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Profughi afgani

Tempo di lettura 4 Minuti

La guerra in Afghanistan per gli Usa e gli occidentali ha anche il colore dei soldi perduti e buttati nel nulla. Una considerazione che veniva in mente mentre il presidente Biden ieri parlava in diretta agli americani.

Se fossero stati usati soltanto in parte per fornire aiuti umanitari, senza tenere gli stivali dei militari sul terreno, oggi probabilmente il Paese offrirebbe un’immagine diversa, sicuramente meno povera e disperata, al di là delle considerazioni politiche.

NON SI POTEVA VINCERE

La guerra che non si poteva vincere, la guerra infinita, come viene definita, è costata agli Stati Uniti, dall’invasione del 7 ottobre del 2001 a oggi, 2.313 miliardi di dollari (un po’ meno del debito italiano): una cifra che si fa fatica anche solo a immaginare. Tra gli europei quelli che hanno speso di più ci sono la Gran Bretagna con 30 miliardi, la Germania con 19 miliardi di dollari e l’Italia con 8,7 miliardi di euro.

Per fare un paragone con la guerra del Vietnam, è stato calcolato che tra il 1965 e il 1974 gli Stati Uniti spesero 138,9 miliardi di dollari nel conflitto (senza tenere conto degli aggiustamenti all’inflazione). Un altro paragone possibile è quello tracciato dal Center for Strategic and Budgetary Assessments, che in un suo studio ha stimato che il costo annuale per ogni soldato impiegato nella guerra in Afghanistan sia stato pari a 1,1 milioni di dollari contro i 67mila dollari all’anno della seconda guerra mondiale e i 132mila dollari all’anno della guerra in Vietnam.

RICOSTRUZIONE FASULLA

L’aspetto più sensazionale è come sono stati bruciati i soldi per la ricostruzione del Paese e per il “nation building”, espressione pomposamente richiamata in ogni discorso ufficiale e che in realtà, come hanno dimostrato i fatti, copriva il nulla assoluto. Dall’addestramento delle truppe alla costruzione di strade, scuole e altre infrastrutture, questa “voce” ha richiesto 143 miliardi di dollari dal 2002 a oggi, secondo lo Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (Sigar). Proprio il rapporto dell’ispettore generale spiega come tanti di questi soldi e progetti siano andati in fumo _ scuole e ospedali vuoti, autostrade e dighe in rovina _ per l’incapacità del governo americano di affrontare la piaga della corruzione degli alleati afghani, da Hamid Karzai all’ultimo presidente Ashraf Ghani (fuggito negli Emirati con un gigantesco malloppo appena Kabul è caduta).

UCCISI PER SBAGLIO

Senza contare un altro aspetto finanziario spesso trascurato. In Afghanistan i soldati americani andavano con le valigie piene di dollari dai signori della guerra e casa per casa per risarcire le famiglie delle persone uccise per sbaglio. In 20 anni si calcola in 70mila le vittime civili, di cui moltissime uccise dagli americani nei raid o negli scontri, come si è visto drammaticamente in questi giorni all’aereoporto di Kabul. Gli americani quindi aprivano le borse ed elargivano biglietti verdi. A volte funzionava, a volte invece la gente si arrabbiava ancora di più: quei soldi erano la conferma delle colpe degli americani. In vent’anni di guerra la distribuzione di denaro alla popolazione in un paese sotto occupazione è diventata una strategia militare, definita con l’acronimo Maaws: Money As A Weapons System.

MA SI VIVE PIÙ A LUNGO

C’è qualche cosa da salvare? Secondo la Banca Mondiale l’aspettativa media di vita è cresciuta di otto anni, da 56 a 64 anni. La mortalità per parto si è più che dimezzata: l’indice di alfabetizzazione è schizzato dall’8 al 43 per cento; i matrimoni precoci sono diminuiti, dicono i dati dell’Onu, del 17 per cento. Almeno nelle città l’accesso all’acqua potabile è arrivato all’89 per cento rispetto al 16 di vent’anni fa.

Sempre secondo la Banca mondiale la mortalità infantile si è dimezzata, così come il numero dei bambini sottopeso. E metà della popolazione ha accesso alle cure mediche, contro il 25 per cento dell’inizio degli anni Duemila. Il Financial Times, che qualche giorno fa ha messo insieme in una serie di grafici i dati su questi miglioramenti, riporta che si contano nelle scuole 8,2 milioni di bambini in più rispetto al 2001.

SCENARIO DRAMMATICO

Cosa accadrà adesso? Il problema è che gran parte dell’economia afghana, una delle meno sviluppate al mondo, si basava sugli aiuti internazionali, già diminuiti nell’ultimo decennio e al momento congelati.

Ecco perché l’Occidente si lascia dietro una situazione drammatica. E probabilmente lo diventerà ancora di più nei prossimi mesi perché il regime talebano è a corto si soldi e quelli della Banca centrale afghana sono congelati negli Stati Uniti. Vedremo anche se la comunità internazionale, oggi ancora commossa dalle immagini di Kabul, continuerà a interessarsi degli afghani oppure se li dimenticherà, come è già accaduto molte volte


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