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Matteo Salvini e, sullo sfondo, il premier Mario Draghi

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Il centrosinistra vince 5-1 perché la destra se sovranista non sfonda. Siamo di fronte a una grande trasformazione e questo processo impone il bisogno di scelte, esige decisione e competenza. Draghi ha dimostrato che c’è un governo che decide. Anche sui no vax nel giorno di chiusura delle elezioni amministrative il governo ha tagliato l’erba sotto i piedi della protesta al Porto di Trieste. Chi non è in grado di esercitare queste qualità non può andare da nessuna parte perché può solo sperare nello sfascio e nel ritorno della voglia di demagogia. Peccato che in questo caso cade il soffitto e il soffitto cade anche in testa a lui non solo ai suoi avversari. Puoi fare la politica che vuoi – di centro, di destra, di sinistra – ma se vuoi vincere ti devi muovere in sintonia con il nuovo tono della politica italiana

Questa seconda tornata elettorale conferma l’effetto Draghi. Ha cambiato il tono della politica italiana. La demagogia non paga più. Resiste nelle roccaforti dello share delle tv commerciali, ma sta tramontando. Fra poco anche il pollaio mediatico dove quaranta e passa milioni di vaccinati valgono quanto qualche migliaia di no vax andrà a consunzione. Gli italiani hanno voglia di ripartire e di fare le cose, quindi finiranno con spegnere la tv.

La verità è che ovunque (sinistra e destra) prevalgono candidati moderati dentro una netta prevalenza dello schieramento di centrosinistra che ha mostrato più attenzione a questa componente. La verità è che nel giorno di chiusura delle elezioni amministrative il governo Draghi taglia l’erba sotto i piedi della protesta no vax al Porto di Trieste. Lo fa quando è chiaro a tutti il contenuto puramente ideologico della protesta e quando la frammentazione dell’atomo protestatario è sotto gli occhi anche di chi non vuole vedere. Fa la mossa giusta al momento giusto e dimostra così che in Italia non c’è più spazio per questo tipo di carnevalate fuori dalla storia del nuovo ’29 mondiale e dalla realtà fatta di bisogni delle persone da soddisfare, non di capricci ideologici di chi ha il privilegio di avere un lavoro.

La linea ferma del governo sulla sicurezza, che è l’altra faccia della barra dritta in sanità e in economia, dimostra che per questi giochetti non c’è più spazio. Hanno capito tutti che in tre o quattro giorni questa cosa si smonta. È ormai chiaro per chiunque che siamo in presenza di un gruppuscolo di fanatici che parlano senza sapere che cosa dicono. Gente che pensa di combattere la lotta degli angeli contro i demoni e che trova ascolto solo in chi ha deciso di ridurre l’informazione a spettacolo tradendone spirito e missione.

Draghi ha cambiato il tono della politica perché siamo di fronte a una grande trasformazione e questo processo impone il bisogno di scelte, esige decisione e competenza. Chi non è in grado di esercitare queste qualità non può andare da nessuna parte perché può solo sperare nello sfascio e nel ritorno della voglia di demagogia. Peccato che in questo caso cade il soffitto e il soffitto cade anche in testa a lui, non solo ai suoi avversari.

Puoi fare la politica che vuoi – di centro, di destra, di sinistra – ma se vuoi vincere ti devi muovere in sintonia con il nuovo tono della politica italiana. Draghi ha dimostrato che c’è un governo che decide, anche sui no vax. Alla gente manda il messaggio che come sempre decide e che, dunque, lo farà anche sulle tasse e sulla redistribuzione della spesa pubblica. Insomma: il governo diventa credibile, fa quello che deve fare.

Ovviamente lo fa con il buon senso, non lo fai in modo autoritario. Agisce un attimo dopo quando è passato il rischio di provocare cortocircuiti. Quando si è sicuri che non ci saranno spirali incontrollabili, allora si interviene. Questo significa avere il senso di quando è il momento di agire e di farlo con il nuovo modo di agire.

Perché il centrosinistra ha vinto questa tornata? Perché, tutto sommato, è messo meglio rispetto a questi canoni di quanto lo sia il centrodestra collocato disinvoltamente sotto l’egida sovranista di Salvini e Meloni. Alcune cose nel centrosinistra le hanno fatte e hanno una loro credibilità per quanto logorata da certe amministrazioni inadeguate e da ricorrenti sbandamenti ideologici. Il centrodestra mettendosi sotto l’ombrello di una destra arruffona brucia il capitale di buona amministrazione che gli amministratori della Lega pure avevano accumulato negli anni. Per correre dietro questo populismo che avrebbe dovuto portare il Carroccio a vincere anche al Sud diventando loro stessi vittima dello storico pregiudizio e, cioè, della convinzione profondamente errata che il Sud sia fatto di populisti e che lo puoi conquistare solo facendo il demagogo. Invece il Sud non è la terra dei Masaniello. Questa stagione, anche dove davvero è esistita, volge al termine come insegna la vicenda di De Magistris. Salvini ha bruciato il capitale storico convinto che così facendo avrebbe conquistato il Sud. Di fatto, ha messo a rischio il suo vero patrimonio e non ne ha conquistato uno nuovo.

Diciamo la verità. Noi, come gli altri, abbiamo problemi veri che le teorie dei Borghi e dei Bagnai non possono neppure pensare di affrontare. Abbiamo il problema globale delle materie prime e dell’inflazione che vengono da fuori e ci misuriamo in casa con il problema della macchina dello Stato e della capacità di fare ripartire gli investimenti pubblici, mobilitandone altrettanti di privati.

Sono tempi troppo complicati per fare finta di affrontarli con la demagogia. Sta cambiando tutto. Non c’è un solo osservatore internazionale che non abbia detto che il nuovo governo tedesco non sarebbe nato prima di Natale. Invece arriverà molto prima. Perché anche in Germania hanno capito che non si scherza più. Che sono tempi troppo complicati al punto che perfino la grande Germania teme di diventare una rotella che non conta nulla nel grande scacchiere del dopo 29. Se questo ragionamento vale per la Germania, a maggior ragione vale per noi come Italia.

Indipendentemente dal fatto che anche questo atteggiamento tedesco è un effetto indiretto della nuova ribalta di Draghi. Perché sono consapevoli anche loro che c’è un’alternativa nella corsa alla leadership europea che non consente spazi per chi fa sceneggiate. Noi, in casa nostra, prendiamo coscienza di smetterla di incendiare pagliai per inseguire quattro cantastorie fuori dal mondo. Per una volta rendiamoci conto che lo spettacolo viene dopo. Anche sua maestà lo share ha perso lo scettro. Lo riconquisterà a breve, ma dovrà avere in testa un’altra corona.


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