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Il presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro Renato Brunetta

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Le strutture burocratiche regionali italiane sono un disastro. Dobbiamo prendere atto che serve una burocrazia efficiente che faccia funzionare gli ospedali e che le eccellenze sono molto più diffuse sul territorio di quanto si immagini nonostante i guasti di una nomenclatura burocratica politicizzata. Questa è la sfida del Recovery plan firmato Draghi e delle meritorie riforme della pubblica amministrazione firmate Brunetta. Sulla nuova governance tecnica e politica, sulle semplificazioni e sui reclutamenti di qualità, non si può indietreggiare di un centimetro

La Regione Emilia-Romagna ha speso per l’acquisto di dispositivi Covid e beni sanitari nel 2020 il doppio della Lombardia (326 contro 161) che ha più del doppio della sua popolazione.

Riceverà rimborsi quasi doppi dal ministero dell’Economia (216 milioni contro 135) per un ammontare complessivo superiore a un quinto dell’intera somma nazionale di rimborsi alle Regioni. Qui non c’entra la spesa storica, vergogna italiana e madre di tutte le diseguaglianze, per cui l’Emilia-Romagna con una popolazione sostanzialmente analoga a quella della Puglia riceve un miliardo l’anno in più di trasferimenti pubblici per la sanità.

Nella classifica dei rimborsi per l’emergenza Covid del 2020 siamo addirittura a un punteggio tennistico nella partita tra le due Regioni con quasi sette volte di più all’Emilia-Romagna rispetto alla Puglia. Siccome si tratta di rimborsi a rendicontazione, urge una verifica per capire che cosa è realmente successo.

Sono più bravi degli altri? Tengono nota di tutto e sanno tutto quello che devono fare per erogare più servizi e prenotare maggiori rimborsi? Spendono più degli altri perché pagano i servizi di più? Perché hanno prezzi più alti? Pagano di più lo stesso servizio e, quindi, sprecano risorse o sanno prima degli altri che potranno rifarsi della spesa e si organizzano mentre tutte le altre Regioni vanno alla carlona in quanto non hanno le strutture burocratiche per fare meglio e di più?

Queste strutture burocratiche regionali italiane sono un disastro. Questo è un dato oggettivo. Sorge un dubbio: può essere, insomma, che in Emilia-Romagna le strutture burocratiche sono più capaci a organizzare questo tipo di attività e a rendicontarne al millesimo mentre gli altri fanno pasticci?

A prima vista viene da pensare al grande trucco ma se il trucco non c’è e tutto è scritto e rendicontato e anche i prezzi sono omogenei, allora viene fuori che c’è un elenco lunghissimo di Regioni che sono perdenti, che hanno problemi strutturali e che se non li risolvono verranno travolte quando saranno alle prese con il Piano nazionale di ripresa e di resilienza (Pnrr).

Se tutto dipende da una manina nascosta che gioca a favore di qualcuno rispetto a qualcun altro bisogna dimostrarlo, e non bisogna avere riguardi per nessuno, altrimenti si cerchino i malfunzionamenti diffusi e si aggiustino. Dobbiamo essere molto chiari. Se il Piano nazionale di ripresa e di resilienza finisce nelle mani di queste Regioni e di molti ministeri finisce nel solito modo italico degli ultimi venti anni anche perché molte di queste Regioni e di questi ministeri sono ancora nelle mani delle persone di prima. Perché il Tesoro è infinitamente più forte dei Trasporti? Perché ha un’amministrazione fatta di donne e uomini che sa come ci si muove dentro le regole. Non si può fare a meno di pagare il prezzo di queste regole finché ci sono.

Per queste ragioni non smetteremo mai di sostenere le riforme già decise della pubblica amministrazione perché vanno al cuore del problema e mettono a nudo le fragilità italiane senza ammiccamenti o compromessi di sorta.

Abbiamo più che mai bisogno di una burocrazia efficiente anche nel gestire le regole per la spartizione dei fondi. Altrimenti avremo un’Emilia-Romagna che corre mentre in Lombardia pensano che le risorse le prendono da altro e al Sud pensano che le avranno piangendo un po’. Sono due Italie brutte che non ci piacciono.

Dobbiamo prendere atto che abbiamo bisogno di una burocrazia efficiente che faccia funzionare gli ospedali e che le eccellenze sono molto più diffuse sul territorio di quanto si immagini nonostante i guasti prodotti da una nomenclatura burocratica politicizzata. Sulla capacità di gestire le regole del gioco ci sono disparità fortissime.

In Emilia-Romagna molto dipende dal fatto che questa Regione è stata a lungo governata da amministrazioni che si confrontavano sempre con un governo di un altro colore politico fin da tempi del comunismo e, quindi, facevano di tutto per non farsi impallinare dalle regole dell’esecutivo centrale. Poi le cose sono cambiate, ma tutto ciò è rimasto nel dna del sistema e quindi è un sistema regionale molto abile nello sfruttare questo meccanismo.

Il punto di oggi è tra chi è il sistema e chi non lo è perché non è stato capace di esserlo. Perché Bonaccini vince? Perché Lepore vince? Perché la gente sa che sono la garanzia per avere di più. Perché questi signori sono riusciti ad essere il sistema e il sistema li premia. Il Sud è stato sistema fino alla fine degli anni ottanta coniugando investimenti di sviluppo con sostegno del reddito.

Negli ultimi anni della Prima Repubblica il Sud ha continuato a esser sistema ma ne ha approfittato per ottenere dallo Stato e distribuire più regalie che sviluppo. Da quella stagione in poi è iniziata la decadenza economica e culturale del Mezzogiorno accelerata dai potentati regionali e dai califfati di ogni partito che hanno definitivamente perso il rapporto con il sistema nel suo complesso. Da queste macerie che hanno riguardato in misura sempre più performante anche i califfati del Nord e hanno, quindi, condannato l’Italia alla palude dell’assistenzialismo, si può uscire solo cambiando tutto.

Questa è la sfida del Recovery plan firmato Draghi e delle meritorie riforme della pubblica amministrazione firmate Brunetta. Sulla nuova governance tecnica e politica, sulle semplificazioni e sui reclutamenti di qualità non si può indietreggiare di un centimetro. Viceversa si deve allargare il perimetro del consenso su questo nuovo metodo in termini di condivisione della scelta, e di efficacia e trasparenza in termini di risultato. Bisogna fare uscire il Paese dalla palude dei controlli formalisti che sono l’anticamera della corruzione e la naturale evoluzione della palude dell’assistenzialismo e delle clientele.


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