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Il presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi

Tempo di lettura 4 Minuti

1) La crescita verso il 5% trainata da consumi e produzione perché la campagna di vaccinazione ha funzionato. 2) Si percepisce che questo Paese vuole ripartire passando da un rimbalzo congiunturale a una crescita sostenuta di lungo termine con la medicina delle riforme approvate a tempo di record della macchina pubblica per gli investimenti. 3) Un’inflazione buona da consumi che fa bene anche al debito. 4) Le Regioni non contano più nulla, il Parlamento conta ma segue, si rivede la regia dello Stato

Il prossimo appuntamento di cui non si parla ma ha un rilievo perché fotografa la situazione dei conti pubblici dell’anno è l’assestamento di bilancio. Siamo al nuovo ’29 mondiale.

Abbiamo fatto cinque scostamenti di bilancio per 200 miliardi dall’aprile del 2020. Si parla poco dell’assestamento di giugno perché molto probabilmente da lì alla nuova legge di bilancio di ottobre ci ritroveremo a fare i conti con un altro scostamento. Non è certo che ci sarà, ma qualora ci fosse sarebbe davvero l’ultimo.

A venti giorni dalla manovra di assestamento di bilancio non c’è un dibattito su cosa fare e su come venire incontro alla “cassa” del Piano parallelo (30 e passa miliardi) dove i soldi per carità ci sono. Sono ovviamente soldi nostri tutti in deficit, al netto di quelli europei aggiuntivi dell’articolo 1 comma 1037 della legge di stabilità.

Che sono i primi 25 miliardi di Next Generation Eu, previsti per luglio/agosto. Se non ci fosse stato Draghi in queste condizioni sarebbe stato impossibile evitare nuove tasse e nuovi sacrifici. Perché il livello di emergenza da affrontare a fronte di un gigantesco indebitamento è davvero senza precedenti. Meno male che c’è Draghi che sa di cosa parla e fa le cose, ma ha pure fortuna perché senza questa in una fase del genere non si va da nessuna parte.

1) La conferma della previsione del Pil più fortunata che è quella del 4,7% è in realtà lontana dalla realtà perché marciamo verso il 5%. Dalle informazioni che girano siamo di fronte a un rimbalzo molto forte della seconda metà dell’anno con le riaperture, il turismo e la manifattura che già faceva il suo alla grande. Nel primo trimestre siamo passati da una previsione di meno 0,4 a più 0,1 con effetto di trascinamento sul secondo trimestre e rimbalzo enorme sul secondo semestre dell’anno su consumi e produzione industriale perché la campagna di vaccinazione ha funzionato e sta funzionando. 

2) Si percepisce fisicamente l’effetto Draghi in quanto c’è un clima di fiducia diffuso. Si percepisce che questo Paese vuole ripartire passando da un rimbalzo congiunturale a una crescita sostenuta di lungo termine con la medicina delle riforme approvate a tempo di record della macchina pubblica per gli investimenti.

3)  Comincia a prendere corpo in embrione una cosa che si chiama inflazione da consumi che è positiva se non esplode perché è un sintomo evidente della ripresa vigorosa dei consumi. Se c’è un po’ di inflazione che vuol dire che l’economia va meglio e fa anche bene al debito pubblico perché è inflazione da domanda interna, non possiamo che rallegrarci.  Se è un’inflazione da materia prima importata perché il rimbalzo dell’economia fa salire il prezzo del petrolio, del rame, e così via, allora va meno bene.

Siccome pare che questa ci sia ma legata solo al rimbalzo e è affiancata da una forte spinta dei consumi da fiducia contagiosa, allora vuol dire che lo stellone di Draghi funziona. Perché siamo in presenza di un’inflazione buona che nasce da una ripresa genuina.

4) È emerso con chiarezza per tutti che le Regioni non contano più un tubo, che il Parlamento conta ma segue, soprattutto è un fatto che le Regioni non dettano più legge a modo loro e, cioè, con scelte arbitrarie e spesso bloccando tutto o quasi.  Per il trasporto pubblico locale le assegnazioni sono avvenute in modo quasi matematico. Così è avvenuto per le aree metropolitane e per i porti. Così è avvenuto per i treni veloci, per il digitale, per la scuola e per la sanità. Se non fosse stato così il Sud non avrebbe visto niente e faremmo bene a ricordarcelo.

Tutto questo è avvenuto senza che lo Stato sottoscrivesse un’intesa generale con le Regioni.

La morale è che abbiamo un Recovery Plan che ha una regia centrale e competenze molto precise all’interno di una visione nazionale e di un Progetto Paese di medio termine. Siamo davanti a un sano accentramento che vale oggi per Draghi e anche per chi verrà dopo di lui.

Perché oggi il vero direttore d’orchestra è il Presidente del Consiglio su tutto mentre i singoli ministri rispondono del loro. Poiché questo direttore d’orchestra ha la qualità di fare condividere le scelte il sano accentramento diventerà un patrimonio comune di chi guida a vario titolo il Paese.

Dopo l’ubriacatura del regionalismo irresponsabile, c’è un ritorno dello Stato. La cabina di regia è a Palazzo Chigi con i poteri di richiamo dello Stato che consente di sostituirsi a tutti i soggetti attuatori inadempienti. Siano essi ministeri, Regioni, Comuni. Meno male.


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