda dei casi, tra mancata trasparenza e deficit sanitari per non parlare delle scandalose spese generali, avrebbero dovuto essere messe in riga da quel dì. Che dire del Lazio che ha fatto ora oggettivamente meglio di tutti e del Veneto che ha fatto benissimo nella prima fase, ma che perfino loro non possono oggettivamente sottrarsi alle pressioni delle mutevoli lobby? Aspettiamo ansiosi che, in qualche sede parlamentare o in un paio di minuti delle ore e ore quotidiane di interminabili talk, ci sia almeno uno che trovi la forza di chiedere al Capo dei Capi che è Bonaccini per quale misteriosa ragione ogni cittadino della sua regione, che è l’Emilia-Romagna, debba ricevere 84,4 euro pro capite di investimenti pubblici per la sanità contro i 15,9 di un cittadino calabrese e i poco più di 20 di un cittadino campano e pugliese.

Fermiamoci qui, a noi questi Capi di stato ombra fanno paura. Fanno paura perché possono bloccare con le loro incapacità  l’attuazione del piano vaccini che è anche il primo, urgentissimo vaccino per l’economia di questo Paese e possono, cosa ancora più grave, mandare in frantumi sotto il peso di clientele e poteri di interdizione l’attuazione di un Recovery Plan che consenta la riunificazione infrastrutturale immateriale e materiale delle due Italie. Con il nuovo ’29 mondiale e un Paese esasperato questa cintura di superministeri regionali di spesa assistenziale che sono, con rare eccezioni, le Regioni italiane rischia di rappresentare il tappo che blocca lo spirito del fare di molti amministratori comunali capaci del Nord e del Sud e di indebolire l’azione di indirizzo e di riorganizzazione che il governo di unità nazionale Draghi sta attuando con regole comuni,  ricambi alla guida della Protezione civile e dell’emergenza e  interventi nel settore chiave della pubblica amministrazione.

Questo giornale documenta dal suo primo giorno di uscita quanto tale anomalo federalismo della irresponsabilità abbia spaccato in due il Paese e nuociuto in modo deciso alla competitività del suo sistema produttivo. La minore e più evidente manifestazione di questa malattia strutturale italiana è il protagonismo di Salvini a tutela del protagonismo altrettanto insulso dei Capi delle Regioni del centrodestra dove si fa a gara a comunicare, non a fare, a scaricare responsabilità, non a risolvere i problemi. Se non salta questo tappo, magari prima mettendo la sordina ai Capetti e poi ricalibrando poteri e assetto istituzionale, l’Italia continuerà a stare sotto Grecia e Portogallo nella vaccinazione degli over 80 e resterà il fanalino di coda in Europa dopo venti anni di crescita zero.

Noi abbiamo molta fiducia in Draghi, Franco, Colao, Tabacci e così via, siamo pienamente consapevoli che Draghi è un leader ma anche che non è un marziano. Per questo riteniamo che quel tappo deve saltare e che sarà decisivo il livello di mobilitazione dei cittadini. Perché donne e uomini di questo Paese hanno il dovere di fare sentire la loro voce. Bisogna che si percepisca la consapevolezza diffusa di essere in buone mani e la volontà di sostenere questa spinta unitaria al cambiamento. Il Piano nazionale dei vaccini o è il segno fisico di un Paese che rialza insieme la testa e si mette a correre senza odiosi protagonismi e demagogie territoriali o è l’epitaffio di un Paese Arlecchino che vuole continuare a guardare l’ombelico degli amici degli amici senza rendersi conto che tutto intorno frana e che nulla sarà più come prima. Questa seconda ipotesi non vogliamo neppure prenderla in considerazione.


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