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L'affondamento del Titanic

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Siamo davanti alla crisi dei partiti che risalta ogni giorno di più al confronto con i risultati del governo di unità nazionale, guidato da Mario Draghi. Percepisci l’abisso che separa il vuoto propagandistico dei capi partito e dei loro accoliti con la tensione operativa di chi vuole raggiungere i 51 target europei del Pnrr senza un giorno di ritardo e opera per costruire in Italia e in Europa una risposta strutturale al caro energia. La verità è che i partiti oltre a lanciare slogan non riescono a fare alcunché. Non hanno un progetto politico. C’è invece un governo di unità nazionale che persegue la Ricostruzione Nazionale con determinazione. Si fanno delle cose importanti ma i partiti non le rivendicano. Non ce la fanno a capire che l’interesse generale della politica di oggi si chiama Ricostruzione Nazionale. Loro vincono o perdono se sono capaci di contribuire a farla e se cominciano a sentirla come propria

Siamo davanti alla crisi dei partiti che risalta ogni giorno di più al confronto con i risultati del governo di unità nazionale, guidato da Mario Draghi, in casa nella campagna di vaccinazione e in economia e, fuori casa, sulla strada della Nuova Europa più federalista e solidale che persegue con il rispetto di tutti, mai avuto così prima. Percepisci l’abisso che separa il vuoto propagandistico dei capi partito e dei loro accoliti con la tensione operativa di chi vuole raggiungere i 51 target europei del Piano nazionale di ripresa e di resilienza senza un giorno di ritardo e opera per costruire in Italia e in Europa una risposta strutturale al caro energia. Un vuoto propagandistico che diventa quasi miserabile agli occhi degli italiani perché non può non impressionare se capisci lo sforzo fattivo di Draghi e dei suoi ministri di misurarsi quotidianamente con il mostro burocratico e le sue ramificazioni più distorte che sono l’ossatura della frammentazione decisionale italiana.

La verità è che i partiti oltre a lanciare slogan non riescono a fare alcunché. Non hanno un progetto politico. Continuano a buttare slogan un po’ su tutto. Con intensità diversa, ma purtroppo è così più o meno per tutti. Chiediamoci: qual è il progetto fondamentale del Pd o dei Fratelli d’Italia? La difesa del lavoro?  Va benissimo, ma come lo difendi? La Flat tax? Non scherziamo. Siamo sempre davanti a tante piccole cosette ripetute da mattina a sera, ma nessuno di loro che ti dice, butto lì, costruiremo dieci milioni di case popolari,  faremo migliaia di chilometri di rete ferroviaria e uniremo l’Italia con i treni veloci, faremo altrettanto con le scuole, con gli asili nido, con gli ospedali, con i bus, abbiamo il più grande investimento sul capitale umano e sulla ricerca, e tutte queste cose insieme diventeranno un volano per la crescita economica, sociale e civile del Paese. Si urla: vogliamo il presidenzialismo, il giorno dopo diventa il semi presidenzialismo, e l’altro capo partito magari in contemporanea rilancia il proporzionale con sbarramento o magari puro, ma nessuno di loro dice mai “mettiamoci insieme e facciamo la riforma costituzionale”.

Stanno facendo qualcosa di straordinario i partiti, meglio lo sta facendo il loro governo, ma loro nemmeno se ne rendono conto. Dovrebbero dire tutti insieme convintamente: il nostro fondamentale progetto politico è la riunificazione delle due Italie. Faremo tot ospedali nuovi, tot scuole nuove, tot laboratori di ricerca nuovi, stiamo attrezzando la macchina pubblica degli investimenti per coprire l’intero Paese con la banda larga ultra veloce e unire sui treni veloci le due Italie. Potrebbero aggiungere, anzi assolutamente dovrebbero farlo, che il Ponte sullo Stretto è irrinunciabile e va fatto in tot anni. Pochi, quelli giusti.

Sul nostro onore, garantiamo, che in pochi mesi sarà a regime la nuova macchina degli investimenti pubblici e privati di un sistema Paese che recupererà in Europa e in Italia le ragioni della solidarietà fattuale, non astratta, che restituisce competitività e lavoro all’intero Paese.

Siamo così arrivati al problema dei problemi. Per risolvere il quale non servono più le parole, ma i fatti. Quelli che si cominciano peraltro anche a vedere, ma che bisogna accelerare. Che non sono le cose più propagandistiche, quelle su cui si sproloquia da mattina a sera, ma quelle che si riescono a fare per davvero. Che diventano opere. Che diventano cose che si possono toccare. Se i partiti facessero un salto di qualità di questo tipo, acquisirebbero naturalmente un profilo chiaro anche rispetto alle grandi crisi internazionali.

Quando invece perdi la bussola lisci il pelo al populismo e non riesci nemmeno a fare una discussione sul perché non hai un progetto politico fondamentale. Non la puoi fare questa discussione perché questi partiti non sanno neppure di non averlo il progetto politico fondamentale. Invece nei giorni del nuovo 29 mondiale, all’apice della grande crisi globale, dopo le crisi finanziaria e dei debiti sovrani con la miccia dell’inflazione che torna a incendiare i prezzi delle materie prime e i mercati, solo di quel progetto fondamentale e di null’altro dovrebbero occuparsi il dibattito della pubblica opinione e l’azione politica. No, preferiscono tutti insieme il gioco delle bandierine. Mettono e tolgono. Ogni giorno. Ogni ora.

Vorremmo ricordare a tutti loro che il progetto politico fondamentale esiste. Si chiama Ricostruzione Nazionale e deve riunificare le due Italie. C’è anche un governo di unità nazionale che lo persegue con determinazione. Si fanno delle cose importanti ma i partiti non le rivendicano. I partiti queste cose vere non le vedono. Non le sposano. Perché puntano solo a pagare uno stuolo troppo grande di clienti. Credono – sbagliando – di potere continuare così a comprare i loro voti. Non ce la fanno a capire che l’interesse generale è tale perché unisce una pluralità di persone, non perché vuole elargire favori a ognuna di loro. Non ce la fanno a capire che l’interesse generale della politica di oggi si chiama Ricostruzione Nazionale. Loro vincono o perdono se sono capaci di contribuire a farla e se cominciano a sentirla come propria. Questo fu il segreto del miracolo economico italiano del Dopoguerra. Questo è ciò che serve oggi.


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