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Draghi in collegamento con i presidenti di Regione

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La scuola riaprirà in presenza perché altrimenti salta tutto e perché si è bene operato come per la campagna di vaccinazione e per il Recovery Plan, ma il partito trasversale dei blocchi e dei veti, i suoi capi partito che sono nella politica centrale e regionale e nel sindacato lavorano nell’ombra come se nulla fosse pensando che le cose finiranno come finivano prima. I mandarini delle Regioni sono già all’opera per mettere becco in tutti i progetti dei Comuni e il governo sta rispondendo colpo su colpo con una task force presso Cassa depositi e prestiti che metta i comuni, soprattutto del Sud, nelle condizioni di fare buoni progetti e di gestirli tagliando le intermediazioni nocive. È in atto peraltro un’offensiva a tutto campo per tagliare brutalmente i decreti attuativi

L’epoca dei veti e dei blocchi in Italia è finita, questo deve capire la gente. Soprattutto ora che siamo diventati un presidio forte in Europa per tutto: il ruolo riconosciuto di Draghi assume profili ripetuti di leadership in politica estera sui grandi dossier, a partire dall’Afghanistan, ma cambia allo stesso tempo più di quanto si riesca a cogliere l’accoglienza internazionale del Paese. Siamo alle prese con la nuova Bretton Woods del mondo e viviamo i giorni terribili dell’incendio afgano e del ritorno della minaccia terroristica globale, ma siamo seduti a capotavola. Siamo tra quelli che diamo le carte. Siamo guardati in modo diverso da prima.

Il punto, però, è proprio questo. Perché l’accoglienza internazionale è già cambiata, ma il suo redde rationem non sarà all’estero. La prova globale più impegnativa del governo Draghi sarà in casa e è qui che quell’accoglienza internazionale così benevola dovrà essere vidimata e, cioè, dovrà conquistare sul campo il suo passaporto di legittimazione.

Il metodo di Draghi ormai è chiaro a tutti: poche parole, nessuna polemica. Parole chiare che danno il senso delle cose e della direzione di marcia dell’azione del governo. Diciamocela, però, tutta. In questo quadro nitido di priorità di metodo e di contenuti emerge da ogni angolo il problema dei problemi. Che è la burocrazia in ogni dove con il suo carico opprimente di veti e di blocchi. Che è la burocrazia che moltiplica a livello regionale gli insopportabili vizi formalisti delle amministrazioni meridionali. Queste burocrazie, diciamo le cose come stanno, sono diventate il nemico della società. Abbiamo una classe dirigente che è quello che è. Fa quello che può che, troppo spesso, è poco e male.

Il risultato è che siamo ancora il Paese delle autorizzazioni preventive per cui passano sei mesi perché tutte le Motorizzazioni riunite devono autorizzare le rotte nuove di bus ecologici che cambiano di qualche decina di chilometri il percorso e operano in un mercato privato. Siamo ancora il Paese per cui basta una sigla sindacale dei presidi che se ne inventa ogni giorno una perché ha le elezioni di rappresentanza a fine anno, che tutti i media sono lì a raccontare che la scuola non riaprirà. Quando viceversa i poteri delle Regioni sono stati brutalmente limitati per contenere i loro giochetti propagandistici e si è fatto di tutto e di più con semafori verdi e rossi per verificare il green pass di chi insegna e di chi va a lezione. Insomma: la scuola riaprirà perché se no salta tutto e perché si è bene operato come per la campagna di vaccinazione e per il Recovery Plan, ma il partito trasversale dei blocchi e dei veti e i suoi capi partito che sono nella politica centrale e regionale e nel sindacato lavorano nell’ombra come se nulla fosse pensando che le cose finiranno come finivano prima.

I mandarini delle Regioni sono già all’opera per mettere becco in tutti i progetti dei Comuni piccoli e grandi e bloccare di fatto il Recovery Plan e il governo sta rispondendo colpo su colpo allestendo una task force presso Cassa depositi e prestiti che metta i Comuni, soprattutto del Sud, nelle condizioni di fare buoni progetti e di gestirli bene tagliando le intermediazioni nocive. È in atto peraltro un’offensiva a tutto campo per tagliare brutalmente decreti attuativi e vigilare sull’operatività dei provvedimenti ministeriali.

Non facciamoci illusioni, però. Il tempo passa, i soldi finiscono, perché gli uomini sono ancora quelli di prima. Bisognerà, forse, avere il coraggio di passare attraverso qualche atto di rottura. Bisognerà che il tema della burocrazia nemica della società diventi un elemento forte del dibattito della pubblica opinione. Solo allora, forse, i partiti che continuano a fare rumore daranno il loro contributo. Lo faranno per qualche punto in più nei sondaggi, ma per salvare il Paese andrà bene lo stesso, su questo tema Draghi non si può permettere distrazioni. Perché tutto cambia o fallisce se l’elefante della burocrazia passa o no nella cruna dell’ago dello sviluppo e della riunificazione delle due Italie. Non ci sono alternative.


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