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Mario Draghi

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La sfida del G20 allargato è quella di ricondurre tutti a una responsabilità comune, dai talebani all’America e all’Europa. Il mondo deve riuscire a disinnescare la nuova minaccia del terrorismo. La destabilizzazione, con i suoi effetti a catena che incidono sulle materie prime e i loro prezzi come sulla quantità e qualità dei mercati di sbocco, incide in modo diretto e pesante sul nostro prodotto interno lordo e rappresenta il vero vincolo esterno alla nostra ripresa. Dimostriamo di sapere occuparci di cose serie. Facciamolo, almeno per i nostri figli

La sfida del G20 allargato è quella di ricondurre tutti a una responsabilità comune. I talebani a garantire un governo di stabilità e a discutere con il mondo di standard di civiltà per i loro cittadini che non possono più essere messi in discussione. Il mondo deve riuscire a disinnescare la nuova minaccia del terrorismo globale costringendo l’America a fare i conti con i suoi errori e l’Europa a ritrovare un ruolo di peso sullo scacchiere della globalizzazione a partire dal Mediterraneo.

Che sia stato Mario Draghi, come presidente del G20, a mettere in campo l’iniziativa più concreta per venire a capo dell’incognita Afghanistan, migliora ulteriormente l’accoglienza internazionale dell’Italia e accresce la reputazione del suo premier. È il segno più evidente di una riforma di struttura che è il riposizionamento internazionale dell’Italia da molti sottovalutata o non capita e che invece ha un peso enorme nel nostro destino futuro. Il punto, però, che non è a tutti chiaro, è che esiste una ricaduta italiana interna direttamente collegata alla soluzione dell’incognita Afghanistan e della sua comunità di donne e uomini. Per cui ci occupiamo di loro, ma parliamo molto da vicino di noi. Per almeno tre ragioni specifiche.

1) La destabilizzazione internazionale colpisce i paesi esportatori, cioè, noi. Facciamo finta di dimenticarcelo, ma per fortuna siamo ancora un Paese di esportatori. La destabilizzazione con i suoi effetti a catena che incidono sulle materie prime e i loro prezzi come sulla quantità e qualità dei mercati di sbocco, incide in modo diretto e pesante sul nostro Prodotto interno lordo (Pil) e rappresenta il vero vincolo esterno alla nostra ripresa. Di quanto è aumentato il prezzo del legno? Di quanto quello dell’acciaio? Se fai i lavori a casa quanti mesi ti chiede di attendere il capo cantiere perché manca questo o quello? Abbiamo bisogno come non mai della stabilità lungimirante del governo Draghi e dobbiamo augurarci il successo pieno della iniziativa internazionale del suo premier.

2) C’è una partita energetica che è tutta fatta di sostituzione nella produzione di energia elettrica. Se la fai con le centrali a carbone sei sempre dipendente, se la fai con quelle alternative è quasi tutto fatto in Italia e torniamo a essere fondamentali noi e il nord Africa per la grande quantità di sole di cui disponiamo. Oggi gran parte della produzione di veicoli elettrici è legata alla disponibilità di mercato del litio, per capirci, che è una materia prima di cui l’Europa non dispone. Questi problemi sono assolutamente reali.

3) In questo momento l’Europa ha come leadership solo Draghi. La Germania è a un passo dalle elezioni e non si sa chi raccoglierà l’eredità della Merkel. Macron è fortemente in crisi all’interno della sua Francia. Non resta nient’altro che Draghi che deve fare i conti con il problema delle debolezze come è la presidenza slovena della Unione Europea.

Che è debole e rema contro perché fa parte del blocco dell’est. Sono Paesi egoisti che non sanno pensare in grande, ma questa volta se non pensi in grande vieni travolto. Quando i piccoli erano sotto l’egemonia dei grandi, si accontentavano di prendere un po’ di soldi e i grandi comandavano. Ora i grandi sono in difficoltà e questo è un problema grosso perché un problema grosso a livello europeo significa di riflesso un problema sui nostri finanziamenti. Quando comincia la rumba si sa da dove si inizia e non si sa dove si va a finire. Per noi la crisi europea impatta sulla nostra possibilità di non avere certezze sui fondi del Piano nazionale di ripresa e di resilienza (Pnrr).

Mi pare che ce ne sia abbastanza per evitare propagande di ogni genere e tipo. Per rendersi almeno conto che la leadership internazionale di Draghi vale eccome per la nostra economia. Cerchiamo almeno in questo caso di non farci riconoscere per le nostre miserevoli bassezze. Dimostriamo di sapere occuparci di cose serie. Facciamolo, almeno per i nostri figli.


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