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Mario Draghi in conferenza stampa

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Siamo davanti a uno statista che si assume le sue responsabilità e stabilisce anche la loro gerarchia. Che vale per i vaccini come per il Recovery Plan. Che vale per la sanità e la scuola come per gli investimenti pubblici. Alle Regioni ha fatto capire che se realizzano quegli obiettivi riapriranno prima le loro economie. Per recuperare la credibilità persa come Paese nella capacità di fare gli investimenti Draghi dice che bisogna cambiare tutto al fine di superare l’ostacolo a livello politico, amministrativo, contabile e perfino giudiziario, che dobbiamo recuperare rapidità, efficienza e onestà. Come dargli torto?

ABBIAMO ascoltato un Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ha spiegato a tutti gli italiani che cosa è la sussidiarietà. Quella vera. Quella che parte dalla responsabilità di chi deve decidere per arrivare alla gestione della decisione da parte di chi è più vicino al territorio. Abbiamo ascoltato una persona che ha parlato di coscienza senza avere paura di chiamare in causa la coscienza delle persone. Siamo davanti a uno statista che si assume le sue responsabilità e stabilisce anche la loro gerarchia. Che vale per i vaccini come per il Recovery Plan. Che vale per la sanità e la scuola come per gli investimenti pubblici.

Alle Regioni ha fatto capire che se realizzano quegli obiettivi riapriranno prima le loro economie. Ai cittadini italiani ha dato le informazioni utili per rendersi conto della situazione reale e verificare perché e per colpa di chi si realizzano o meno certi risultati. Non è vero che i vaccini mancano. Sono stati utilizzati male e l’“indice anziani” in arrivo farà chiarezza e misurerà la capacità di cambiare e di fare le cose seriamente nella a volte “sorprendente” cartina delle disparità territoriali.

Quello da cui partiamo, questo lo diciamo noi, è che su undici milioni di vaccini le Regioni italiane hanno somministrato malcontate quattro milioni di dosi agli over 80 riservando ai nostri anziani più o meno lo stesso grado di priorità accordato alla multiforme platea di furbetti del vaccino che si nasconde dietro la dicitura altro, dietro il personale non sanitario e dietro le schiere di professori a distanza, amministrativi, giornalisti, notai, avvocati, tutti amici degli amici.

Ancora più chiaro Draghi è stato sulla grande opportunità del Recovery Plan. Che cosa può fare di più un presidente del consiglio per farsi capire quando dice chiaro e tondo che abbiamo perso credibilità come Paese nella capacità di fare investimenti. Quando dice che bisogna cambiare tutto per superare l’ostacolo a livello politico, amministrativo, contabile e perfino giudiziario, che dobbiamo recuperare rapidità, efficienza e onestà. Il Recovery Plan arriverà entro il 26 aprile: lo Stato garantirà il coordinamento e l’interfaccia con Bruxelles, i soggetti attuatori dovranno dimostrare di avere la capacità di attuare per step perché il finanziamento è suddiviso step dopo step. La sfida lanciata da Draghi è una sfida che riguarda l’intero Paese e vuole tenere insieme le sue istituzioni. Non c’è molta alternativa se si vuole ritrovare il gusto del futuro.

Su questo gusto del futuro pesa, però, un passato pesante che continua a condizionare il presente e che ha nelle maglie di potere dei Capi delle Regioni il suo elemento costitutivo di disgregazione.

Tanto per essere chiari fino ad oggi le cose sono andate così. Gli unici ristorati a dovere in Italia sono proprio loro. Sono i capi delle regioni e la pletora di burocrati e faccendieri che ruotano intorno a loro. Sono stati imbottiti di soldi veri, non di elemosine. Si chiamino Ristori o si chiamino Sostegni i fondi pubblici per i Capi delle Regioni ci sono sempre. Per il trasporto pubblico locale non bastavano i 5 miliardi l’anno con le fette infinitamente più rilevanti per Milano, Torino, Bologna, Firenze e così via. Sono arrivate botte di 800 milioni alla volta di compensazioni per perdite di fatturato che non si sono mai viste perché i bus potevano viaggiare all’80% ma siccome di controlli non si è nemmeno discusso hanno fatto sempre il pieno e il contributo è diventato di fatto la cresta sulla pandemia di lorsignori. Hanno fatto il pieno di quattrini pubblici per sistemare i loro malandati bilanci regionali e mantenere in piedi le prebende della burocrazia più pagata e inefficiente d’Italia togliendo risorse vere a albergatori, ambulanti, ristoratori e così via, ma se ne sono ben guardati da spendere uno solo degli euro generosamente ricevuti per sanificare i mezzi pubblici, fare le pulizie e i controlli perché le distanze fossero rispettate, fare insomma il loro lavoro.

Diciamo le cose come stanno: trasporti e sanità sono le due principali competenze delle Regioni e dei loro Viceré al comando; in entrambi i casi hanno fallito perché quello che si è visto con i furbetti del vaccino che sono tutti amici loro supera perfino la colpa imperdonabile di avere fatto correre su bus e mezzi pubblici alla velocità della luce il contagio di Covid 19 che è il punto massimo di disonore e di clientelismo per questa classe di governo dei territori italiani. Hanno messo in campo un’azione distruttiva tanto quanto il virus.

Potremmo dire che per interesse o per leggerezza sono stati i primi alleati del virus. È il grande tavolo da pranzo luculliano lontano dai riflettori dove la Lega e il Pd cambiano l’indirizzo ma consumano lo stesso pranzo. È la stessa roba loro. Sopravvissuta perfino alla pandemia. Perfino ai lutti familiari e ai morti in economia. Tutto ciò deve finire. Ora questi signori sanno che gli italiani li osservano molto da vicino.


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