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Luca Zaia e Massimiliano Fedriga

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Con l’arrivo di Draghi e con il suo metodo di governo, le Regioni italiane sono state messe un po’ in riga e la nuova macchina della campagna di vaccinazione ha ridotto i loro margini di manovra e i conseguenti spazi di propaganda. C’è, però, qualcosa di pericolosissimo che vogliamo evidenziare subito per mettere in allerta chi di dovere. Non si permettano i Bonaccini, gli Zaia, i De Luca, i Fedriga e così via, di ripetere in autunno con scuola e trasporti gli scempi da loro perpetrati l’anno scorso. Hanno bussato a soldi, hanno incassato a piè di lista e non hanno fatto niente

Viviamo in un Paese in cui le Regioni della Repubblica italiana cambiano anche l’altezza della montagna. Decidono loro quando è collina o è montagna e decidono ognuno per i fatti propri. Decidono loro a che livello sul mare scatta la classificazione di montagna. Viviamo in un Paese Arlecchino dove dogi veneti e sceriffi campani vogliono decidere loro la data di inizio dell’anno scolastico o possono stabilire obblighi come quelli della mascherina cancellati a livello nazionale.

Siamo il Paese dei venti staterelli del federalismo all’italiana della irresponsabilità per cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri diventano sempre più poveri. Siamo il Paese dove in un luogo nascosto della democrazia italiana, che è la Conferenza Stato-Regioni, la Sinistra Padronale tosco-emiliana e la Destra lombardo-veneta a trazione leghista non hanno mai consentito di inserire l’indice di povertà tra i criteri per una equa redistribuzione della spesa sanitaria e, in genere, di quella sociale.

Non hanno mai mollato il criterio unico assoluto della spesa storica per cui dagli asili nido alla sanità fino alla scuola e ai trasporti, sono riusciti a imporre cittadini di serie A e cittadini di serie B collocandosi fuori dalla Costituzione e agendo nel silenzio complice di tutti. Questo sistema regionale italiano malato è la prima causa della frammentazione decisionale del sistema Italia e della sua conseguente paralisi. Questo sistema regionale italiano malato è senza ombra di dubbi la prima causa dell’allargamento delle diseguaglianze tra territori e la ragione fondante del declino strutturale italiano per la catena di valori di miope egoismo di cui è portatore.

Sono abituati a chiedere, anzi a pretendere, le Regioni italiane. Soprattutto, quelle ricche, ma anche molte Regioni del Sud non scherzano. Chiedono soldi e non danno in cambio niente. Anzi chiedono soldi del bilancio pubblico italiano per sistemare i loro conti dissestati, ma non rinunciano mai alla propaganda per cui tutto quello che i cittadini elettori desiderano e ottengono è merito loro e tutto quello che non possono fare per soddisfarli è colpa del governo centrale. Basta, questa storia ha stufato!

Con i dissesti che hanno fatto nella sanità alle prese con il Covid, in particolare modo quelle più finanziate, le Regioni hanno perso diritto di parola. In realtà, con l’arrivo di Draghi e con il suo metodo di governo, le Regioni italiane sono state messe un po’ in riga e la nuova macchina della campagna di vaccinazione ha ridotto i loro margini di manovra e i conseguenti spazi di propaganda. C’è, però, qualcosa di pericolosissimo che vogliamo evidenziare subito per mettere in allerta chi di dovere.

Non si permettano i Bonaccini, gli Zaia, i De Luca, i Fedriga e così via, di ripetere in autunno con scuola e trasporti gli scempi da loro perpetrati l’anno scorso. Hanno bussato a soldi, hanno incassato a piè di lista e non hanno fatto niente.

Mentre i treni veloci venivano a lungo bloccati e poi rimessi in moto al 50% di capienza, loro hanno ottenuto nel trasporto locale la quota dell’80% e hanno strappato il massimo delle compensazioni per cui bus e mezzi vari lasciati senza controlli viaggiavano di fatto al 100% di modo che loro ci hanno fatto addirittura la cresta. Salvo bloccare la ripresa delle scuole e diffondere il contagio. Una vergogna assoluta.

Ancora peggio più specificamente sulla messa in sicurezza della scuola. Dove nessuno di questi capi di stato ombra ha avuto la decenza di pensare di utilizzare i bus privati costretti peraltro alla povertà dal lockdown o di organizzare i trasporti su più turni o di fare tutti quegli interventi di sanificazione e di molto altro che sono nelle loro assolute, esclusive responsabilità. Questa volta sono state avvertite per tempo, le nostre Regioni. Hanno avuto altre centinaia di milioni per il trasporto locale regionale e per riorganizzare le scuole sul territorio. La smettano, dunque, di fare gli struzzi o, a seconda dei casi, i fenomeni. Si mettano a lavorare adesso senza andare in vacanza e senza continuare a fare proclami che nessuno ha più la benché minima voglia di ascoltare e facciano quello che ha chiesto loro di fare il commissario Figliuolo.

Lo facciano bene e con rispetto gerarchico delle funzioni perché lo Stato italiano è uno e gli uomini che lo rappresentano sono sovraordinati alle loro competenze. Facciano meno conferenze stampe e eseguano meglio i compiti loro assegnati perché la scuola possa riaprire in sicurezza nei tempi prestabiliti e perché il trasporto locale sia ben organizzato e all’altezza della sfida. Il giochetto “quello che funziona è merito nostro, quello che non va è colpa degli altri” ha le armi spuntate, non convince più nessuno. Anche perché il metodo Draghi “decidere, mediare, decidere” ha messo a nudo le loro incongruità e le loro vergogne. Sono nudi davanti alle loro responsabilità.

Facciano almeno come fanno i partiti che lasciano a Draghi l’ultima parola e poi approvano e eseguono quello che è stato deciso. Abbiamo un Paese che comincia a recuperare fiducia e viaggia a una crescita superiore al 5%. Si è visto sulla campagna di vaccinazione il primo cambio di passo con Draghi, il secondo ha riguardato il Recovery Plan che ha acquisito la dimensione strategica del Progetto Italia e ha dato alle riforme un peso prevalente su quello dei soldi. Gli italiani non sono disposti a tollerare i loro sgambetti né sul primo fronte (scuola e trasporti) né sul secondo che riguarda l’attuazione del Recovery Plan e che è incompatibile con i loro calcoli clientelari e con le loro vistose incapacità nell’utilizzo delle risorse europee per mettere in moto gli investimenti pubblici.

Per carità di Dio, fermatevi! Se volete continuare a fare rumore come i partiti sul nulla, fate pure, ma eseguite i compiti ora, non domani, su scuola e trasporti. Perché se non lo fate e cominciate a blaterare in venti che è colpa di qualcun altro, questa volta, vi vengono a prendere.


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