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Farebbero bene presidi, professori, capi e capetti delle Regioni a riflettere sul fatto che non è vero che a casa i nostri ragazzi sono tutti uguali. C’è chi sta meglio e chi sta peggio. C’è chi ha una famiglia che ti può aiutare e chi no. C’è chi vive in un territorio con una rete digitale che funziona e chi è ancora tagliato fuori. Il messaggio forte è che questo Paese ha bisogno di unità, che vaccinazione e green pass tutelano il più possibile vita economica e sociale. Questo è un governo che fa e che non consente alle Regioni di disfare. L’ordinanza dello sceriffo De Luca in Campania per le scuole chiuse è durata un giorno. Draghi dimostra con i fatti che cosa vuol dire per lui essere un servitore delle istituzioni e vuole implicitamente sottolineare che tocca all’istituzione dire che cosa vuole da lui. Anche su questo i capi partito farebbero bene a riflettere dentro una soluzione di sistema tra Quirinale e Palazzo Chigi che per il Paese è una scelta obbligata

Nelle sensibilità profonde di Mario Draghi ci sono la lotta alle diseguaglianze e l’unità del Paese. Per una persona che costitutivamente bandisce la retorica, si è percepita l’intensità della scuola come seminarium rei publicae. Come fondamento, cioè, della democrazia perché rappresenta il luogo dell’uguaglianza che va tutelato per quello che è. La priorità delle priorità.

Farebbero bene presidi, professori, capi e capetti delle Regioni a riflettere su questi passaggi.  Farebbero bene a rifletterci senza semplicismi i capi dei partiti. Perché non è vero che a casa i nostri ragazzi sono tutti uguali. C’è chi sta meglio e chi sta peggio. C’è chi ha una famiglia che ti può aiutare nell’apprendimento e chi no. C’è chi ha una casa grande e chi una casa di una o due stanze. C’è chi vive in un territorio dove la rete digitale funziona alla perfezione e chi è ancora tagliato fuori dal supporto informatico. Questa è la realtà.

Dietro le parole asciutte di Draghi ci sono la consapevolezza dei grandi servitori dello Stato, i comportamenti e la coerenza meridionalista di un Piano nazionale di ripresa e di resilienza che ha come primo obiettivo la riduzione delle disparità territoriali. Venendo ai temi di attualità e alle attese deluse politico-quirinalizie emergono tre elementi di assoluta importanza e ci aggiungiamo una nostra postilla sulle insidie del federalismo regionale all’italiana.

1) Essendo consapevole di quanta retorica a buon mercato in modo spesso interessato si riversa sulla sua figura, Draghi ha combattuto anche fisicamente l’immagine dell’inviato del Signore e/o del salvatore della Patria. Ha detto che dobbiamo essere tutti uniti il più possibile perché senza l’unità non ne veniamo fuori. Nessuno potrà mai dire che getta benzina sul fuoco che arde.

2) Ha fatto un discorso piano chiarendo le scelte nette di sempre a favore della vaccinazione che è lo strumento più forte seguendo il solco anticipatore tracciato dal green pass e avendo ben presente l’esigenza di tutelare il più possibile vita economica e vita sociale nei contenuti e nelle modalità consentite. Anche qui, ancora una volta, quasi fisicamente ha trasmesso l’insieme di un governo collettivo con i ministri Bianchi e Speranza e il professore Locatelli al suo fianco.

3) Ha detto dall’inizio alla fine una cosa forte: questo Paese ha bisogno di unità. Ha detto che questo bisogno vale per chiunque sia alle prese con i problemi di oggi. Ha detto quello che pensa che è quello che pensa Mattarella e che è ancora quello che pensano tutte le persone di buon senso.

Per quanto riguarda lui, riparando e scusandosi per la mancata conferenza stampa nell’immediato dopo l’ultimo decreto Covid, ha dimostrato con i fatti che cosa vuol dire essere un servitore delle istituzioni e ha voluto implicitamente sottolineare che tocca all’istituzione dire che cosa vuole da lui. Anche su questo i capi partito farebbero bene a riflettere dentro una soluzione di sistema tra Quirinale e Palazzo Chigi che per il Paese è una scelta obbligata.

Infine, la postilla. Quello che appare ai nostri occhi è che abbiamo un Governo che fa, commette errori come tutti, ma fa. Sono rimaste, però, le solite Regioni che disfano. Abbiamo avuto dieci mesi in cui si è risentita la voce forte dello Stato, un gioco di squadra che ci ha consentito di fare meglio di tutti nella lotta al Covid e nell’economia, ma poi sono riemersi i soliti capi e capetti delle Regioni che hanno bussato a soldi nel trasporto locale come per la sanità, come per la scuola.  Hanno incassato tutto quello che hanno chiesto, ma a seconda dei casi fanno poco o fanno niente e hanno sempre bisogno di rinviare tutto.  Siamo alla solita tela di Penelope del declino italiano che vuole riprendersi la scena. Quella che questo governo continua a non consentire. Perché l’ordinanza dello sceriffo De Luca in Campania per le scuole chiuse è durata un giorno e Emiliano si è fatto vivo dalla Puglia per dire che è “sempre d’accordo con Draghi anche se non è convinto”.


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