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Dobbiamo uscire in fretta dal chiacchiericcio permanente del nulla mediatico-partitico e bisogna fare in modo che l’occasione storica del Recovery Plan sia raccontata e compresa per quello che è e incontri, quindi, il sostegno della pubblica opinione. Oggi ai partiti interessa il dialogo tra di loro invece ciò che conta è il dialogo con il Paese. Perché è il Paese che deve tirare la carretta. Bisogna uscire in fretta da questo teatro delle maschere dove tutto è propaganda e dove la politica si riduce a retrobottega

“La comunicazione ha ormai mangiato la politica, i sondaggi hanno sostituito il dialogo con ‘i mondi vitali’ e il chiacchiericcio dei social ha oscurato la partecipazione”. Dario Di Vico, Corriere della Sera, 20 agosto. Una testa libera che pone all’attenzione in modo dubitativo il punto decisivo della stagione italiana di oggi. Vogliamo rendergliene merito pubblico.

. Noi tutto ciò lo abbiamo definito da mesi Titanic Italia ed è questa la base “scientifica” dell’implosione della politica italiana che ha imposto il ricorso alla carta estrema giocata con lungimiranza e intelligenza politica da Mattarella. Ho scritto “Mario Draghi. Il ritorno del Cavaliere bianco”, appunto la carta estrema che è il salvatore dell’euro alle prese oggi con un problema ancora più grande, perché tutto ciò fosse chiaro.

Bisogna avere consapevolezza che il supertalk estate-inverno dove tutto ciò che interessa i bisogni delle persone è bandito e tutto ciò che arricchisce il fotoromanzo della politica della irrealtà italiana occupa l’intera scena, ha prodotto una ferita invalidante alla stessa politica. Soprattutto ha alimentato all’interno di un malatissimo mondo autoreferenziale del giornalismo la nascita e la crescita di un paradigma altrettanto malato della politica dove tutto si riduce a retrobottega dentro una bolla di grandi iniezioni di liquidità che possono solo rinviare nel tempo l’esplosione della grande questione sociale e il confronto con la realtà amara prodotta proprio dal chiacchiericcio permanente del nulla mediatico-partitico.

Se si vuole che la Nuova ricostruzione ripeta il miracolo economico della prima, bisogna uscire in fretta da questo teatro delle maschere dove tutto è supponentemente finto, dove tutto è propaganda, dove il bene collettivo vale meno di mezzo punto di share. C’è una classe di conduttori di questi supertalk estate-inverno che debbono mettersi una mano sulla coscienza e debbono avere almeno un po’ di rispetto per i propri figli se non per quelli degli altri. Facciano inchieste giornalistiche serie se ne sono capaci e la smettano di rubare il futuro ai nostri ragazzi con la fuffa della demagogia.

Per quanto vi possa sembrare sconvolgente, questo è assolutamente il primo problema dell’Italia di oggi. Perché la nuova ricostruzione si fa se la pubblica opinione crede nella rinascita del Paese, si sente partecipe del grande progetto di ricostruzione, lo vive come una cosa sua, e vuole testimoniarlo ogni giorno con i fatti, non con le parole. Questo è accaduto nel dopoguerra perché vi era una comunità che aveva deciso di risollevarsi dalle macerie e aveva individuato prima in De Gasperi e poi in Fanfani i condottieri di una battaglia giusta che avrebbe permesso loro di vincere quella guerra che altri menzogneri gli avevano fatto perdere sui campi di battaglia.

Il nuovo De Gasperi si chiama Draghi e non potrà vincere se il gioco di squadra della sua azione di governo non riesce a contagiare il sentimento comune e a determinare la mobilitazione delle persone.

Dobbiamo uscire in fretta dal chiacchiericcio e bisogna fare in modo che l’occasione storica del Recovery Plan sia raccontata e compresa per quello che è e incontri, quindi, il sostegno della pubblica opinione. Oggi ai partiti interessa il dialogo tra di loro, invece ciò che conta è il dialogo con il Paese. Perché è il Paese che deve tirare la carretta. Ricostruiamo l’opinione pubblica in modo forte ovviamente dialettico e mai supino perché oggi c’è proprio bisogno dell’idem sentire della Nuova ricostruzione che può essere il frutto maturo solo di quel dibattito. Non si può fare tutto sulla base delle leggi e delle imposizioni. Questo può valere per una minoranza, la maggioranze fa le cose perché ci crede, non perché c’è la legge. Lo fa perché è convinta che è bene fare così. Non si ruba non perché si va in galera, ma perché non si ruba e basta. Perché è moralmente ignobile rubare.

Quello di fare ciò in cui crede e ciò che è giusto è esattamente ciò che deve fare oggi il Paese e che siamo fiduciosi che il Paese tornerà a fare. È successo con i vaccini. Gli italiani sono andati a vaccinarsi in massa perché lo hanno ritenuto giusto. Questo è il merito dell’azione di governo di Draghi e il numero dei vaccinati potrebbe essere anche superiore se la comunicazione malata non avesse regalato per mesi e mesi il palcoscenico a tutti quelli che volevano fare i più furbi di tutti, tutti quelli che la sanno lunga, che la sanno sempre di più degli altri.

Non è vero che il potere è sempre corrotto e il sindacato deve trovare una buona volta la forza di dire ai suoi quadri, soprattutto quelli che vengono dai movimenti alternativi, “questa è la mia linea e questa linea non è quella antagonista”. Il psicodramma del complotto permanente o della corruzione sistemica contro la quale i puri devono ribellarsi ha già fatto troppo male a questo Paese.

Per quanto vi potrà sembrare anche questo sconvolgente, come in tutti i casi storici, la prova del fuoco di questa operazione verità di Ricostruzione morale e economica del Paese è quella di superare i punti più deboli che nessuno è mai riuscito a superare. Si tratta, nel nostro caso, di fare in modo di potere constatare che il Mezzogiorno è ripartito non a parole, che anche in questa terra martoriata esiste un’opinione pubblica che ne ha consapevolezza, che la sua classe dirigente e imprenditoriale si mobilita per sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda giusta che è quella della rinascita collettiva. Abbiamo il capitale umano per farlo e dobbiamo credere in noi stessi. Non dobbiamo avere remore a chiedere tutto ciò che ci manca e chi ha responsabilità di governo deve avere orecchie attente a queste richieste e antenne in grado di anticipare i problemi e le soluzioni. Perché non possiamo comprare più tempo in quanto non ce ne è più. Diciamo che è finito, ma di questo parleremo domani.


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