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Enrico Letta ospite a "Porta a Porta", sullo sfondo il presidente del Consiglio Mario Draghi

Tempo di lettura 5 Minuti

“Viviamo un momento storico unico. Abbiamo calato l’asso”. Il segretario del Pd ha detto a Porta a Porta una cosa che i leader politici italiani dicono poco e che forse nemmeno pensano. Letta ha aggiunto: “io la vedo da fuori”, a testimoniare l’attenzione che la scelta di Draghi ha determinato in Europa e nel mondo che non significa però che fa miracoli. Vuol dire che la reputazione internazionale di Draghi carica tutti in casa di grande responsabilità perché se dovesse fallire il governo di unità nazionale voluto da Mattarella il mondo direbbe: “se non c’è riuscito neppure Draghi, l’Italia è insalvabile”. L’empatia collettiva che serve al Paese per non sprecare quella che noi abbiamo definito la carta estrema e al Pd per ricordarsi che l’ingiustizia di fare parti uguali tra disuguali vale per il Sud come per la parità di genere

Mi ha fatto piacere seguire Enrico Letta, neo segretario del Pd, giovedì scorso a Porta a Porta. Mi ha colpito favorevolmente sentirlo ripetere una cosa che i leader politici italiani dicono poco e che, purtroppo, forse nemmeno pensano. Ha detto, cito a mente, più o meno così: “Viviamo un momento storico unico. Abbiamo calato l’asso”.

Si riferiva a Draghi e si riferiva alla scelta di Mattarella. Ha aggiunto: io la vedo da fuori. Per fare capire l’attenzione e l’aspettativa che questa scelta ha determinato a Parigi dove lui ha vissuto per sei anni fino a qualche giorno fa dirigendo la scuola politica internazionale di Sciences Po e, in genere, in Europa e nel mondo.

Soppesando queste parole Letta ha mostrato consapevolezza. Che non vuol dire che Draghi ha la bacchetta magica e che può fare miracoli. Che non vuol dire che il mondo si aspetta miracoli da Draghi e che gli italiani devono credere in questi miracoli. Che vuol dire un’altra cosa più sottile e profonda che è quella che noi, peraltro, in sostanziale solitudine, andiamo ripetendo dal giorno dell’incarico a Draghi.

La reputazione internazionale dell’uomo, non quella dell’Accademia ma quella delle cose fatte sul campo, tre parole (whatever it takes) che hanno salvato l’euro e il primato della “politica” in Europa, fanno del grande italiano Mario Draghi il cittadino europeo più stimato nel mondo.

Questo, visto da fuori, ci fa capire Letta, carica tutti in casa di grande responsabilità perché se dovesse fallire il governo di unità nazionale voluto da Mattarella e guidato da Draghi il mondo si interrogherebbe su noi italiani e potrebbe arrivare a conclusioni poco rassicuranti. Potrebbero essere in molti a ritenere che “se non c’è riuscito neppure Draghi, vuol dire che l’Italia è insalvabile”.

Questa consapevolezza, a mio avviso, manca del tutto o parzialmente negli azionisti politici della larga maggioranza che sostiene il governo Draghi, legittimamente scompare e riappare nell’unica forza di opposizione che è Fratelli d’Italia. Questo tipo di ragionamento di contenuto che lo porta coerentemente a lodare sui fatti ministri non del suo partito e a invitare tutti a uscire dalla logica “questo è merito mio questo è merito tuo” Letta poteva farlo solo a Porta a Porta perché è l’unica trasmissione serale del talk permanente italiano che ha preservato un ancoraggio solido al racconto dei fatti e al confronto di merito su di essi.

Siamo arrivati, come diciamo noi da qualche tempo, alla carta estrema Draghi anche perché questa compagnia di giro autoreferenziale mediatica ha continuato a ballare e cantare sulla tolda del Titanic Italia anche nelle fasi più delicate della crisi di governo e non riesce a uscire da questo spartito dell’irrealtà che è un misto di politichese e di carnevale dell’incompetenza neppure nei giorni del ‘29 mondiale italiano.

Fa paura doverlo constatare ma è il punto massimo della malattia sistemica italiana. Perché in questa agorà televisiva e social che causa lockdown entra stabilmente nel salotto italiano e influenza la pubblica opinione, la consapevolezza del momento storico unico di cui parla Letta è assente in misura addirittura superiore a quanto manchi a molti degli azionisti della maggioranza politica che sostiene il governo Draghi. Il talk italiano compete con l’ego ipertrofico dei Capi e capetti delle Regioni italiane alla guida del circolo perverso dove la propaganda vince su tutto. Anche sulla vita delle persone. Anche sui morti in economia.

C’è una tema emerso di dinamite sociale e di vulnerabilità del Paese Italia dentro una transizione europea e globale che incide sui bisogni delle persone e cambia la democrazia a partire dalle sue forme espressive. Questo tema complicato esige conoscenza e deve parlare alla testa e al cuore degli italiani per mobilitare le coscienze e sostenere lo sforzo di cambiamento che il governo Draghi deve sapere realizzare. Guardando all’interesse complessivo come avrebbe detto Andreatta che può essere un riferimento culturale importante del Letta di oggi.

Ci permettiamo, però, di avvisare anche lui che non sarebbe più sufficiente il solido impianto teorico del professore trentino-bolognese perché oggi c’è bisogno di un’empatia collettiva che permetta di riconoscere e fare propria la verità. Altrimenti la Nuova Ricostruzione non ci sarà e il Paese quasi senza accorgersene avrà sprecato la sua grande occasione.

Per questo Draghi, come sta facendo, deve sempre di più comunicare le scelte e la rotta perché mancano filtri interpretativi capaci di trasferire il messaggio partendo dalle scelte compiute. Così come Letta fa bene a citare don Milani: non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali. E fa bene, come ripete spesso, a riferire questa citazione alle donne e alla parità di genere mancata in Italia. Si ricordi una volta sì e una volta no di riferirla anche al Mezzogiorno del Paese perché il Pd avrà finalmente una dimensione strategica e un futuro se dimostrerà con i fatti che i poveri vengono prima dei ricchi. Appena si ambienterà un po’ di più si accorgerà Letta che o fa i conti con la Sinistra Padronale che ha piegato ai suoi miopi interessi il più irresponsabile dei federalismi, che è quello italiano, e che ancora domina nel partito, o la sua scommessa sarà persa in partenza. A lui non basterà la consapevolezza del momento storico unico per cambiare le cose.


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